Introdurre le «gabbie salariali»? Esistono già

29/10/2001


Carriere&Lavoro




STIPENDI/ Indagine territoriale sulle retribuzioni degli italiani: il Sud oggi prende il 3 in meno rispetto al Nord-Ovest

Introdurre le «gabbie salariali»? Esistono già



U n terreno di battaglia imminente tra governo e sindacati sarà molto probabilmente quello delle «gabbie salariali». Il «Libro bianco» sul mercato del lavoro, presentato all inizio del mese dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, parla infatti della possibilità di introdurre una differenziazione salariale tra Nord e Sud. Secondo il ministro leghista del Welfare, Roberto Maroni, pagare un po meno i meridionali sarebbe un modo per favorire l occupazione in un area che sconta tassi medi di disoccupazione intorno al . Da parte loro i sindacati, con in testa la Cgil, gridano no pasaran a ogni intento di introdurre stipendi territorialmente differenziati. Ma la guerra delle gabbie, ancorché annunciata, sarà anche una guerra giusta?
Se i contendenti fossero più informati, tutto il quadro di contrasto cambierebbe, visto che, in Italia, le gabbie salariali esistono già . Lo dimostra una ricerca per aree geografiche a partire dal « ° Rapporto sulle retribuzioni in Italia», realizzato dalla società di consulenza Od&M in collaborazione con Corriere Lavoro , che analizza gli stipendi di 365 mila persone, una banca dati immensa, accumulata sul sito www.quantomipagano.com accessibile anche dal portale del lavoro del Corriere della Sera : www.corriere.it/lavoro .
Il primo risultato di sintesi evidenzia infatti le differenziazioni esistenti: mettendo assieme tutte le categorie lavorative del settore privato, chi sta nel Nord Ovest d Italia guadagna esattamente il 3 in più 67,44 milioni di lire lorde annue contro 5 ,87 milioni di chi lavora nel Sud e Isole.
Lo stipendio di un meridionale, del resto, è in svantaggio anche rispetto ai suoi colleghi di ogni altra zona del Paese: al Centro si guadagna il 9,9 in più, mentre nel Nord Est , terra ricca di lavoro ma avara di stipendi, la maggiorazione retributiva s abbassa al ,6 .
La scomposizione per province, realizzata su zone rappresentative del Sud e del Nord, fa capire ancor meglio dove abitino i lavoratori salarialmente più poveri. Così si scopre che il record negativo appartiene alla provincia di Napoli , superata di pochissimo nella classifica delle maglie nere dai baresi, che guadagnano solo lo ,8 in più. Sensibilmente meglio stanno invece i palermitani, che vantano il 5,4 di stipendio annuo in più dei napoletani. Il Nord Est sparagnino dei padovani va ancora un po meglio »7,8 , mentre scattano decisamente in avanti due province del profondo nord occidentale, Torino » 3, e Milano che brucia tutti con il 8,5 in più.
Le nostre spontanee gabbie salariali sono del resto più o meno accentuate a seconda del comparto economico. Il Sud e le Isole, anche da questo punto di vista, fanno da fanalini di coda rispetto al resto d Italia. Con un’unica eccezione, quella del settore Legno e arredamento, dove i lavoratori del Mezzogiorno riescono a guadagnare l ,6 in più che nel risparmioso Nord Est, forse perché le retribuzioni sono trainate dal successo del distretto pugliese dei divani.
Le maggiori differenze di stipendio tra Settentrione e Meridione, comunque, si registrano in comparti ben individuati. Fatta la retribuzione di Sud e Isole, risalta un » 6 ,9 di distacco per chi lavora nel settore Agricoltura-ambiente nel Nord Est, zona altrimenti restia ad aprire le borse per pagare i lavoratori, ma stranamente generosa in questo comparto. Per il resto lo svantaggio maggiore del Mezzogiorno è quasi sempre nei confronti dell Italia nord occidentale, che si avvantaggia addirittura di un buon 6 ,8 di retribuzione nel Tessile e di un 5 , nei Pubblici esercizi e Fast food. Meno tristi per il gap salariale possono essere invece gli assistenti di volo e i bancari meridionali, che devono scontare solo un handicap attorno al – rispetto al resto d Italia.
Il fatto di essere un operaio piuttosto che un impiegato, o un quadro, o un dirigente, non offre del resto quasi nessun vantaggio nel differenziale retributivo sofferto dai lavoratori del Sud. Operai e impiegati settentrionali, infatti, ancora una volta guadagnano di più nel Nord Ovest, seguiti da quelli del Centro, del Nord Est e del Sud e Isole, con un massimo vantaggio retributivo pari al 7,7 . Più o meno nella stessa situazione di vantaggio si trova un dirigente «nordista» rispetto a uno «sudista», che porta a casa uno stipendio superiore del 6 . Un po inferiore, invece, è lo scarto per i lavoratori di professionalità e responsabilità intermedie: i quadri del Nord guadagnano «solo» il in più di quelli del Mezzogiorno.
In un tale quadro di svantaggio retributivo generalizzato, chi ribalta, in senso relativo, le sorti salariali del Sud, sono, inaspettatamente, le donne . Ciò non vuol dire, tuttavia, che le donne meridionali guadagnino di più delle loro colleghe di altre parti del Paese. Si tratta invece di una sorta di maggior «femminismo» dei datori di lavoro del Sud, nel senso che, proprio nel Mezzogiorno, il gap retributivo tra uomini e donne è meno accentuato. A fronte, infatti, di donne settentrionali che guadagnano dal 7,6 al 3 , in meno dei colleghi maschi della stessa zona, quelle del Centro segnano un handicap del 6,9 e, nel Sud e nelle Isole, un distacco ancora minore, «solo» del 4,8 .
La consolazione, però, è un po’ troppo magra, visto che, comunque, le donne meridionali guadagnano, in media, ,6 milioni di lire lordi in meno l anno rispetto a quelle nord occidentali.
di ENZO RIBONI