“Intervista” Venturi: Questa Finanziaria non aiuta i consumi

04/11/2002

            venerdì 1 novembre 2002

            le interviste

            Deluso il presidente di Confesercenti, Venturi: «Misure sbagliate»
            Questa Finanziaria
            non aiuta i consumi

            Angelo Faccinetto

            MILANO Pollice verso. Il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, non ha dubbi. Le modifiche alla finanziaria annunciate dal governo sono del tutto insoddisfacenti.
            «Non rispondono all’esigenza della ripresa dei consumi – dice -rispondono
            unicamente alle richieste delle imprese medio-grandi».
            Venturi, anche voi tra gli insoddisfatti dalle modifiche alla manovra annunciate dal governo?
            «Sì, insoddisfatti. Nonostante alcune correzioni, anche utili, che sono state annunciate, il nostro giudizio resta quello di prima: la finanziaria è inadeguata».
            Motivo?
            «Perché continua a non rispondere all’esigenza – centrale per il rilancio
            dell’economia – della ripresa dei consumi. Il 70 per cento della crescita economica dipende da questi ultimi. Quindi se vanno male l’economia non cresce. A questo nodo la finanziaria sfugge completamente. E ciò non contribuisce certo ad incoraggiare i consumatori, né a far tornare a crescere la fiducia».
            Cosa serve perché si inverta questo trend che deprime la crescita?
            «C’è bisogno di qualcosa di specifico e di immediato. Non a caso avevamo chiesto un intervento di anticipazione della riforma fiscale attraverso la “restituzione” forfettaria di 50 euro mensili, già da ottobre. Questo non è avvenuto. Nè sono stati adottati altri provvedimenti in questa direzione.
            Nemmeno quelli preannunciati dallo stesso governo come la rottamazione
            degli elettrodomestici e il sostegno del credito al consumo».
            E per il Mezzogiorno?
            «Per il Mezzogiorno, nella manovra, manca la caratterizzazione necessaria.
            Quella che noi individuavamo nel rilancio del turismo come possibile volano per l’economia».
            Per il resto? Confindustria sembra soddisfatta…
            «Per il resto si prevede il drenaggio dalle piccole e medie imprese, attraverso i condoni, di sei miliardi di euro.
            Si tratta di una cifra sovrastimata e, quindi, irraggiungibile. Ma si tratta anche di una scelta dannosa, soprattutto se pensiamo che un miliardo e mezzo verrebbe drenato dalle imprese meridionali: tutte risorse che vengono sottratte agli investimenti e allo sviluppo».
            Anche altre associazioni hanno giudicato in modo negativo le scelte del governo e tra queste Confcommercio. Pensate a possibili mosse comuni?
            «Credo che una convergenza tra le associazioni della piccola e media impresa potrebbe dare molto più forza ad una nostra azione. Ma questo non dipende solo da noi. Certo, lo scontento così ampio è legato anche alla circostanza che ieri ci siamo trovati davanti al fatto compiuto. Più che un confronto è stato un rito.
            Ci sono state date esclusivamente informazioni generali sul maxiemendamento. Nient’altro».
            Vede margini di cambiamento?
            «No, assolutamente. Anche perché i provvedimenti così come sono
            stati esposti rispecchiano gli interessi degli interlocutori privilegiati, quelli
            che hanno potuto avere voce in capitolo. Non è un caso che le modifiche
            siano andate soprattutto in direzione delle richieste delle grandi imprese. Al
            riguardo va ricordato che gli emendamenti che noi abbiamo chiesto di presentare ai parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione, sono stati tutti cancellati in commissione. Erano una trentina, rilevanti per le loro conseguenze, ma senza neppure un rilevante impatto finanziario per le casse dello Stato. E poi lo stesso Berlusconi ha dichiarato che non ci sono margini per modifiche. Intanto noi andiamo avanti.
            Il 4 novembre abbiamo fissato la prima iniziativa per il Sud, a Napoli».