“Intervista” Visco: Finanziaria vuota a rischio imboscate

28/10/2002

          lunedì 28 ottobre 2002 pag.7

          «Non è vero che le difficoltà di oggi derivino solo dalla crisi
          internazionale. Siamo davanti a una manfrina, si cerca di
          dare senso a una cosa che non ne ha»
          ‘‘
          L’ex ministro del Tesoro boccia senza appello la manovra che
          arriverà la prossima settimana all’esame dell’aula. «Sono
          tutti pronti a impallinarla»
          ‘‘
          Finanziaria vuota a rischio imboscate
          Visco: questo testo è poco più di un tappabuchi, Tremonti dovrebbe guardarsi dalla sua stessa maggioranza

          Qualche passo verso Confindustria verrà fatto, ma bisogna vedere quale: sono
          moltissime le partite aperte Il debito aumenta: ci troviamo in presenza di
          un peggioramento strutturale dei nostri conti
          ‘‘ ‘‘

          Bianca Di Giovanni

          ROMA «Tutti aspettano questa Finanziaria
          per impallinarla. Tremonti dovrebbe
          preoccuparsi della sua stessa maggioranza».
          Vincenzo Visco non esclude la fiducia
          per un testo che sarà «poco più di un
          tappabuchi». Non fa sconti, l’ex ministro,
          al suo successore, tornato ieri a parlare
          in una intervista al Corriere della
          Sera dopo un lungo periodo di silenzio.
          Per Visco non è vero che le difficoltà di
          oggi derivano solo dalla crisi internazionale,
          non è vero che il Patto di Stabilità
          vada letto come lo legge Tremonti, non
          è vero infine quello che l’attuale ministro
          racconta sulla «necessità di varare il decreto
          fiscale».
          Insomma, le due visioni non si incrociano mai.
          «Difficile interloquire con una persona
          che gioca sempre con carte truccate – spiega
          Visco – che non accetta mai un discorso sulla
          realtà, che quando c’è una cosa spiacevole
          sposta sempre l’argomento. Leggo sempre con
          attenzione le cose che dice, ma non le prendo
          mai sul serio».
          Anche la Finanziaria di protezione sociale –
          così la definisce Tremonti – non è da prendere
          sul serio?
          «Si sta facendo una manfrina, c’è il
          tentativo di dare un senso ad un testo privo
          di senso. Per la verità la Finanziaria è caratterizzata
          da una totale mancanza di risorse.
          È basata su riduzioni di spesa improbabili
          e su una serie di misure una tantum.
          Già questo crea incertezza e difficoltà: la gente
          non si fida, si aspetta manovre successive, è
          spaventata perché gli organismi internazionali
          criticano duramente la politica economica del
          governo».
          Ma gli sgravi Irpef ci sono.
          «A parte il fatto che si continuano a fare
          operazioni senza avere soldi. Comunque
          bisogna valutare l’effetto sulle famiglie.
          Questi sgravi in realtà andranno a
          recuperare in parte l’inflazione, soprattutti
          a livello dei redditi più bassi. Sottolineo
          che il livello dei prezzi dipende soprattutto
          dall’inazione del governo, basti vedere
          come a parità di tassi di crescita ridotti
          gli altri Paesi hanno tassi di inflazione
          che sono meno della metà del nostro. Per
          i cittadini sarebbe stato molto meglio tenere
          sotto controllo i prezzi, ma il governo
          non ha fatto niente per controllare il
          change-over, non ha fatto niente sulle
          liberalizzazioni. Inoltre pesano gli aumenti
          contrattuali, che saranno molto difficili
          da ottenere».
          Tutto c’è meno che protezione sociale
          in questo momento…
          «La cosa mi sembra enfatica. Da non
          dimenticare la crisi industriale della Fiat,
          in cui ci sono decine di migliaia di lavoratori
          (comprendendo anche l’indotto)
          che vivono una situazione di grande incertezza.
          Anche di questa cosa il governo
          si occupa poco e male».
          Oggi Tremonti appare intenzionato
          a ricucire gli strappi. Ci riuscirà
          con Confindustria e sindacati?
          «A Confindustria di fatto ha dato
          una marcia indietro sul decreto fiscale,
          che a questo punto non si sa più che cifre
          effettivamente potrà fornire. Questo è il
          risultato di un braccio di ferro molto
          forte in cui il ministro era la parte debole.
          Tant’è che gli ultimi decreti che il
          governo ha fatto (quello fiscale e il cosiddetto
          taglia-spese) sono stati svuotati dal
          Parlamento. Vuol dire che c’è un atteggiamento
          della maggioranza molto critico
          nei confronti del ministro, il quale si è
          dovuto in qualche modo adattare».
          Tremonti spiega il decreto come
          una necessità ineludibile di fronte
          a chi non paga le tasse.
          «La verità è che il ministro ha sbaglia-
          to le previsioni. Ha supposto che il gettito
          sulle società crescesse secondo i tassi
          da lui previsti della crescita dell’economia.
          Quindi da un lato c’è stata una crescita
          più bassa, dall’altro i profitti sono
          calati vista la fase di rallentamento economico.
          C’è stata la riduzione delle esportazioni,
          c’è stata la svalutazione delle parte-
          cipazioni dovuta al crollo delle Borse.
          Tutte cose assolutamente prevedibili.
          Quello che il ministro dichiara è propaganda,
          dovuta alle difficoltà in cui si è
          trovato».
          L’altro capitolo della Finanziaria è il
          Mezzogiorno, che è ancora tutto aperto
          «Il problema di Tremonti è che, sempre
          per ricucire i rapporti con Confindustria
          e sindacati, deve ripristinare il credito
          d’imposta, il bonus occupazione, ecc…
          Adesso c’è da attendersi che racconterà
          che non c’è bisogno di copertura, mentre
          prima li aveva bloccati sostenendo che
          erano questi la causa dello sfondamento
          di bilancio. È in un vicolo cieco».
          Quindi lei si aspetta che Confindustria
          sarà accontentata?
          «Se Tremonti non trova in Parlamento
          una soluzione che sia accettabile
          per la maggioranza, quello che accade è
          che la maggioranza vota e il governo va
          sotto. Quindi penso che qualche passo si
          farà. Bisogna vedere quale, perché le partite
          aperte sono moltissime, non c’è solo
          il Mezzogiorno. A questo punto può darsi
          anche che si chieda la fiducia. Bisogna
          sempre ricordare che c’è una mancanza
          di risorse che attanaglia il governo. Una
          mancanza di risorse che non è affatto
          casuale».
          Proprio sulle risorse e sull’eventuale
          deficit, Tremonti ripete che lo scostamento
          dovuto al ciclo non va conteggiato. Secondo
          lui chi paventa una manovra-bis a causa
          della minore crescita non conosce il
          Patto di Stabilità…
          «Non è solo un problema di crescita.
          Il fatto è che noi ci troviamo di fronte ad
          un peggioramento strutturale dei nostri
          conti, con il surplus primario che si riduce,
          con il debito che aumenta e con una
          serie di misure che non daranno i risultati
          sperati. Per l’anno in corso ci sono stati
          eccessi di spesa senza copertura, e riduzioni
          di entrate per l’ammontare di oltre
          20 miliardi di euro. Questo è il vero motivo
          per cui le risorse mancano. La crescita
          maggiore o minore a questo punto non
          rileva».
          Tremonti dice di aver seguito con
          il 2,3% per il 2003 quello che l’Europa
          dà per attendibile.
          «Dava per attendibile. Oggi è chiaro
          che le previsioni indicano un tasso di
          crescita intorno all’1,5%. Il ministro dichiara
          che la media europea è il 2,3%? Io
          dico che se uno non vuole avere sorprese
          è bene che indichi i tassi più realistici.
          Senza contare che più volte Solbes ha
          detto che bisogna stare attenti ai tassi di
          crescita che si indicano, proprio per evitare
          che i governi possano giustificarsi dicendo
          che le cose sono andate peggio del
          previsto e approfittino degli stabilizzatori
          automatici».
          Cosa si darà agli enti locali?
          «Non so cosa faranno su questo punto.
          Ma un fatto è certo: la crescita della
          spesa degli enti locali è stata inferiore a
          quella dello stato. Il problema dunque
          non è lì. Questo è un tentativo di scaricare
          le difficoltà centrali in periferia».
          Sulla previdenza Tremonti nega
          un intervento, dicendo che semmai
          si poteva fare due anni fa.
          «Questa è una sciocchezza. Allora al
          massimo si potevano lasciar crescere le
          tasse. La verità è che prima della Finanziaria
          mancano le condizioni politiche perché
          il governo tocchi questo tema. Ma
          dopo lo farà».
          Le due riforme strutturali avviate
          - sempre secondo Tremonti – sono
          mercato del lavoro e fisco. Saranno
          efficaci?
          «Sul mercato del lavoro si sono previsti
          interventi marginali, salvo la storia
          dell’articolo 18 che vedremo come andrà
          a finire. La riforma fiscale non è una
          riforma: è una riduzione di tasse senza
          soldi. le riforme strutturali che servono a
          questo paese devono tendere ad aumentare
          la capacità produttiva. Questo ha a che
          vedere con ricerca, sviluppo, formazione,
          Mezzogiorno, tutte cose che non si
          vedono».