Invasioni di campo – di Enrico De Mita

08/07/2002




Domenica 07 Luglio 2002

Invasioni di campo

di Enrico De Mita

Occorre riflettere sulle conseguenze politiche che si profilano in ordine al patto sottoscritto dal Governo e dalle parti sociali. Anzi, come è stato osservato, le conseguenze di tale patto saranno soprattutto politiche, e riguarderanno sia i rapporti tra Governo e opposizione, sia gli orientamenti interni al Centro-sinistra. L’accordo fra Governo e parti sociali può essere l’inizio di un nuovo rapporto fra Governo e Parlamento in ordine alla politica economica e istituzionale, oppure l’avvio di una ulteriore divaricazione che porterebbe sempre più l’opposizione in piazza al di fuori delle sedi istituzionali.

Gli strumenti di questa tendenza sono lo sciopero e il referendum minacciati da una parte del sindacato, mentre altri referendum vengono annunciati rispetto ad altre leggi come quella sul conflitto di interessi. In ordine allo sciopero è responsabilità dei sindacati proclamarlo, e la classe politica fa bene a non intervenire su un terreno che non è suo. Ma ciò vale a condizione che anche il sindacato non intervenga su un terreno che non è suo. Non tocca infatti alla classe politica interloquire nei rapporti fra le diverse organizzazioni sindacali. Ma d’altra parte non tocca al sindacato interloquire nei rapporti fra le forze politiche. Quando un sindacato, come fa la Cgil, proclama simultaneamente sciopero e referendum e chiama a raccolta le diverse forze politiche, quasi per guidarle nella loro strategia politica in tutta la sua dimensione, le regole del gioco democratico sono fatalmente alterate. Tutto il contrario di quando Di Vittorio, convocato da De Gasperi per la tensione sociale del Paese, gli rispondeva dicendogli di occuparsi del Governo, ché alla piazza ci avrebbe pensato lui. Non so quanto il patto fra Governo e forze sociali risponda alle esigenze oggettive della politica economica: i pareri sono discordi, e anche osservatori autorevoli sono sul punto molto cauti. Sciopero e referendum sono diritti costituzionali. Ma è l’improprietà del loro impiego congiunto che preoccupa, soprattutto quando il loro accoppiamento diventa uno strumento che non solo sembra alterare la funzione del sindacato, ma il ruolo stesso del Parlamento. Che mezzo Parlamento si lasci trascinare fuori della sua sede propria, ritenendo che la sola arma che gli rimane è un insieme di referendum che avrebbero come oggetto l’intera azione del Governo, non solo è discutibile dal punto di vista della correttezza istituzionale, ma non è per niente saggio dal punto di vista della lungimiranza politica. Se il Parlamento viene abbandonato dall’opposizione, anche la maggioranza ne potrebbe fare a meno!