“Intervista” Valori: È il settore turistico l’industria del futuro

21/07/2003






lunedì 21 luglio 2003

«Serve una strategia di marketing»

Valori: «Per l’Italia è il settore turistico l’industria del futuro»

      ROMA – «La vera industria del futuro è il turismo». Giancarlo Elia Valori non ha dubbi. Da presidente dell’Unione industriali di Roma, l’Italia che produce la conosce bene. Da professore di Economia che ha girato le Università del mondo, conosce anche gli stranieri innamorati del nostro Paese. Ed è convinto che la strada scelta dalla Capitale – la creazione di un’agenzia unica per il turismo che raggruppa enti locali ed associazioni di categoria – sia un modello da seguire.
      Perché il futuro è proprio nel turismo?
      «I dati sono inequivocabili: è un settore che vale il 12,1% del nostro prodotto interno lordo. Ha un fatturato di 72 miliardi di euro, di cui 30 arrivano dall’estero. Fa lavorare più di 2 milioni di persone».

      Eppure, tra il ’90 e il 2000 i ricavi sono saliti dell’86,2% nel mondo, del 72,2% in Europa e del 61,5% in Italia. Come mai?

      «Il turismo deve essere considerato un settore strategico, un elemento portante dell’economia nazionale, un’attività industriale a pieno titolo»

      Può fare un esempio?

      «La nostra rete ricettiva: è composta per tradizione da piccole e medie imprese che non sono distribuite in modo omogeneo sul territorio. E in generale c’è una bassa presenza di catene alberghiere. Andrebbero valorizzate, invece, perché portano investimenti e managerialità. C’è dell’altro, però».

      Che cosa?

      «Serve un sistema forte di alleanze con i settori produttivi connessi al marchio Italia, in una moderna logica di marketing del Paese. In quest’ottica Federturismo, come osservatorio guida in Italia, deve svolgere un ruolo di apertura culturale nei confronti dell’industria dell’ospitalità con dati, indicazioni, statistiche omogenee, attendibili e aggiornate in tutta l’Ue».

      Ecco, l’Europa. Come siamo messi rispetto ai nostri concorrenti?

      «Ora siamo al terzo posto tra i Paesi capaci di offrire un prodotto simile, dietro Francia e Spagna. Dobbiamo migliorare la nostra capacità d’attrazione. Il nostro obiettivo è portare la presenza media degli stranieri da poco più di 2 giorni a quasi 4».

      E l’Italia parte da una situazione di vantaggio. Fra i 690 siti considerati patrimonio mondiale dall’Unesco, di cui lei è ambasciatore di buona volontà, 33 sono italiani.

      «Esatto. E solo queste mete portano ogni anno nel nostro Paese 2,1 milioni di persone. Ma serve un ripensamento: bisogna puntare a un razionale sfruttamento dell’indotto nazionale per far conoscere tutti i tesori dell’Italia. Tutti, nessuno escluso».
Lorenzo Salvia


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