Iraq, l’Italia rischia la recessione

31/03/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
075, pag. 2 del 29/3/2003
di Luigi Berliri



Il grido d’allarme arriva da Cernobbio e rappresenta l’ipotesi peggiore tra gli scenari tratteggiati.

Iraq, l’Italia rischia la recessione

Billè (Confcommercio): il silenzio del governo crea incertezze

Se la guerra in Iraq durerà più di cinque mesi l’economia imboccherà il tunnel della recessione e i primi segnali di ripresa non arriveranno se non verso la fine del 2004. Il grido di allarme è arrivato da Cernobbio e rappresenta l’ipotesi peggiore tra i tre scenari tratteggiati dalla Confcommercio per misurare l’impatto sull’economia italiana del conflitto in Iraq arrivato ieri al nono giorno. Lo scenario più grave è quello di una guerra che si protrae per sei mesi ed oltre. Il pil nell’anno in corso accuserebbe in tal caso una flessione dello 0,6% con una contrazione dei consumi dello 0,4% rispetto all’anno scorso.

Le quotazioni del greggio, secondo il centro studi Confcommercio, supererebbero abbondantemente i 50 dollari al barile e il prezzo della benzina schizzerebbe oltre 1,5 euro al litro. Un conflitto così lungo e conseguente recessione internazionale determinerebbe anche un drastico calo dell’export italiano con effetti negativi sull’occupazione dell’industria e sui redditi. La ripresa economica a livello internazionale si materializzerebbe solo verso la fine del 2004. L’impennata del prezzo del greggio avrebbe effetti pesanti anche sull’inflazione che viene stimata al 3,5% nella media d’anno ma con un tendenziale a fine 2003 che arriverebbe al 4,5%. Lo scenario meno allarmante disegnato dalla Confcommercio si basa su un conflitto che duri tra le 6 e le 10 settimane. ´L’impatto sul clima di fiducia dei consumatori’, ha detto il presidente Sergio Billè, ´resterebbe contenuto e a fine anno il pil segnerebbe una crescita dello 0,7% scontando soprattutto gli effetti del rallentamento ciclico ereditato dall’anno precedente con un trend dei consumi in aumento dello 0,5%’. Di qui l’appello di Billè al governo: ´sarebbe opportuno che il governo cominciasse a dirci qualcosa sia sullo stato attuale della nostra economia, sia sulle sue possibili prospettive in presenza di un conflitto che certamente è destinato a durare ancora e a lasciare il segno’, ha detto Billè. ´Il perdurare di questo silenzio’, ha incalzato, ´rischia di accentuare le incertezze degli operatori e di tutto il mercato’.

Il presidente di Confcommercio ha quindi proposto la sua ricetta anticrisi, articolata in 5 punti: misure a favore del rilancio dei consumi; una congrua defiscalizzazione dei prodotti da petrolio, se subiranno forti rincari; misure a favore dell’occupazione soprattutto in settori come il turismo; un’accelerazione della realizzazione di infrastrutture e, ultima ma non meno importante, la riforma federalista. A stretto giro è arrivata la risposta del governo. A fornirla è stato il ministro per gli affari regionali, Enrico La Loggia. ´Mi auguro’, ha detto, ´che la guerra sia quanto più breve possibile e che quindi gli scenari più drastici ipotizzati nella ricerca di Confcommercio possano essere molto attenuati e non compromettano il trend di sviluppo sul quale stiamo puntando molto per la ripresa economica del nostro paese. E a proposito di una possibile revisione delle stime di crescita del pil, La Loggia ha ribadito: ´Mi sembra prematuro. Verifichiamo come evolve la situazione di qui a qualche tempo e quali possono essere le conseguenze del conflitto in Iraq’. E il ministro del welfare, Roberto Maroni, ha aggiunto: ´Il governo è pronto a fare la sua parte per intervenire contro il rallentamento dei consumi dopo aver valutato lo sviluppo della guerra in Iraq e l’impatto che questa potrà avere in maniera più definita. Come intervenire’, ha specificato, ´dipenderà dall’evolversi della situazione in Iraq. Occorre avviare interventi commisurati alla necessità. D’altra parte’, ha fatto notare ancora Maroni, ´già all’indomani dell’11 settembre sono stati adottati interventi. Il governo ha una strategia, ha avviato riforme, un programma che comunque non può essere modificato ogni giorno’. A contestare le scelte del governo per fronteggiare la frenata dell’economia conseguente alla guerra in Iraq sono state bocciate dal responsabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani, secondo cui è necessario che l’esecutivo rilanci la concertazione, prenda delle misure per stimolare i consumi e trovi dei meccanismi per compensare l’aumento dei prezzi della benzina. ´Di crisi’, ha detto Bersani, ´ne abbiamo viste parecchie, anche di peggio. Ma in questo caso il dottore ci preoccupa più del malato’.