Introduzione S. Daneri, Napoli 22/09/2000

CONVEGNO CGIL
"PORTI TURISTICI NEL MEZZOGIORNO"
NAPOLI 22 SETTEMBRE 2000

Introduzione di S. Daneri, Dipartimento Ambiente e Territorio CGIL Nazionale

PORTI TURISTICI: UNA OCCASIONE DI SVILUPPO PER IL SUD

Abbiamo organizzato questo convegno sul tema dei porti turistici nel mezzogiorno perché riteniamo che il potenziamento e la qualificazione dell’offerta di posti barca siano fattori determinanti per lo sviluppo del turismo nautico nelle regioni meridionali.
La realizzazione di nuovi porti turistici in territori con le caratteristiche ambientali, culturali del nostro mezzogiorno, comporta una crescita dell’occupazione in settori importanti direttamente o indirettamente collegati al mondo della nautica da diporto.
Non va trascurato il fatto che in quelle zone dove esistono risorse ambientali e culturali di un certo interesse e una viabilità stradale non migliorabile, la creazione di un nuovo porto o un più produttivo utilizzo di porti già esistenti, rappresentano una importante via d’accesso al territorio.
La costruzione di un porto turistico in città grandi o in piccoli centri, oltre a risultati economici ed occupazionali non trascurabili, produce anche un diverso rapporto mare-città

Siamo impegnati nei confronti aperti con il governi nazionale e regionali ad affermare tutte le occasioni di sviluppo che possano garantire maggiore benessere e occupazione, in particolare nelle zone meridionali dove la carenza di infrastrutture e di servizi ha rappresentato una delle principali cause di rallentamento della crescita economica e occupazionale.
Nel corso dei decenni trascorsi la nostra organizzazione si è battuta, contro nemici esterni e interni al sindacato, affinché si abbandonasse la politica dell’assistenza che ha impoverito le enormi risorse umane, materiali, imprenditoriali del sud, e si affermasse la politica delle opportunità e delle occasioni di sviluppo che stimola l’imprenditorialità e crea posti di lavoro stabili e produttivi.
La crescita dell’offerta di posti barca è un’opportunità. Occorre saperla cogliere.
Le bellezze naturali, le ricchezze umane, culturali e ambientali del sud d’Italia, in gran parte non sufficientemente valorizzate, costituiscono un patrimonio unico affinché l’aumento di posti barca e la qualificazione dei servizi all’utenza nautica consentano al mezzogiorno, e con esso all’intero paese di competere con gli altri paesi nordeuropei e mediterranei.

LA SITUAZIONE ATTUALE DELLA NAUTICA DA DIPORTO
I dati contenuti nel materiale distribuito ai partecipanti al convegno di oggi sono incompleti, ma più che sufficienti a dimostrare i pesanti ritardi che l’Italia ha accumulato nei confronti degli altri paesi europei nel settore della nautica e nelle infrastrutture indispensabili alla diffusione del turismo nautico e delle attività varie legate al mare.
Nel nostro paese ci sono 10 posti barca per chilometro di costa contro i 52 della Francia. Un italiano su 70 possiede una barca, mentre in Francia o in Inghilterra il rapporto è di un possessore di barca ogni 15 abitanti, nei paesi scandinavi addirittura il rapporto scende ad una barca ogni sette abitanti.
Non vogliamo riprendere gli altri dati presentati che pure si prestano a interessanti considerazioni, per dire che la tesi secondo cui lo sviluppo della nautica può essere bloccato dalla mancanza di posti barca ha un suo fondamento.
L’industria delle costruzioni nautiche esporta il 70% della produzione, mentre la carenza di posti barca induce molti italiani a tenere la loro barca in altri paesi del mediterraneo, e scoraggia potenziali utenti che rinunciano all’acquisto di una barca perché non sanno dove tenerla.
Analizzando la quantità di posti barca e la qualità dei servizi offerti nelle regioni settentrionali e in quelle meridionali si può costatare che al nord ci sono più porti turistici ed è più alto il livello dei servizi.
Per questa ragione, il ritardo dell’Italia rispetto agli altri paesi europei nel settore del turismo nautico, va recuperato nei prossimi anni indirizzando prioritariamente al sud le energie istituzionali, finanziarie, imprenditoriali e sociali.

CONDIZIONI FAVOREVOLI ALLA PROMOZIONE DEL DIPORTO E DEL TURISMO NAUTICO

Se le istituzioni, gli investitori privati, le parti sociali lavoreranno per promuovere il diporto e il turismo nautico si potranno ottenere notevoli risultati per la presenza concomitante in questa fase della storia del nostro paese, di fattori non congiunturali che possono agevolare lo sviluppo del settore:
- La situazione economica favorevole che sta attraversando il paese, di là della propaganda elettorale, si presenta stabile. E’ prevedibile un aumento degli investimenti e dei consumi interni.
- Il Sud sta rispondendo bene alla crescita economica al pari d’altre zone del paese in termini d’aumento di reddito e di vivacità imprenditoriale.
- si registra, ormai da anni, una crescente passione per le attività sportive legate al mare, in primo luogo la vela.
- soprattutto è definitivamente superata la concezione secondo la quale la nautica da diporto appartiene ad interessi produttivi, sportivi e ricreativi di una minoranza. In realtà, chi ha avuto qualche rapporto con il mare, sa che la passione per la navigazione e per attività sportive come la pesca o la vela, è un patrimonio appartenuto sempre a tutte le classi sociali. Il progresso economico degli ultimi decenni ha permesso di coltivare tale passione ad un numero sempre più elevato di cittadini.
Questo mutamento di rapporto tra il mondo del turismo nautico e società, e un approccio meno ideologico e più europeo con i problemi del settore, hanno avuto come risultato una serie di provvedimenti amministrativi e legislativi adottati dagli ultimi governi, con i quali si è superata la penalizzante legislazione che ha scoraggiato per molto tempo l’acquisto e l’uso di un’imbarcazione. Lo snellimento delle procedure amministrative ha permesso, inoltre, di rendere relativamente breve il periodo che intercorre tra la presentazione del progetto e la realizzazione di un porto turistico.
Alla luce di queste considerazioni, ci sembra di poter affermare che oggi, più di ieri, esistono le condizioni favorevoli per programmare e realizzare la crescita economica e occupazionale del turismo nautico.
Le comunicazioni che saranno svolte dal Dott. Massimo Provinciali del Ministero dei Trasporti e dall’Ing. Paolo Vitelli presidente UCINA, si spera siano di conforto a queste affermazioni e nel contempo diano indicazioni per raggiungere ulteriori risultati in materia.

GLI ORIENTAMENTI DELLA C.G.I.L.

La situazione attuale dei porti turistici nel mezzogiorno si può così schematizzare:
- Una mancanza di strutture in gran parte delle regioni: il risultato è che molte decine di miglia di costa sono sprovviste d’approdi;
- La carenza di servizi (acqua, elettricità, servizi igienici e di ristorazione, riparazione e manutenzione) in una percentuale elevata di porti e approdi esistenti;
- Un orientamento da parte di molti comuni ad elaborare e presentare progetti di porti turistici, utilizzando i fondi europei, completamente sganciati da qualsiasi programmazione di sviluppo del settore e del territorio.

Noi pensiamo che questa situazione vada modificata rapidamente.

Siamo però convinti che il processo di sviluppo e qualificazione dei porti turistici non si possa determinare in modo spontaneo, ma essere il frutto di una programmazione basata su una profonda conoscenza del settore e delle sue probabili evoluzioni, e sulle potenzialità turistiche delle località candidate ad essere sedi di porti.

Pensare che la scarsa offerta di posti barca sia sufficiente a rendere produttivo qualsiasi porto turistico s’intenda realizzare, è un errore già commesso che è bene non ripetere.

Riteniamo improduttivo, inoltre, che in una regione o nell’ambito di un bacino di turismo nautico vengano realizzati più porti tutti con le stesse caratteristiche, che si rivolgono tutti allo stesso tipo di utenza.

Detto ciò offriamo alla discussione alcuni orientamenti generali che riportiamo schematicamente qui di seguito:

- E’ indispensabile che un porto turistico non sia l’unico, ma uno dei fattori di sviluppo di un’area, ed interagisca con la valorizzazione culturale, ambientale, turistica, del territorio in cui è realizzato;
- Il porto deve essere parte di un contesto territoriale capace di offrire servizi, cultura, divertimento, bellezze naturali. Soprattutto esso deve essere facilmente raggiungibile, quindi, ben collegato con le grandi vie di comunicazione stradali, ferroviarie e aeree.
- Va privilegiato l’utilizzo a fini turistici di porti commerciali o pescherecci che hanno praticamente esaurito la funzione originaria. Questi porti sono parte integrante di contesti urbani ricchi di risorse, richiedono investimenti molto più contenuti di quelli necessari alla realizzazione di una nuova struttura, non determinano nessun nuovo impatto ambientale.
- Il porto turistico è un’iniziativa imprenditoriale. Quindi come tale, deve remunerare il denaro investito, anche quando l’investimento è costituito in parte o totalmente da denaro pubblico.

Ma soprattutto è fondamentale creare un circuito regionale, interregionale, meridionale di porti turistici con il quale offrire un integrato e funzionale sistema di servizi all’utenza.
In questo quadro ci sembra un utile riferimento la ricerca realizzata da un gruppo di lavoro del Censis in cui si avanza l’esigenza di operare una distinzione tra porti destinati a servire una utenza prevalentemente stanziale, porti di transito e semplici approdi.
Per l’utenza stanziale vanno previsti porti di grandi dimensioni, con elevata accessibilità e in grado di assicurare tutti i servizi che il diportista richiede in modo permanente.
I porti di transito vanno collocati dove il territorio riesce ad organizzare una offerta culturale interessante. Essi devono fornire servizi di qualità a chi si ferma per un periodo di tempo anche breve, e soprattutto disporre di fondali adeguati a barche di elevate dimensioni.
I punti d’ormeggio devono garantire soprattutto la sicurezza e essere collocati in luoghi dove il contesto paesaggistico è determinante.
Anche volendo evitare classificazioni troppo schematiche, è fuori di dubbio che le diverse caratteristiche urbane, paesaggistiche, culturali, ambientali di un territorio che s’intende promuovere in un circuito turistico, richiedono strutture portuali con differenti funzioni.

QUANTITA’ E QUALITA’ DEI SERVIZI

L’organizzazione di una serie di porti che offrono servizi diversificati, va incontro inoltre alle variegate esigenze dell’utenza nautica che gravita all’interno di un bacino.
Il livello di servizi va misurato a seconda delle funzioni prevalenti di un porto.
Ma è bene riaffermare che la concorrenza con altri paesi del Mediterraneo che hanno compiuto già da tempo la scelta di puntare sul turismo nautico, si gioca in gran parte sui servizi che il porto e l’entroterra riescono a fornire.
Oggi lo sviluppo dell’informatica e della telematica permette di offrire una quantità e una qualità d’informazioni e di servizi in generale, fino a poco tempo fa impensabili, e a costi ragionevoli.
Pertanto la realizzazione di nuovi porti e la riorganizzazione dei porti e degli approdi esistenti dovranno considerare il sistema dei servizi come la carta vincente. Quindi, nessun tipo di porto o approdo dovrà essere sprovvisto di servizi base, come oggi avviene per circa il 30% dei porti turistici meridionali.

DISTINZIONE DI RUOLI E CONVERGENZE TRA PUBBLICO E PRIVATO

Un altro aspetto di particolare importanza riguarda il raccordo tra la parte pubblica e il privato. Le sfere di competenza sono distinte.

La parte pubblica ha la funzione di programmare, indirizzare e sostenere gli investimenti che portano più servizi e maggiore sviluppo economico e sociale come nel caso dei porti turistici.

La realizzazione e la gestione delle infrastrutture è compito dei privati, anche quando nell’investimento c’è un concorso di denaro pubblico.

In base alle esperienze in corso, nella sfera d’intervento dei privati, è bene distinguere tra la figura dell’imprenditore realizzatore delle opere e l’imprenditore gestore della struttura.
Troppo spesso l’investimento immobiliare realizzato in un porto ha reso di secondaria importanza la qualità della gestione. Il costruttore e il gestore sono mestieri diversi con finalità differenti, e richiedono capacità imprenditoriali di diverso tipo.

Ma il pubblico e il privato, pur avendo compiti distinti, devono convergere ed interagire. Ed è bene che ciò avvenga nel momento in cui l’opera programmata entra nella fase del progetto e del finanziamento del progetto stesso. Realizzare una convergenza ampia e convinta su un progetto tra tutti i soggetti interessati, garantisce tempi di realizzazione più veloci.
Tra il materiale distribuito abbiamo inserito una copia del Contratto d’Area Torrese-Stabiese perché ci sembra il documento più significativo di tante parole. All’interno di un progetto di riconversione di un’area interessata da un processo di deindustrializzazione è prevista, fra le altre iniziative, la realizzazione di un porto turistico di 1000 posti barca. La collocazione geografica, il rapporto con l’entroterra, la sinergia con altre attività commerciali, artigianali e industriali, garantiscono un numero elevato di occupati, il risanamento di zona segnata da grave degrado ambientale contribuendo allo sviluppo complessivo dell’area interessata. Quindi la Programmazione negoziata è uno strumento con il quale coordinare e mettere in moto, in tempi brevi, idee di sviluppo e impegni dei diversi soggetti che sotoscrivono gli accordi.

LE REGIONI E LA PROGRAMMAZIONE

L’insieme delle condizioni necessarie ad intraprendere uno sviluppo qualificato e destinato a durare nel lungo periodo richiede un’attenzione e un lavoro di pianificazione e programmazione da parte degli Enti Locali e delle regioni superiori a quelli fino ad oggi espressi.
Le regioni hanno ormai tutti i poteri e le capacità per riordinare la materia e programmare uno sviluppo della portualità turistica.
Meno della metà delle regioni italiane si sono dotate di Piani per lo sviluppo della nautica da diporto. La maggior parte di questi piani non ha le caratteristiche di reali strumenti di pianificazione, e in più manca anche il minimo collegamento tra loro.
Occorre che tutte le regioni con il contributo degli Enti Locali:
- Definiscano i confini territoriali dei bacini in cui potenziare il turismo nautico, che a nostro avviso possono per lo più coincidere con i territori regionali;
- Programmino un sistema integrato di porti, che parta dall’esistente ma individui siti ove realizzare nuove strutture e scoraggi altre iniziative di corto respiro che possano essere intraprese;
- Decidano quali porti commerciali o pescherecci possano essere convertiti in strutture per il turismo nautico;
- Individuino i canali finanziari pubblici e privati già disponibili o da acquisire;
- Prevedano una serie d’interventi di svilupp compiuti nei Piani;
- Raccordino le linee di sviluppo del turismo nautico con i programmi più generali del settore turistico così da creare dei veri e propri sistemi d’ospitalità nell’organizzazione turistica del territorio.
- Istituiscano e promuovano con il Ministero dell’Ambiente le aree marine protette in coordinamento con l’attività di sviluppo della portualità turistica.
La realizzazione di una rete nazionale di porti turistici in grado di competere con altri paesi del mediterraneo deve vedere partecipe anche il governo nazionale con un’azione di indirizzo e coordinamento e delle politiche regionali.

IL RUOLO DEL GOVERNO

Il Governo deve elaborazione un Piano nazionale di sviluppo del diporto e del turismo nautico che raccolga tutti i dati conoscitivi di base ancora non noti, e contenga linee d’indirizzo precise. Sappiamo che il Ministero dei Trasporti, più di un anno fa, ha avviato un lavoro preliminare al Piano Nazionale, ma il cammino si è interrotto. Chiediamo al Ministro dei Trasporti di dare seguito a quella giusta scelta e di definire le linee strategiche sulle quali muoverci nei prossimi anni.
Al Ministro dei Trasporti diciamo inoltre che la complessità e l’importanza presente e futura del settore, la necessità di colmare in tempi brevi un deficit di conoscenze, l’opportunità d’avere strumenti di coordinamento di tutte le iniziative che saranno promosse e delle scelte industriali e creditizie, rendono indispensabile l’istituzione di un Osservatorio permanente sul turismo nautico.
L’Osservatorio, che a nostro avviso dovrà essere composto in primo luogo dalle regioni e dai soggetti economici e sociali con competenze specifiche nel settore, dovrà diventare uno strumento di consultazione e di sostegno alle scelte regionali e governative.
(Ministero dell’Ambiente)
Abbiamo perso abbastanza tempo. I prossimi dieci anni sono lo scenario temporale credibile entro cui il nostro paese, in particolare il mezzogiorno, si doti di una moderna, efficiente, rete di porti e migliori la sua offerta turistica più complessiva.

Uno sviluppo del turismo nautico e il conseguente incremento dell’offerta di posti barca in tutto il meridione, porta nuova occupazione nei servizi, nel commercio e nei settori industriali e artigianali collegati alla nautica.
Occorre supportare le iniziative con una adeguata promozione, una mirata formazione professionale per giovani che vogliono costituire imprese fornitrici di servizi o di gestione dei porti turistici.
Sviluppo Italia ha scelto il settore del turismo come uno dei principali terreni d’impegno. Questo convegno offre l’occasione al Presidente Ing. Umberto Di Capua di esporre quale contributo la società è in grado di dare in questa direzione a livello nazionale e regionale.

IL SINDACATO

La CGIL confederale e le categorie di lavoratori interessate sono pronte a fare la loro parte nelle regioni e a livello nazionale.

Il convegno d’oggi apre una fase d’impegno costante del sindacato per lo sviluppo del settore.
Perciò le conclusioni che Paolo Nerozzi della Segreteria Nazionale della CGIL trarrà a conclusione dei nostri lavori, saranno oggetto di confronto con CISL e UIL.
L’impegno che prendiamo è di mettere lo sviluppo del turismo nautico al centro dei confronti già aperti con gli Enti Locali e le regioni.
Chiederemo Piani di settore alle regioni che non lo hanno ancora presentato ed entreremo nel merito dei Piani già approvati in passato.
Il governo deve proseguire con decisione sulla strada dell’impegno legislativo e amministrativo a sostegno di una sempre maggiore diffusione della nautica da diporto.
Il Piano nazionale e l’istituzione dell’Osservatorio permanente sono due strumenti funzionali a quest’obiettivo.

Nel corso della preparazione di quest’iniziativa, abbiamo riscontrato un interesse comune a tutti i soggetti interessati a misurarsi in tempi brevi con la fase di realizzazione.
L’auspicio che formuliamo è che i risultati di questo convegno e le azioni che seguiranno vadano decisamente in questa direzione.