«Io compro equosolidale»: il boom dell´altra economia

06/09/2004


            lunedì 6 settembre 2004

            Pagina 22 – Cronaca

            CONSUMI ETICI

            «Io compro equosolidale» il boom dell´altra economia

            Un mercato che ha un tasso di crescita a due, tre cifre. E che adesso vuole uscire dalle nicchie per "fare sistema"
            È partito da commercio, artigianato, agricoltura, turismo. Ora entrano nel giro anche banche e assicurazioni

            DAL NOSTRO INVIATO
            GIANCARLO MOLA

            PARMA – I tassi di crescita sono a due – spesso tre – cifre. L´offerta aumenta a dismisura, dal commercio all´agricoltura, dal turismo all´artigianato. Fino al cuore del capitalismo occidentale: le banche e le assicurazioni. Si può acquistare quasi tutto ormai, sul mercato dell´economia etica. Un´economia fatta di nicchie che vogliono smettere di esserlo, di consumatori che chiedono merce diversa. E di piccole imprese che hanno deciso di lanciare la sfida ai giganti del profitto. Mettendosi insieme e imparando a «fare sistema».

            A spiegare il boom c´è la grande voglia di economia "responsabile" degli italiani. Un sondaggio di Lorien Consulting rivela che un consumatore su tre ha fatto, in sei mesi, almeno un acquisto "etico". Una domanda che ha avuto l´effetto inevitabile di ampliare l´offerta.

            Non c´è più solo il commercio equosolidale. Ci sono i fondi d´investimento, per esempio. I risparmiatori vogliono sapere che fine fanno i soldi, se vengono prestati alle cooperative sociali o alle multinazionali del commercio di armi. La finanza etica risponde a questa esigenza. «La forza di progetti come quello di Banca etica – spiega il direttore dell´Associazione finanza etica Marco Gallicani – non sta solo nella destinazione dei fondi. È fondamentale dare ai risparmiatori anche la possibilità, di decidere attivamente quali iniziative finanziare». Ma anche le banche tradizionali si sono accorte dell´aria nuova. E hanno messo sul mercato prodotti finanziari che escludono finanziamenti a business eticamente discutibili. Il volume della raccolta annua del settore è così lievitato a 11 miliardi di euro.

            Il ciclone non risparmia neanche le assicurazioni, da anni in crisi di fiducia. Il Consorzio assicurativo etico e solidale, operativo dal 2003 viaggia a un ritmo di crescita del 30% l´anno. «Ci sono imprese sociali che le compagnie ignorano, ci sono persone, come i disabili, il cui rischio di infortunio è considerato non assicurabile. Noi siamo nati per questo anche se abbiamo polizze, come l´Rc auto, destinate a tutti», dice il presidente Gianni Fortunati. «Adesso però vogliamo crescere e diventare una compagnia vera e propria».
            Desiderio diffuso, quello di fare il salto di qualità. Che vuol dire soprattutto creare sinergie. Non è un caso che centinaia di realtà – spesso locali – si siano date appuntamento qui a Parma. In una città ancora sconvolta dal crac Parmalat, la campagna Sbilanciamoci ha promosso un forum che ha fatto da contraltare al meeting di Cernobbio. «Stiamo crescendo – spiega il coordinatore Giulio Marcon – ma adesso chiediamo alle istituzioni di prenderci sul serio, mettendo in atto politiche pubbliche che agevolino l´altra economia. Allo stesso tempo, invitiamo i soggetti che sono già al lavoro a unire le forze».

            Gli esperimenti sono già partiti. A Torino è nato il primo distretto di economia solidale: imprese non profit e associazioni hanno stretto un accordo per permettere ai "consumatori critici" di accedere a tutti i prodotti disponibili. In molte città sono state stampate le Pagine arcobaleno, risposta "etica" alle Pagine gialle. E a Roma il progetto di una «città dell´altra economia» è stato finanziato dal comune con quattro milioni di euro. Quanto basta per capire che parlare di nicchia diventa ogni giorno più difficile.