“Intervista” V.Visco: i trucchi contabili affondano la credibilità

02/03/2004


 Intervista a: Vincenzo Visco
       



Intervista
a cura di

b.di g.
 

02.03.2004
Visco: i trucchi contabili
affondano la credibilità
Siamo davanti a una gestione irresponsabile della finanza pubblica

ROMA «C’è una gestione irresponsabile della finanza pubblica, in attesa di qualcosa che non accadrà, cioè una forte ripresa che risolve tutti i problemi. Si compromettono le gestioni future e si va verso un quadro estremamente preoccupante. Se si unisce la condizione dell’economia reale a quella finanziaria, si percepisce un grave pericolo, senza avere molti margini di manovra». È un grido d’allarme quello di Vincenzo Visco davanti agli ultimi dati Istat. E non solo. L’ex ministro confessa qualche dubbio inquietante.
«L’impressione nettissima è che gli sforamenti che ci sono
stati, ad esempio sulla spesa sanitaria siano stati accorpati sul
dato del debito del 2002 (rivisto al rialzo, ndr) senza farli transitare sul deficit». Insomma, parametri di Maastricht
«salvi» solo grazie ad una «scorciatoia».
Partiamo dal Pil. Il Tesoro dice che l’Italia ha fatto meglio di Francia e Germania.
«Sotto il profilo congiunturale quei Paesi stanno meglio di noi. Non mi farei molte illusioni. Il Pil italiano è sotto ogni aspettativa più negativa. Questo significa che il trascinamento
su quest’anno sarà inesistente e quindi per noi statisticamente sarà difficile superare quest’anno l’1%, mentre il governo
si aspetta l’1,9».
Vuol dire che c’è una specificità italiana?
«Dico che la situazione è molto seria È una situazione che non solo si aggiunge ma in parte dipende dalle responsabilità del Tesoro, che invece di dare sicurezza ai mercati li ha paralizzati con le sue forsennate polemiche contro il sistema bancario e la Banca d’Italia. Polemiche che stanno rischiando di creare un credit crunch (contrazione del credito, ndr) micidiale. Inoltre continuiamo a perdere produzione industriale, continuiamo a perdere esportazioni, e rischiamo di perdere anche la ripresa degli altri Paesi europei».
Sarà difficile quest’anno contenere il disavanzo?
«Questa situazione avrà un forte impatto sul disavanzo 2004, che sarà peggiore di qualsiasi pessimistica aspettativa.
Oltretutto condoni e concordati non sembra che andranno alla grande. Non si sente un grande entusiasmo. Il futuro è nero».
E il passato? L’anno appena chiuso?
«Da questi dati emerge che il debito si riduce esclusivamente per un’operazione contabile. Nel 2002 per lo swap dei titoli con la Banca d’Italia, nel 2003 con la vendita a se stesso delle partecipazioni pubbliche della Cassa depositi e prestiti. Un’operazione dello stesso tipo (Stato-Stato, ndr) era già stata fatta nel 2002 con la vendita di immobili pubblici (tra cui le torri dell’Eur, ndr) alla Fintecna, società pubblica. La logica
è la stessa: vendite che servono solo a far comparire poste in bilancio positive. Senza queste vendite il debito sarebbe
aumentato sia nel 2002 che nel 2003. L’avanzo primario si riduce ancora, il disavanzo di parte corrente diventa per la prima volta dopo molti anni negativo. Sul 2,4% del deficit, poi, hanno influito due componenti (oltre al giochetto che si sospetta sia stato fatto sul debito del 2002, ndr). Primo: l’anticipo di entrate chiesto a fine anno alle banche (0,2-0,3% del Pil). Secondo: le spese prima sospese dal cosiddetto
“taglia-spese” e poi ricostituite sono state iscritte come debiti pregressi ed anche questi scaricati sul debito del 2002.
Infine c’è l’Eti che è una privatizzazione vera. Senza questi magheggi qui l’Italia starebbe sopra il 3%. Se a questo 3%
si aggiungono i condoni superiamo il 4% di deficit. Questo è il dato».
A cosa è dovuto il pessimo dato sul fabbisogno dei primi due mesi?
«Sul primo mese poteva giocare l’anticipo fatto versare a fine anno, “recuperato” poi con il 2004. Ma quello che sta succedendo è che sta riprendendo l’andamento esplosivo della spesa, il fabbisogno. La stessa cosa è successa l’anno scorso e due anni fa. Un andamento esplosivo che poi si tenta di tenere a bada a un certo punto dell’anno con queste misure puramente contabili».
Il centro-destra sostiene che il versamento dei condoni non può essere conteggiato nella pressione fiscale, perché rappresenterebbe emersione degli anni precedenti.
«I condoni sono tassse, pagate nel 2003. Anzi, quello che accade è che il condono riduce gli accertamenti futuri e fa perdere altri decimi di punto che cominciavano a entrare in modo sistematico. Quindi i condoni si pagano con maggiore evasione».