“Intervista” V.Tassinari: «La crisi morde i consumi»

28/06/2005
    martedì 28 giugno 2005

    Pagina 33- Economia

    L´INTERVISTA

      Tassinari, Coop Italia: anche la grande distribuzione in difficoltà
      «La crisi morde i consumi
      puntiamo sulla qualità"»

        ROMA – La crisi economica si vede dal carrello. Lo sa bene Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, leader della grande distribuzione nazionale con una quota del 17 per cento: «Nei primi cinque mesi del 2005 registriamo una contrazione delle vendite dell´1 per cento a rete omogenea, vale a dire senza considerare i nuovi punti vendita. Per questo non siamo affatto sorpresi del dato Istat sul crollo dei consumi (-3,9 per cento ad aprile, ndr). Noi verifichiamo un andamento recessivo sin dal 2003. E non ci sono segni di miglioramento in vista specie nell´alimentare».

        Come si sopravvive ad una crisi così prolungata?

          «Noi teniamo – il fatturato del 2004 è aumentato del 2,5 per cento a 11,3 miliardi – abbiamo capito che la priorità del consumatore in questo momento è il prezzo, tant´è che ormai nell´alimentare sono due anni che siamo in deflazione. I prezzi attuali della Coop sono tornati a livello del 2002, contro un´inflazione del periodo del 6 per cento. Questo significa aver lasciato 600 milioni di euro nelle tasche dei consumatori in mancati aumenti. Evidentemente non basta. Ci sono altri segnali che dimostrano come alle difficoltà economiche si aggiunge adesso anche il bisogno di forme di rassicurazione: lo dimostra la crescita della quota di vendita dei prodotti a marchio commerciale (quelli targati Coop) rispetto a quelli di marca. I primi valgono il 20 per cento delle vendite, questo perché si cerca la convenienza, ma si vuole anche essere rassicurati sulla qualità e la marca commerciale diventa la giusta via di mezzo».

          La reazione parte o passa dalla distribuzione? Non venite considerati un´isola felice?

          «Guardi, con l´agricoltura che va male e l´industria in difficoltà non è pensabile che solo alcuni comparti possano reggere. Bisogna reagire cercando di farli ripartire tutti assieme. La distribuzione può giocare un ruolo, ma anche qui molto è andato già perso: i primi cinque grandi gruppi pesano per l´84 per cento del mercato, e tra i leader le grandi centrali acquisti straniere hanno in mano il 58 delle quote. E loro non ragionano certo pensando alle conseguenze per l´indotto dell´ortofrutta italiano. Cercano solo i fornitori migliori ai prezzi più bassi».

          Perché i vari tentativi per creare le famose sinergie sono stati deludenti? Proprio l´agroalimentare ne è un esempio.

            «E´ vero ci sono delle incomprensioni che si pagano: per la prima volta in vent´anni l´industria alimentare ha iniziato il 2005 con il segno meno
            (-1,7 per cento), noi stessi nel 2002 abbiamo lanciato un patto con i nostri fornitori di prodotti agricoli che non sta dando risultati, anzi in molti casi l´atteggiamento è peggiorato c´è quasi ostilità. Ci troviamo ora a rilanciarlo: il calo del 17 per cento nelle esportazioni dell´ortofrutta o la concorrenza in alcuni comparti con il nord Africa o la Spagna sta dimostrando che ci sono degli elementi di criticità in alcune filiere importanti nell´agricoltura italiana perché siamo convinti che se non si trova velocemente un modello italiano per gestire la filiera agricola abbiamo tutti da perderci».

              (l.i)