“Intervista” Volontè (Udc): «La linea dura non ci piace, utile porre la fiducia»

14/03/2002
La Stampa web








(Del 14/3/2002 Sezione: Economia Pag. 8)
IL CAPOGRUPPO DELL´UDC ALLA CAMERA CRITICO CON L´ESECUTIVO: IL PERIODO DEI CENTO GIORNI E´ FINITO DA TEMPO
«La linea dura non ci piace, utile porre la fiducia»
Volontè incalza il governo: sulla legge delega bisogna poter votare con serenità

ROMA LA linea dura sull´articolo 18 non ci piace, ma Berlusconi ha chiesto ai partiti di maggioranza un´apertura di fiducia e noi siamo disposti a dargliela. A questo punto, però, per consentirci di votare con animo tranquillo il governo dovrebbe porre la fiducia sull´articolo 10 della nuova delega sul lavoro, quello che conterrà le deroghe all´articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Un voto di fiducia lo daremmo senza alcun problema». Luca Volontè, capogruppo dell´Udc alla Camera e da sempre sostenitore dell´opportunità di uno stralcio dell´articolo 18 dalla delega sul lavoro è rassegnato, e cerca un rimedio per digerire prima possibile il boccone amaro che lo aspetta.

Onorevole Volontè, sta ancora provando a convincere il ministro Maroni a presentare una proposta di delega digeribile per la Cisl e la Uil?

«Beh, nelle ultime quarantott´ore avrò lasciato alla segreteria del ministro Maroni una trentina di messaggi, ma non si è mai fatto vivo».

Lei ha lavorato per tenere aperta la porta almeno ai rapporti con la Cisl e la Uil. Ora si aspetta il peggio?

«Sì, credo che oggi al Consiglio dei Ministri Maroni proporrà la conferma di alcune ipotesi di deroga all´articolo 18, del resto questa è la linea emersa dal vertice. Vedremo il testo, ma a questo punto non mi faccio illusioni».

I sindacati nel frattempo si stanno ricompattando. La Uil ha chiesto a Cisl e Cgil una segreteria unitaria per decidere uno sciopero generale comune...

«Era un rischio che tutti temevano e che oggi sta divenendo realtà. Per mesi abbiamo sostenuto una linea che appoggiava le posizioni non ideologiche della Cisl e della Uil, ma non siamo stati ascoltati».

C´è ancora spazio secondo lei per un accordo che soddisfi Cisl e Uil?

«Non mi risulta che Maroni abbia avuto ieri contatti con i due sindacati, quindi….»

Si va allo scontro che voi non volete?

«Finché non arrivano le decisioni, gli spazi esistono. Speriamo nella provvidenza. Noi, comunque, continueremo a lavorare fino all´ultimo minuto perché questi spazi restino aperti e non vengano chiusi».

Ha sentito altri suoi colleghi della maggioranza?

«No. Ho parlato con il ministro Alemanno, che ha chiesto una profonda revisione della delega, per esprimergli il mio apprezzamento».

Nel vertice di lunedì anche i centristi hanno appoggiato la linea dura. Perché oggi lei chiede al governo di porre la fiducia?

«Nei partiti che lo sostengono, oltre che nello stesso governo, esistono posizioni e sensibilità differenti sulle tematiche sociali. L´accordo scaturito dal vertice di maggioranza dell´altra notte non è per noi soddisfacente, lo appoggiamo, ma questo richiede un grande sforzo di fiducia nei confronti dell´esecutivo. Per noi, come altre forze dei partiti di maggioranza, sarebbe più facile a questo punto esprimere un voto di fiducia al governo».

Chiederete al governo anche una verifica sulla tenuta della maggioranza?

«Non c´è bisogno, le nostre posizioni sono chiare e non da oggi. Il governo oggi deciderà e si prenderà tutte le sue responsabilità. E´ una grande scommessa dire che con la riforma dell´articolo 18 arriveranno centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro. Sarebbe il caso di impegnare tutta la maggioranza con un voto di fiducia».

Ieri il governo è stato battuto sul Ddl per le infrastrutture e lei lo ha criticato anche per il metodo di lavoro con il Parlamento.

«Ho chiesto tre volte in nove mesi una verifica, una riflessione sul modo di coinvolgimento del Parlamento nell´approvazione dei provvedimenti. Ora non lo faccio più, sarei pedante. Ma i risultati, come l´incidente di oggi, sono sotto gli occhi di tutti».

Per quanto tempo siete ancora disposti ad andare avanti così?

«Per ora andiamo avanti, ma è chiaro che se in futuro il Parlamento non sarà coinvolto in modo appropriato, i parlamentari si prenderanno tutte le loro responsabilità. Il governo deve capire che il periodo dei 100 giorni è finito»,

m. sen.


 

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