“Intervista” Venturi: «Iniziativa inutile e basata su falsità»

16/09/2003




16 Settembre 2003

intervista
Luigi Grassia

IL PRESIDENTE DI CONFESERCENTI DENUNCIA IL PESO DELLE TARIFFE E DELLE NUOVE TASSE LOCALI
«Iniziativa inutile e basata su falsità»
Venturi: accuse strumentali da Confindustria e Marzano

LO sciopero della spesa è inutile e ingiustificato, basato su dati non veri e su continue colpevolizzazioni a carico dei commercianti». Così esordiva ieri una nota del presidente di Confesercenti, Marco Venturi.
Come si fa a pensare che i commercianti non siano colpevoli? Tanto la te comune quanto il vicepresidente di Confindustria, Guidalberto Guidi, dicono che i negozianti hanno pensato che il cambio dell’euro fosse a mille lire e hanno raddoppiato tutti i prezzi…
«I commercianti finiscono nel mirino perché è la cosa più facile guardare la vetrina e il banco del mercato e limitarsi a vedere come aumenta il prezzo finale, senza considerare quanto sia complesso il meccanismo di formazione».
È una scusa che non regge: i prezzi industriali e all’ingrosso oscillano su e giù e invece quelli al dettaglio crescono sempre.
«Posso citare come esempio l’osservatorio dei prezzi dell’ortofrutta, neutrale perché vi sono presenti sia i commercianti che i consumatori, secondo il quale fra il 1° luglio-17 agosto, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, i prezzi delle pesche all’ingrosso sono cresciuti dell’83,2% e quelli al dettaglio solo del 33,3%, i prezzi delle susine all’ingrosso del 62% e al dettaglio del 32,9%, delle pere del 35,7% all’ingrosso e del 22,2% al dettaglio… e potrei continuare a lungo, con gli ortaggi e altro. I prezzi al consumo non hanno neanche tenuto il passo dell’ingrosso. Comunque sono solo due i i settori, cioè appunto l’ortofrutta e poi la ristorazione, che hanno subìto rincari davvero notevoli».
Poi vedremo se è vero, ma intanto per la frutta c’è la giustificazione del tempo impazzito, ma per i ristoranti e i bar che scusa c’è?
«È un esempio di quello che dicevo prima, di come sia complessa la formazione dei prezzi. Aumentano le materie prime, come appunto l’ortofrutta, e aumentano le tariffe locali, a causa dei tagli imposti dal governo centrale agli enti locali, così gli esercenti pagano sempre di più per la tassa sui rifiuti solidi urbani, per l’occupazione di suolo pubblico eccetera. Quindi ristoratori e bar sono costretti a rivalersi».
Ma davvero lei è convinto che i super-rincari riguardino solo i due settori che dice lei e non anche i vestiti, le scarpe, le cose per la scuola e così via?
«Ma ci sono anche prezzi che non aumentano o che diminuiscono, come quelli dei beni durevoli. In realtà in questo problema dei rincari, che pure in certi casi ci sono davvero, si inseriscono in modo strumentale, accusandoci, la Confindustria e alcuni esponenti del governo come Marzano…».
Perché «strumentale»?
«Perché ne approfittano per dire che non c’è abbastanza concorrenza, che ci vorrebbero più supermercati e che le Regioni bloccano le nuove licenze».
E vuol dire che non è vero?
«Le Regioni esercitano in questo campo un loro legittimo potere ed è strano che un ministro di un governo che si definisce federalista glielo contesti».
Ma voi provate a persuadere i vostri aderenti che è suicida aumentare i prezzi se i consumi ristagnano?
«Facciamo di più. L’anno scorso Confesercenti ha gestito con l’Intesa dei consumatori l’iniziativa “Prezzo amico” che ha bloccato un certo numero di prezzi per 6 mesi nei negozi che hanno aderito, e adesso le dico in anteprima che entro un giorno o due lanceremo “Menù amico” per bloccare i prezzi di ristoranti e bar fino al 30 dicembre e per fissare un giorno al mese in cui si potrà mangiare e bere con un notevole sconto».