Intorno a lui lavora un pool di «cervelli»

03/10/2002





retroscena
Roberto Giovannini

(Del 3/10/2002 Sezione: Interni Pag. 10)
IL FUTURO: RIBADITO IL NO A FASSINO, «PER ORA NIENTE POLITICA ATTIVA»
Intorno a lui lavora un pool di «cervelli»
La Fondazione elaborerà le strategie economiche della sinistra

          MILANO
          FORSE saranno pochi a crederci, ma in questa bella mattinata di sole il primo obiettivo del quadro della Pirelli Sergio Cofferati – che, molto emozionato, supera la cancellata del complesso di viale Sarca – è quello di cercare di fare il suo lavoro in azienda nel modo migliore possibile. Una scelta obbligata, per uno che da sempre ci tiene a fare le cose per bene, che si tratti di chiudere una trattativa sindacale o di organizzare una manifestazione con un milione e mezzo di persone. Anche per questo, nei giorni scorsi, Cofferati ha risposto picche alla proposta del segretario dei Ds Piero Fassino di entrare a far parte della «cabina di regia» dell´Ulivo. Una scelta che naturalmente non ha motivazioni soltanto «personali» e «professionali». Premesso che partecipare alla «cabina di regia» di questo traballante Ulivo non è certo una opportunità particolarmente attraente, di questi tempi, l´ex numero uno della Cgil ha replicato alle argomentazioni di Fassino con un ragionamento di più ampio respiro. Intanto, come detto, c´è la necessità di svolgere bene il lavoro alla Pirelli, che non può essere una semplice «fase di attesa». Poi, un ipotetico passaggio diretto da un´esperienza sindacale a un ruolo politico rappresenterebbe un danno per la Cgil. Ma soprattutto – ha detto Cofferati a Fassino – per legittimare questo ruolo politico è necessaria una «consacrazione» congressuale, una consultazione, un voto: altrimenti è pura e semplice cooptazione. Che non va bene, non è accettabile. Ciò non vuol dire che questo (non breve, prevede) periodo alla Pirelli sarà per Cofferati un abbandono dell´impegno politico. Il tentativo sarà «inventare» una forma diversa di impegno politico, costruendo un rapporto non virtuale con i partiti e i movimenti. Un approccio «minimalista», ma che ha grandi ambizioni. «Se solo riuscissi a convincere cento persone – ha confidato ai suoi amici Cofferati – che la politica può essere davvero impegno al servizio delle persone e della comunità, e non necessariamente interesse personale e di parte, questa sarà una scommessa vinta». E quindi, lavorare, «come fanno tutti». E insieme, fare militanza politica – dialogando con i laici, ma anche con il mondo cattolico, sui temi della pace e dei diritti – battendo a tappeto il Nord del paese. Una opzione «geografica», visto che Cofferati vive a Milano. Ma anche il tentativo, spiega, di riconquistare alla sinistra con le idee e con le proposte un territorio che è decisivo, elettoralmente e socialmente. Poi c´è la Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Il presidente Cofferati, con il ricco elenco di studiosi e di personalità che fin qui è riuscito ad arruolare, ha annunciato che l´asse dell´elaborazione della «Di Vittorio» sarà il tema della democrazia. Un tema che verrà declinato (col gruppo coordinato dall´economista Marcello Messori) sul versante economico: democrazia economica dal basso, nei rapporti tra lavoratore e azienda, tra sindacato e impresa, e democrazia economica «planetaria»: la globalizzazione e i suoi effetti, il governo mondiale dell´economia, l´assetto e i poteri delle istituzioni sovrannazionali. L´altro asse della ricerca (coordinato da Alberto Asor Rosa) sarà la democrazia politica e sociale. Per la sinistra, ragiona Cofferati, il problema della democrazia è il problema fondamentale: il rapporto partito-sindacato, partito-girotondi, partito-no global. A maggior ragione quando il centrodestra che governa ha scelto la strada di cancellare tutte le forme di mediazione e di rappresentanza degli interessi sociali, attraverso un rapporto definito «plebiscitario» tra premier e cittadino. Cofferati si dice contrario a ogni ritorno a un sistema elettorale proporzionalistico, e pensa che il sistema uninominale vada mantenuto e semmai rafforzato. Ma è fondamentale un adeguamento delle forme istituzionali e dei meccanismi di partecipazione democratica, evitando – ad esempio – di innestare su una realtà incerta e debole il presidenzialismo, senza contestualmente accompagnare la riforma con la creazione di meccanismi di controllo e di «contrappeso». Come del resto avviene negli Stati Uniti, dove i poteri del Presidente vedono una limitazione nel ruolo della Corte Suprema e nei poteri del Congresso. E risolvendo in modo corretto la delicatissima questione del rapporto tra magistratura e potere politico.