“Intervista” Visco: giusta l’autonomia del sindacato ma la nostra iniziativa non si ferma lì

26/06/2002

26 giugno 2002



L’INTERVISTA

Visco: giusta l’autonomia del sindacato ma la nostra iniziativa non si ferma lì

      ROMA – «Nella riunione della direzione Ds di lunedì è stato un errore proporre quell’ordine del giorno e insistere per metterlo in votazione. Non era opportuno per un partito che rappresenta la sinistra italiana prendere una posizione a favore di un sindacato e contraria alle altre confederazioni». L’ex ministro Vincenzo Visco commenta così la bocciatura del documento pro Cgil. E teme che le polemiche interne alla Quercia finiscano per oscurare l’aspetto principale della vicenda legata all’articolo 18. «Ho paura che alcuni sindacati finiscano per fare accordi sbagliati, cadano nella trappola».
      Sta parlando di quello che Cofferati chiama «patto scellerato»?
      «Al di là degli aggettivi, temo che finiscano per avallare la riforma fiscale di Berlusconi presentata a rate. La prima tranche dà qualche spicciolo ai lavoratori a basso reddito, ma in verità quella riforma opererà una massiccia redistribuzione di reddito a favori di ceti che non sono certo rappresentati dal sindacato».

      Ma lei crede che sia ancora possibile resuscitare l’unità sindacale? Oppure dopo il bipolarismo politico è arrivata l’ora del bipolarismo sindacale?

      «Non esiste nessun Paese al mondo in cui il sindacato sia organico alla destra. In Italia poi ci sono sempre state diversità di strategia tra le confederazioni, ma gli interessi che rappresentano sono tendenzialmente omogenei. La novità è che il governo sta cercando di inaugurare una stagione neocorporativa, gestendo il rapporto con i corpi intermedi uno per uno con accordi settoriali. E’ la politica del carciofo più o meno rivisitata. Ma i conti pubblici vanno male e Cisl-Uil rischiano di fare accordi oggi e di trovarsi domani davanti a interventi su previdenza e scuola. Per questo fino all’ultimo è lecito coltivare la speranza che la trappola non scatti».

      Torniamo ai problemi della sinistra. I Ds devono sempre coprire le posizioni della Cgil?

      «Non c’è alcun dubbio che dopo aver riconosciuto l’autonomia del sindacato anche il partito abbia diritto alla sua. In Italia la tradizione non ha visto nascere un partito laburista ad opera dei sindacati, la vicenda è stata un’altra. E poi la nuova società è così articolata che un partito non può ridurre la sua iniziativa e vincolarla».

      La Cgil ha presentato un corposo pacchetto di iniziative: due leggi di iniziativa popolare e due referendum abrogativi. Lo condivide?

      «Non conosco le proposte nel merito, so però che come Ulivo abbiamo presentato nostre elaborazioni sul mercato del lavoro e nuove tutele. Se vogliamo più flessibilità dobbiamo ridurre la precarietà».
      «L’Ulivo ha fatto già dei miracoli nel risanare il Paese e portarlo nell’euro. Alcuni problemi sono rimasti aperti anche perché a un certo punto della legislatura i governi di centrosinistra sono diventati molto deboli».

      Cofferati a giorni lascerà la Cgil e continuerà, seppur a modo suo, a far politica dentro la sinistra. Cosa accadrà?

      «Giudico naturale e positivo che Sergio lo faccia. E’ stato un leader sindacale, è iscritto ai Ds, avrà anche in futuro un ruolo rilevante. Insomma arricchirà il gruppo dirigente al di là del fatto che potrà avere posizioni che altri non condividono».

      Non teme che si apra una dura competizione per la leadership nella sinistra?

      «La competizione c’è sempre e comunque. In qualsiasi struttura organizzata».


      Dario Di Vico


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