“Io, infiltrata nel cuore segreto di Wal-Mart”

21/12/2009

In una piovosa mattina di dicembre, poco dopo le nove, gli impiegati del Wal-Mart Store 5476 si sono dati appuntamento nel reparto di articoli elettronici e si sono disposti in cerchio. Il grande magazzino aperto 24 ore su 24 era ancora tranquillo e soltanto pochi clienti si aggiravano spingendo i carrelli tra i corridori degli addobbi natalizi e delle scatole dei tosta-strudel. All’improvviso il silenzio è stato spezzato dalla voce di una quarantina di commessi che all’unisono hanno gridato: «Buongiorno Vickie!». Tutti i loro occhi si sono rivolti verso il vicedirettore Vickie Smith, hanno battuto le mani due volte, hanno pestato i piedi in terra due volte e compiuto altri gesti in coordinazione. È così iniziato un meeting di una decina circa di minuti che si svolge tre volte al giorno, all’inizio di ogni turno, e non soltanto in questo Wal-Mart sulla Cooper Street a Deptford, ma in ogni altro Wal-Mart della nazione. Stiamo parlando di 12.600 meeting che si svolgono in 4.200 grandi magazzini. All’inizio sembrava un meeting come tanti altri di tante altre aziende, ma poi i commessi e i dipendenti hanno iniziato a esprimere elogi ad alta voce, e a lodarsi a vicenda, per aver compiuto il miracolo di sistemare sugli scaffali la bellezza di 5.000 confezioni varie durante la notte. Dopo altri veloci riti e gesti in coordinazione, hanno ripetuto la sequenza ritmata con le mani e i piedi, gridando questa volta: “Buongiorno Stephanie”. Vestita con la stessa polo aziendale, al pari di ogni altro dipendente, ero lì in vesti di giornalista e la mia presenza non era una sorpresa per nessuno: parecchi mesi prima avevo chiesto ai vertici della società Wal-Mart di Bentonville in Arkansas il permesso di lavorare in una delle loro filiali, riuscendo a ottenere per due volte una visita guidata a un centro desiderio particolare per le feste: toccare con mano in che modo la più importante catena distributiva degli Usa — in grado di movimentare oltre 5,5 miliardi di prodotti l’anno scorso — riesca a riempire senza soluzione di continuità i suoi scaffali nel periodo degli acquisti più frenetici dell’anno. La logistica è uno dei punti forti di Wal-Mart, considerato leader di settore: in media un autista dei camion Wal-Mart macina oltre 161mila chilometri l’anno, l’equivalente di quattro giri della Terra. Deptford è una cittadina operaia alla periferia di Filadelfia. Nello Store 5476 lavorano 425 addetti e i camion da tre a sette volte al giorno vi scaricano pressoché di tutto. I dipendenti che riempiono gli scaffali di solito entrano in azione durante il turno di notte, che qui è dalle 22 alle 7. L’incarico non è affatto semplice: spesso infatti capita di dover aprire e sistemare la merce contenuta anche in 5.200
scatoloni. Naturalmente, non appena esposti, i prodotti riempiono i carrelli dei clienti e sono prontamente sostituiti con altri in continuazione, mentre i controllori e i manager con un palmare speciale detto Telxon provvedono a effettuare altri ordini. Grazie a questo sistema i negozi Wal-Mart sono riforniti in continuazione dei prodotti più importanti. Se un manager può arrivare a stipendi di sei cifre, il dipendente medio di Wal-Mart che lavora a tempo pieno in New Jersey guadagna 11.93 dollari l’ora (un paio di dollari in meno di chi lavora in un negozio al dettaglio) e lavora 34 ore alla settimana. Di ritorno a New York ho chiamato il vicedirettore del reparto di prodotti elettronici dello Store 5476 che in mia presenza aveva attivato sul suo iPhone la funzione contapassi. Quel giorno lavorando ne aveva fatti 9.000, ovvero otto chilometri. Niente male! Anzi, come dicono da Wal-Mart: “Wow-wow!"