“Iraq 3″ Una lunga trattativa sull’entità del riscatto

29/09/2004


            mercoledì 29 settembre 2004

            retroscena

            SCARTATA L’IPOTESI DEL BLITZ DEI COMMANDO USA, IL GIORNALE KUWAITIANO «AL RAI AL AAM»: PAGATI CINQUE MILIONI DI DOLLARI
            Una lunga trattativa sull’entità del riscatto
            Troppi i «contatti», quale scegliere? Poi un personaggio chiamato il
            «kuwaitiano» ha fatto sentire la voce delle ragazze sul suo satellitare


            Francesco Grignetti


            ROMA
            LA grande paura s’è consumata nella notte, la paura di essere a un passo dalla soluzione e vederla svanire ancora una volta. Da Baghdad, gli uomini del Sismi erano perennemente al telefono con Roma. Come ha poi detto Silvio Berlusconi nei suoi interventi alle Camere, «ci si sono presentate due strade confliggenti». A dirla meglio, erano due intermediari diversi e c’era da scegliere a quale affidarsi. Perché è chiaro che il governo italiano aveva accettato di pagare un riscatto. Ma c’era il pericolo di affidare i soldi alla persona sbagliata. Perdendo il malloppo e anche la vita delle prigioniere.


            In verità, poi, le «strade» che si erano presentate al governo erano addirittura tre. C’era anche l’ipotesi di un blitz dei commando americani. Ma quest’ultima è caduta presto. Sempre per stare alle parole del premier: «L’abbiamo accantonata perché è stata considerata troppo rischiosa».


            Via alla trattativa, dunque. Dietro la parola ovviamente va letto «riscatto». Che sia stata pagata una bella cifra, in più tranche, a Roma non lo nega nessuno. Alì al Roz, direttore del giornale kuwaitiano «Al Rai al Aam», sostiene che l’importo finale è stato di un milione di dollari. «La richiesta iniziale era di cinque milioni, scesa a un milione dopo la trattativa. La metà, cinquecentomila dollari, è stata pagata due giorni fa dal mediatore all’atto di verificare che le ragazze erano vive. Il resto alla consegna. Come avevamo scritto nei giorni scorsi, d’altronde. Visto che non sbagliavamo?».


            La disponibilità degli italiani a pagare il riscatto, insomma, c’era. Ma come? A chi? Attraverso quale intermediario? Le ipotesi intorno a cui s’è giocata la scelta finale, in lunghi conciliaboli tra il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, il direttore del Sismi Nicolò Pollari, e il commissario straordinario della Croce Rossa Italiana Maurizio Scelli, ruotavano tra due possibili intermediari tra i tanti, tantissimi, che sono stati di volta in volta contattati, sperimentati, scartati. «Un lungo paziente lavoro di scrematura», lo definiscono quelli dell’intelligence. Quanti fossero, i sedicenti intermediari, li ha contati Berlusconi stesso: sedici.


            Alla fine, erano rimasti soltanto in due. Uno, detto «il kuwaitiano» (non perché la persona venisse da Kuwait City, ma perché era quella la filiera da cui era venuto fuori) che si è poi rivelato il canale giusto. L’altro, «l’interlocutore», che per qualche tempo è sembrato un canale promettente, ma alla fine s’è rivelato fasullo.


            La scelta, appunto, è maturata nella notte di lunedì. Dopo che «il kuwaitiano» aveva dato la tanto attesa prova che le due Simone erano in vita. Ed era una prova davvero inequivocabile: la voce di una delle Simone al telefono, il satellitare del mediatore, che diceva a Scelli: «Stiamo bene».


            A quel punto è stato chiaro: era lui l’uomo giusto. Si poteva procedere con la trattativa. Sul prezzo, innanzitutto. Ma anche sulle modalità della liberazione. Sulle garanzie che le sequestrate sarebbero state restituite anche dopo aver incassato il riscatto. Il direttore del giornale «Al Rai al Aam» anche ieri ha potuto raccontare alcuni dettagli inediti su questa vicenda: «Il mediatore è un capo tribù dell’area di Baghdad. E’ stato lui ad andare nel covo della banda dove ha potuto vedere le ragazze e verificare che fossero vive».


            I tempi a quel punto si sono fatti stretti, concitati. Non c’era più da perdere un minuto. La trattativa andava conclusa velocemente e le ragazze portate in salvo, prima che qualche imprevisto facesse saltare il lieto fine.


            Sì, c’era poco da attendere. Tanto più che era ormai chiaro anche l’identikit del gruppo. Niente politica o religione, solo business. Un gruppo pseudopolitico, di area sunnita, scollegato dalla insurrezione nazionalista o islamista, che ha a sua disposizione un braccio militare composto da ex militari della Guardia repubblicana e da ex agenti del servizio segreto di Saddam. Una squadraccia del passato regime, insomma, riconvertitasi alla delinquenza. D’altra parte già la scelta di rapire delle donne lasciava pensare a un gruppo laico più che religioso. Ma il caos iracheno è tale che non si poteva escludere un colpo di scena, l’irruzione sulla scena di qualche altro gruppo, un passaggio di mano.


            Mentre procedevano le trattative, però, l’intelligence della Coalizione ha individuato il gruppo dei sequestratori e anche il luogo dove presumibilmente le due italiane (la ragazza irachena Manhaz ha raccontato al presidente di Intersos, Nino Sergi, di essere stata separata dalle due Simone e di averle riviste solo ieri pomeriggio) erano tenute in ostaggio.


            Facile immaginare come gli 007 fossero arrivati a identificare il covo e i sequestratori. Grazie a un insieme di indicazioni: alcune giunte al Sismi da informatori locali, altre dai servizi segreti dei paesi arabi confinanti (vedi la particolare menzione di Berlusconi per la Giordania), altre ancora dalle tecnologie eccezionali di cui dispongono gli americani. Un passo alla volta era stata delimitata l’area. Con il satellite-spia si era arrivati fino all’ultimo passo: l’indirizzo del covo.
            E’ stato a quel punto che sul tavolo s’è aperta l’opzione militare. Gli americani si sono detti disponibili a intervenire. Qualcuno ha persino pensato d’inviare degli specialisti dall’Italia. Ma le perplessità erano immense. Organizzare un’irruzione? Era davvero l’ultima carta da giocare. Palazzo Chigi ha deciso: meglio procedere con le trattative. Con il riscatto. E così è stato.