“Intervista” V.Radice: «Come sarà la mia Rinascente»

09/05/2005
    sabato 7 maggio 2005

    sezione: FINANZA – pagina 30

    GRANDE DISTRIBUZIONE • Parla Vittorio Radice, co amministratore delegato incaricato per il rilancio del marchio
    «Come sarà la mia Rinascente»
    «Tornare alle origini, puntando sulle novità per il grande pubblico » « Bisogna attrarre anche i turisti stranieri»

    Marco Niada
    dal nostro corrispondente

      LONDRA • Dopo quindici anni di folgorante carriera al servizio dei consumatori inglesi, il comasco Vittorio Radice ha deciso di tornare alle origini, accettando la cabina di comando della milanesissima Rinascente. Dopo avere guidato e risanato Habitat, rilanciato e trasformato Selfridge’s in una catena e diretto le divisioni casa e abbigliamento di Marks & Spencer, Radice, che è anche presidente dell’advisory board dei grandi magazzini Tsum di Mosca e membro dei cda dell’indiana Shoppers Stop ( prossima alla quotazione in Borsa a Mumbay) e di Macarthur Glen ( factory outlets), spiega in un’intervista esclusiva a « Il Sole 24 Ore » la sfida che lo attende.

      Dal Paese dei grandi magazzini a quello dei piccoli il passo che lei compie è ardito…

        È vero, in Italia il settore è ancora poco sviluppato e Milano non ha le dimensioni di Parigi o Londra. Nella sola Oxford Street ci sono 6 grandi superfici. La Rinascente, però, con i suoi 20mila metri quadrati, è l’unica realtà che ha una dimensione all’altezza della situazione. Gran parte degli altri grandi magazzini in Italia possono infatti essere definiti piuttosto come " grandi negozi". La sfida che ho davanti è eccitante.

        Quale è oggi la tendenza nel settore e che progetti ha per l’Italia?

          Oggi la tendenza del consumatore è, per usare un termine francese, di " flaner", di girovagare, insomma, per le grandi superfici commerciali. Si va in centro, si gira in un grande magazzino, si mangia e si beve e si acquistano beni che gratificano la personalità. È quindi essenziale creare ambienti che favoriscano la fusione tra shopping e tempo libero, quello che gli inglesi chiamano " shopping sightseeing".

          L’Italia, con le sue bellezze naturali e artistiche, non spinge molto a rinchiudersi in centri commerciali…

            Non è vero, perché lo shopping è sempre più un’attività di svago. Tutti sono in cerca di cose belle, che aiutino a realizzare la personalità. In Italia mancano ancora luoghi in cui un consumatore entri in un centro per poi uscire con l’idea di avere visto tutte le novità arrivate sul mercato, come accade in altre città europee. Dobbiamo riportare la clientela sulla strada giusta, con una piattaforma per uno stile di vita.

            Vuole creare un Selfridge’s o un Harrods sui navigli?

              No, voglio dare vita al grande magazzino italiano per eccellenza, che mostri tutte le maggiori novità al grande pubblico. È in fondo un ritorno alle origini per Rinascente. Al grande pubblico dobbiamo potere offrire le novità del mercato non solo nel campo della moda, ma anche dell’elettronica, arredamento, dei viaggi e tempo libero per fare alcuni esempi.

              La sua grande idea fu quella di realizzare una Selfridge’s per ogni grande città inglese. Vuole ripetere l’esperimento?

                La prima tappa è dare una dimensione di livello internazionale alla superficie di Milano. Poi potremo eventualmente " esportare" il modello ad altre città italiane. Non vanno poi completamente scartate le esperienze dei shopping centre fuori dalle città. Staremo a vedere.

                Ci sono i margini di manovra per la crescita?

                  L’Italia ha tutti gli ingredienti: dai grandi designer, all’alimentare, in cui non ci batte nessuno, al fatto che è la prima destinazione al mondo per il turismo di qualità. I grandi magazzini debbono capitalizzare su queste cose. Creando un pacchetto a beneficio non solo degli italiani ma anche della clientela straniera che viene nel nostro Paese.

                  È soddisfatto della scelta che ha fatto, insomma.

                    Assolutamente. Il gruppo di investitori che mi ha nominato è composto da figure straordinariamente solide, con una profonda esperienza nella finanza, nel real estate e, quanto più conta, anche con una ottima conoscenza del mestiere. I tre ingredienti più importanti per fare di questa avventura un successo sono presenti. Ciò mi dà fiducia e serenità per poter operare in modo efficiente e dinamico. E non dimentichiamo: la Rinascente è un nome storico per tutta l’Italia. L’idea di poterlo rilanciare dandogli una dimensione internazionale è una sfida emozionante.