“Intervista” Visco: Tagliare le tasse prima alle famiglie

04/04/2007
    martedì 4 aprile 2007

    Pagina 11 – Primo Piano

    Intervista a Vincenzo Visco

    La parola «tesoretto» è deprimente

      «Tagliare le tasse? Prima alle famiglie»

        Visco: Draghi parla di pressione fiscale record, ma siamo in linea con la Ue Più serietà sul tesoretto, i partiti evitino di fare come nella Finanziaria

          Sergio Rizzo

            ROMA – «Disdicevole». È l’aggettivo che Vincenzo Visco usa per definire il film che sta andando in onda da quando si è scoperto il «tesoretto» dei conti pubblici. Scene che il viceministro dell’Economia con delega alle Finanze non esita a paragonare a quella di «dieci cani intorno all’osso» che ognuno cerca di strappare all’altro. Confessando di trovare la parola stessa (tesoretto) «deprimente».

            Non sarebbe più deprimente se quei soldi non ci fossero?

            «Mica li abbiamo trovati per strada».

            Per il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo bisogna dire grazie alla crescita e alle imprese.

            «La crescita economica è stata del 3,7% nominale. Al netto delle una tantum l’incremento delle entrate è stato dell’8,8%. Questo andamento non si spiega solo con la crescita. Dai dati si vede che le imprese hanno dato esattamente in proporzione all’aumento del gettito».

            Cioè non è merito loro?

            «Anche i più scettici adesso cominciano a dire che forse è pure conseguenza del recupero dell’evasione. Lo sostiene pure la Banca d’Italia in relazione all’Iva. E non capisco perché non abbia fatto la stessa affermazione per le altre imposte: l’Iva è la madre del gettito».

            Allora è tutto merito suo?

            «No. Però per una decina di miliardi di maggior incasso il merito è certamente dell’azione del governo. C’è stato un rimbalzo rispetto al comportamento stratificatosi negli anni precedenti con i condoni fiscali. I contribuenti dichiaravano poco perché poi sapevano che sarebbe arrivata la sanatoria. Quando è stata eliminata la programmazione fiscale hanno ricominciato a pagare come nel 2000. Lo chieda a qualsiasi commercialista».

            Mario Draghi dice che la pressione fiscale in Italia è troppo elevata.

            «Ora è lievemente più alta della media europea. Se prendiamo i Paesi paragonabili all’Italia, siamo lì».

            Ma grava su meno contribuenti.

            «Questo è il punto. Perciò è sbagliato porre la questione in termini generici di pressione fiscale mentre è giusto dire che le tasse, per chi le paga, sono alte, e che andrebbero possibilmente ridotte».

            Quando e come?

            «La riduzione delle imposte sul reddito delle persone fisiche e delle società dovrà essere progressiva, con l’abbassamento delle aliquote e allargando la base imponibile per mantenere il gettito. È chiaro che le famiglie devono avere la precedenza sulle imprese, che hanno già avuto la loro parte. Naturalmente con tempi e modi adeguati».

            Il governatore di Bankitalia dice che il taglio delle tasse è la prima cosa da fare.

            «Draghi dice: sono entrati dei soldi in più, se li dovete usare tagliate le tasse. A me va benissimo, basta che però si creino le condizioni per non ricominciare la solita ubriacatura».

            Che cosa intende?

            «Siamo un Paese schizofrenico, che non ha mai voluto fare fino in fondo i conti con la realtà. Dobbiamo smettere di oscillare come ubriachi fra crisi finanziaria e risanamento. L’Italia ha un debito pubblico altissimo e fino a ieri aveva il bilancio sfondato, con un disavanzo superiore al 4% del Prodotto interno lordo. Di fronte a questo dato c’è sempre stata una rimozione della responsabilità. Tutti chiedono meno tasse e più spese».

            Le elezioni incombono.

            «Se la politica è succube di ogni onda non si va da nessuna parte. La classe dirigente si chiama tale perché deve assumersi le responsabilità di decidere. Dovremmo stappare lo champagne perché siamo stati capaci, per fortuna o bravura, a fare in sei mesi ciò che avremmo dovuto fare in tre anni. Stabilizziamo il risanamento e andiamo avanti, invece di fare come dieci cani intorno all’osso…».

            Dipende da quanto è grande l’osso.

            «Mi preoccupa che la maggioranza si comporti come durante la Finanziaria. Partiti, singoli deputati, ministri, sottosegretari, ognuno avanza richieste. Credo invece che il governo dovrà prendere decisioni organiche e ben meditate».

            Il presidente della Camera Fausto Bertinotti dice che il tesoretto va dato ai lavoratori e ai pensionati.

            «È una possibilità. E comunque ogni intervento andrebbe fatto con riduzioni di imposta a favore dei soggetti meritevoli, piuttosto che con incrementi di spesa. Ma non sono soltanto i politici a chiedere. Il sindacato vuole recuperare sul fronte del reddito quello che è andato perduto nei cinque anni del governo Berlusconi. Un obiettivo certamente strategico, ma che non si può raggiungere in un paio di mesi. La Confindustria invece ritiene che siano da privilegiare le imprese… Tuttavia il destino del "tesoretto" non mi sembra la cosa più importante».
            Ma se non si parla che di quello.
            «La priorità è stabilizzare il bilancio in modo permanente. Credo che ci siano margini per ridurre la spesa primaria, la cui incidenza sul Pil nei cinque anni di Berlusconi è salita di 2,5 punti. Bisogna abbattere il debito, riformare e modernizzare la pubblica amministrazione, liberarci una volta per tutte del problema delle pensioni, che sta diventando un tormentone come la scala mobile».
            Sembra facile…
            «La legge che prevede l’adeguamento dei coefficienti contributivi, è, come dice la parola, una legge. O la norma si cambia o va applicata. Se non si cambia chi non la applica potrebbe persino incorrere nel danno erariale».
            Cioè il governo.
            «L’adeguamento dei coefficienti doveva farlo Roberto Maroni nel 2005».

            Vuole scherzare?

            «Soltanto spiegare che al tavolo di confronto con le parti sociali ognuno deve assumersi le proprie responsabilità».

            Giudica responsabile aver fatto saltare, due mesi prima delle elezioni, l’aliquota unica sulle rendite finanziarie?

            «La parte più importante del provvedimento resta in vita. L’aliquota unica la faremo appena possibile. Se non altro ciò che è successo dimostra che il condizionamento della sinistra radicale non è poi così forte».