“Intervista” V.Visco: «Questo accordo è un fallimento»

24/06/2002



22.06.2002

Intervista
a cura di
Bianca Di Giovanni

Vincenzo Visco


"Questo accordo è un fallimento"


ROMA
Sui conti pubblici il paradosso continua. «Dal vertice europeo emerge un fallimento, e in Italia e in Francia si grida alla vittoria. Ma se Parigi e Roma sperano che si possa fare un’Europa in cui ciascun Paese aggiusta il suo bilancio come gli pare, si illudono. L’idea della destra di poter mantenere la moneta unica e l’autonomia di bilancio è ridicola. Quello che appare oggi è l’abbandono dell’idea dell’Europa, e quello che si celebra oggi non è un successo». A lanciare l’allarme è l’ex ministro del Tesoro Vincenzo Visco, che non nasconde preoccupazioni per il fatto che tre grandi Paesi più il Portogallo non ce l’hanno fatta e oggi si aggrappano a quel close to balance deciso a Madrid, rinviando il pareggio al 2004. «Non so come reagiranno i mercati e la Banca centrale».
Eppure sia Tremonti, sia Berlusconi cantano vittoria, e considerano quell’accordo stilato con la Francia una nuova flessibilità concessa ai bilanci nazionali

«Nella realtà non c’è nulla, nel senso che si riconosce che se non c’è cresacita si ottiene uno slittamento del pareggio. Insomma, si escludono politiche restrittive, interventi anti-ciclici in un momento di crescita bassa. Dunque non ci sono margini di flessibilità particolari:
close to balance vuol dire qualche decimale di punto, non è risolutivo. Per come sta la finanza italiana in questo momento rimane sempre un altro punto e mezzo da compensare, perché le cose vanno molto peggio di quanto loro immaginano. L’unico aspetto positivo riguarda Tremonti il quale così non si dovrà dimettere se non fa il pareggio di bilancio l’anno prossimo».
Lei paventa rischi sui mercati e reazioni internazionali negative, eppure l’euro va bene.

«Sì, certo, è chiaro che di fronte ad un’economia europea che appare allo sbando, senza guida, i mercati potranno reagire negativamente».

Forse in questo senso va interpretata la dichiarazione di Prodi, che riafferma come punto di riferimento il patto di stabilità?

«Certo, si cerca di dire che non è successo niente, ma come interpretano tutto questo Berlusconi e altri? Non è un caso che i tedeschi sono stati zitti. Comunque Berlusconi si illude se pensa di salvarsi con qualche margine di flessibilità in più, perché la cosa più preoccupante per l’Italia non è solo lo sfondamento del bilancio, ma il fatto che il debito pubblico non scende più. Questo in Europa non viene tollerato».

Cosa si chiederà all’Italia?

«Ci sarà una spinta molto forte, soprattutto sull’Italia, a tagliare la spesa pubblica (fondamentalmente le pensioni). Se Berlusconi si mette a tagliare le tasse senza tagliare la spesa, sicuramente all’estero non saranno contenti».

Berlusconi invece si considera finalmente libero di poter fare la riforma fiscale…

«È una riforma fiscale a debito, quella di Berlusconi è un’illusione. Anche se c’è una flessibilità di qualche decimo, il debito è talmente pesante che non credo ci si possa allargare».

Quello di Madrid è un precedente pericoloso per l’Europa?

«Io credo che la cosa sia un brusco rallentamento di un’ipotesi. Se viene considerata un successo diventerà un boomerang per tutta l’operazione. Qui o sono in grado di risanare i bilanci per ridurre l’indebitamento, oppure tutto il progetto Europa rischia di esplodere. Dopodiché aspettiamo che si facciano le lezioni in Germania, perché chiunque vinca ribadirà una linea ortodossa, soprattutto nei confronti dei paesi ad alto debito».

Si potrebbe osservare che non è un dramma se il pareggio di bilancio arriva un anno più tardi in nome delle riforme.

«Sì, ma questo era scontato. Che quando l’economia non cresce non è il caso di forzare subito non è una novità. Ma se questo è enfatizzato e presentato come una bella cosa, allora è pericoloso».

Il nostro governo continua a presentare l’Europa come un «padre-padrone» che ci impone dei vincoli o ci libera da vincoli.

«Questo è un governo anti-europeo, che si è battuto per un anno intero per cercare di allentare le regole europee. Per questo dal loro punto di vista è un successo».

Ma non è anche un’ammissione del «buco» di bilancio?

«A questo punto potranno dire: che ci interessa del disavanzo. Temo che sarà una soddisfazione effimera e temporanea, perché i problemi ci sono tutti. Lo stesso vale per Chirac, per tutti quelli che vogliono tagliare le tasse: o sono in grado anche di tagliare le pensioni, la sanità e quant’altro, oppure a un certo punto queste politiche entrano in conflitto logico e pratico con l’operazione moneta unica».

Cosa si aspetta a breve sulle riforme di fisco e mercato del lavoro?

«Non mi aspetto nulla, nel senso che andranno avanti e si giocheranno il successo politico vero che hanno avuto con la rottura dell’unità sindacale»