Ires-Cgil: 3 milioni di «irregolari»

06/03/2007
    martedì 6 marzo 2007

    Pagina 16 – Economia & Lavoro

      Il secondo mercato del lavoro:
      3 milioni di «irregolari»

      Nel 2004 cinque milioni di posti «fuori norma»
      Al Sud 20 euro di paga per una giornata in fabbrica

        di Felicia Masocco

        SECONDO MERCATO Industria, agricoltura, edilizia, terziario, dove più dove meno il mercato nero del lavoro marcia in parallelo con quello ufficiale. E diventa una palude per i lavoratori, una volta dentro fanno una fatica enorme ad uscire. Specialmente al Sud.

        «I volti del sommerso» è il filo che ha seguito l’Ires, il centro studi della Cgil, per un report che accanto alle «quantità» consegnate dall’Istat (gli ultimi dati disponibili sono fermi al 2004) ha voluto fornire un «contenuto qualitativo» attraverso i racconti di 110 lavoratori che non hanno ovviamente l’ambizione di rappresentare tutto il fenomeno, anche perché nel 2004 si sono contati 3 milioni di lavoratori irregolari e 5 milioni di posti di lavoro fuori norma.

        Balza agli occhi la permanenza nell’irregolarità. È evidentissima nell’industria. Gli intervistati hanno riferito di una permanenza nello stessa stessa posizione lavorativa e nello stesso settore senza mai riuscire a sottrarsi dalla «trappola» per l’intero ciclo lavorativo. Lavorano in media più di 9 ore al giorno, per 4 euro l’ora. Ma al Sud una giornata di lavoro può valere 20 euro. Anche nel terziario la paga oraria si aggira sui 4 euro e gli intervistati hanno dichiarato di aver cambiato lavoro numerose volte, quasi sempre in condizione di irregolarità, in quella che risulta essere la «patria» del sommerso. Almeno in termini di Pil prodotto. Nell’industria il lavoro nero è stimato al 3,8%, nell’agricoltura il tasso di irregolarità è al 18,3%, nelle costruzioni al 10,8% e nei servizi e terziario al 13,4%. Ma qui si concentra l’80% dell’economia sommersa che complessivamente vale 245,8 miliardi di euro. Ancora: il valore aggiunto sommerso raggiunge in totale il 17,7% del Pil, ma se è il 20,5% del Pil agricolo, supera il 22,1% nei servizi mentre si aggira sull’11% del Pil dell’industria. Cifre che si trasformano in ammanchi se lette dal punto di vista dell’evasione. Secondo l’Ires il valore delle imposte e dei contributi evasi si aggira tra i 106 e i 115 miliardi di euro, 40 dei quali solo per i contributi sociali. «In cinque anni di legislatura – ha spiegato il presidente Agostino Megale – si può ridurre il sommerso del 15% per circa 17 miliardi di nuove entrate. Questo potrebbe significare circa 72 mila imprese emerse con 80mila lavoratori l’anno regolarizzati».

        Alla presentazione del rapporto era presente il ministro del Lavoro Cesare Damiano che ha ricordato l’impegno del governo con norme previste già in Finanziaria. «Fino a fine gennaio – ha spiegato – grazie alle misure sulla sospensione dei cantieri nel caso si riscontri oltre il 20% del lavoro irregolare – sono stati chiusi 600 cantieri. Di questi ne sono stati riaperti il 38-40% in seguito alla regolarizzazione dei lavoratori». Qualcosa si muove, dunque. «Il 2007 si presenta come un anno decisivo nella lotta contro il lavoro nero e sommerso, con un possibile effetto moltiplicatore per il futuro», ha detto il segretario confederale Cgil Fulvio Fammoni, accennando alla classifica europea dei «paesi non virtuosi»: «Siamo agli ultimi posti, anche contando i nuovi entrati». In ballo ci sono risorse e da recuperare e diritti da garantire. E ci si gioca una gran parte della concorrenza sleale fra le imprese. Per Fammoni il contrasto al sommerso «è una tappa fondamentale della riforma del lavoro. I dati ci dicono che deregolamentare e abbassare le tutele crea solo più precariato e non emersione».