“Intervista” Visco: «I commercianti scoprono gli inganni di Berlusconi»

07/05/2002

 Intervista a: Vincenzo Visco
       
 



Intervista
a cura di

Bianca Di Giovanni
 

06.05.2002
"I commercianti scoprono gli inganni di Berlusconi"

Meno tasse per tutti stavolta dal 2003. E non solo: un Pese più moderno grazie all’opera riformatrice del centro-destra. Dal podio della Confartigianato i toni di Silvio Berlusconi restano quelli pre-elettorali. In effetti le consultazioni amministrative sono alle porte: c’è bisogno di infuocare gli animi. Così, via alla delega fiscale, oggi in arrivo alla Camera. Via alla Bossi-Fini sull’immigrazione. Via ancora alle promesse. Ma mentre l’interminabile spot elettorale va in onda, il Paese frena. I consumi sono al «ground zero», denuncia Sergio Billè in un intervento su Nens (www.nens.it). Le tasse aumentano (quelle locali), i ticket sanitari costano di più. Il potere d’acquisto è minacciato da un’inflazione che ha rialzato la testa. Insomma, si è davvero vicini ad una svolta, o ci si impantana nelle sabbie mobili? Lo chiediamo a Vincenzo Visco, deputato ds nonché ex ministro del Tesoro.
La denuncia di Billè è forte. Come mai i consumi non riprendono?

«I consumi seguono l’andamento del reddito, dell’economia. In questa prima fase dell’anno l’economia è stata sostanzialmente stagnante. Ci sono accenni di ripresa e forse le cose andranno meglio nella seconda metà dell’anno. Inoltre c’è una situazione di incertezza legata anche agli effetti del change-over (il passaggio all’euro, ndr), che in Italia sono più negativi che in altri Paesi. La fase dell’introduzione dell’euro è stata gestita abbastanza male, così i prezzi sono aumentati molto. Non solo l’aumento medio dell’inflazione in Italia è superiore a quella europea, ma i prezzi degli alimentari, cioè dei beni di largo consumo, sono aumentati a tassi elevatissimi. Ma nell’intervento di Billè c’è qualcosa di più».
Cosa?

«Non è la prima volta che il presidente dei commercianti dice queste cose. La sua categoria si aspettava immediate riduzioni di tasse ed il rilancio della domanda. Questo non è avvenuto perché non poteva avvenire, siamo sempre alle solite. Promesse impossibili da mantenute».
Cosa dovrebbe fare il governo per sostenere i consumi?

«Se riprende il reddito, riprendono anche i consumi. Quando si discusse la Finanziara noi proponemmo al posto della Tremonti una riduzione per un anno dell’Iva, e quello avrebbe potuto aiutare. Ma si tratta di fattori più strutturali, più di fondo. Le cose non ripartono a comando. Certo, con meno imposte sui consumi si può fare qualcosa. Senza contare che c’è un forte elemento di incertezza, sia sul piano nazionale che internazionale».
Eppure il governo continua a ripetere che grazie alla nuova stabilità politica ci si può permettere più fiducia.


«Ma la gente vede che i conti pubblici vanno male, quindi a livello di aspettative sa che se si crea un buco nel bilancio questo dovrà essere compensato. Da questo punto di vista le promesse di Berlusconi stanno appese per aria. Bisognerà vedere se ci saranno le risorse o meno».

Billè si preoccupa anche del clima creato dalla questione articolo 18. Anche questo ha un effetto sui consumi?

«Se c’è tensione sociale è chiaro che l’economia ne risente. Di questo sono preoccupati tutti e farebbe bene a valutarlo anche il governo».
Berlusconi continua a promettere meno tasse dal 2003. Per lei è davvero impossibile?

«Dipende da quello che vogliono fare, da quanto vogliono ridurre, da tutte le altre promesse fatte. Ci sono priorità di varia natura. Bisogna vedere cosa vogliono fare per gli ammortizzatori sociali o per la scuola. Hanno una quantità di leggi senza copertura, un esempio per tutti è il pubblico impiego. Nel frattempo giocano con il bilancio dello Stato contando su coperture una tantum che sono anche quelle discutibili. Dunque, è tutto da vedere. Quello che stanno facendo adesso è un forcing propagandistico in relazione alle elezioni. Quindi diranno che riducono le tasse, faranno approvare da un ramo del Parlamento la delega fiscale, cercheranno di far approvare anche la legge sull’immigrazione, hanno rilanciato le opere pubbliche, ma sempre a livello di propaganda».
Insomma, la promessa è analoga a quella fatta un anno fa?

«Certo non si sa come va a finire il 2002, figuriamoci il 2003 anno in cui il governo vorrebbe raggiungere il pareggio».
Finora, comunque, sono solo aumentate le tasse locali.

«Questo incide molto sui consumi, oltre al fatto che i soldi che noi avevamo destinato alla riduzione fiscale sono stati destinati ad altro. Noi avevamo avviato un programma di riduzioni fiscali scadenzato nel tempo che è stato sospeso dal governo. Comunque non c’è neanche una vera emergenza consumi».
Quanto alla delega fiscale, oggi arriva alla Camera dove l’opposizione sarà dura.

«Le caratteristiche sono purtroppo note: la legge pone serissimi problemi di copertura che viene rinviata alle Finanziarie, cosa che non si può fare con i decreti delegati. Quanto al merito, c’è un altro slogan propagandistico quando si dice che la riduzione fiscale inizierà dai più poveri e si fanno circolare tabelle abbastanza improbabili. In realtà a regime viene fuori una incredibile redistribuzione di reddito a favore dei più ricchi, una cosa mai vista prima, sia sull’Irpef sia sull’imposizione sui redditi da capitale».
Se manca la copertura potrebbe essere bloccata dal presidente della Repubblica?

«Penso proprio di sì, ma non conosco le valutazioni del Quirinale in proposito».