Intesa sindacati-imprese: E la libera scelta di chi lavora?

18/02/2005

    venerdì 18 febbraio 2005

    EDITORIALE

    TFR
    Intesa sindacati-imprese
    E la libera scelta di chi lavora?

      Il ministro Maroni l’ha salutata come la miglior notizia della giornata. In effetti, l’avviso comune in materia di Tfr tra confederazioni sindacali e Confindustria, Confcommercio e Confartigianato sblocca uno scontro durato anni. E fa compiere un passo verso il decollo del secondo pilastro previdenziale, in assenza del quale la riforma delle pensioni è monca e inesistente. Si può considerare l’accordo di ieri comunque un bene rispetto al nulla, ed è questa la posizione di Maroni e del governo che vedono sbloccarsi l’attuazione della delega. Ma dal punto di vista di chi crede nell’individuo e nel mercato, non è così.

      L’accordo per la destinazione del tfr si basa sul fatto che sarà la contrattazione collettiva a individuare i fondi più adeguati al comparto produttivo e a determinare i flussi di finanziamento. A preventive intese tra datori di lavoro e sindacati sarebbe delegata sia la scelta del fondo cui far affluire il Tfr del lavoratore in caso il contratto non individui un’unica forma previdenziale, sia le regole sulla ”portabilità” dei contributi in caso di trasferimento delle posizioni previdenziali dei lavoratori. Dal nostro punto di vista è un’intesa troppo restrittiva su entrambi i punti: le imprese e i sindacati stanno difendendo ciascuno il proprio ruolo collettivo, ma alla libertà del singolo lavoratore chi ci pensa? La destinazione del tfr a scopo previdenziale deve essere affidato il meno possibile a fondi decisi in forma preventiva da imprese e sindacati, e il più possibile invece a tutti gli strumenti finanziari che fossero preferiti dal singolo lavoratore. Con diritto di assoluta traslabilità e portabilità del tfr in altri fondi.

      Diciamo di più: a fianco dell’utilizzo a fini previdenziali complementari, il lavoratore dovrebbe essere posto davanti alla libera scelta di poter monetizzare subito il tfr in più salario: sia per la quota maturata annualmente, che per lo stock già accumulato dall’impresa in cui si lavora. Quella sarebbe una bella intesa riformista e liberale, aperta sia al rilancio dei consumi attraverso maggior liquidità, sia a una libera maggior tutela individuale del proprio futuro pensionistico.