“Intervista” V.Cremonini: Cedola ricca

18/05/2004

        del lunedì
        sezione: ECONOMIA & FINANZA
        data: 2004-05-17 – pag: 9
        autore: EMANUELE SCARCI

        Il leader nella produzione di carne punta a 150 milioni di ricavi nella ristorazione autostradale
        Cedola ricca per Cremonini
        Riequilibrio patrimonio-debito entro due o tre anni, grande potenzialità di crescita del business anche per l’espulsione dei piccoli operatori dal mercato e un rendimento del titolo che, con lo stacco della cedola di oggi, arriva a circa l’8,5%: Vincenzo Cremonini, amministratore delegato dell’omonimo gruppo alimentare, semina ottimismo sulle prospettive della società, che la sua famiglia controlla con una quota del 57,3 per cento. Il gruppo Cremonini, con ricavi per 1,786 miliardi nel 2003, è leader nella produzione di carni bovine e prodotti trasformati (con il marchio Montana) e nella commercializzazione e distribuzione al foodservice di prodotti alimentari (Marr). È inoltre presente nel settore della ristorazione autostradale e in quella a bordo treno e nelle stazioni ferroviarie (Chef Express). Per quest’anno l’azienda prevede una crescita dei ricavi del 9% mentre le stime di mercato indicano un balzo dell’Ebitda di circa l’11. «La mucca pazza del 2001 — sostiene Cremonini — fece crollare i consumi ma segnò l’inizio di un grande processo di selezione degli operatori che è passato attraverso la tracciabilità del prodotto e il controllo della filiera».
        L’espulsione degli operatori tradizionali continuerà ad avvantaggiarvi nel core business, la produzione di carne bovina? Molto: il mercato vale 3,4 miliardi (sell in) con circa 2mila operatori, gran parte dei quali segue una parte specifica della filiera della carne mentre oggi gli acquirenti si rivolgono soprattutto a coloro che presidiano l’intera catena, dalla macellazione al porzionamento. Inoltre sfruttando appena il 75% della capacità produttiva abbiamo spazi di crescita che avranno effetti diluitivi sui costi fissi e positivi sui margini. Effettuerete acquisizioni nella produzione? Preferiamo di no: nella produzione la nostra strategia è di consolidare il nostro business.
        E nella distribuzione?
        Qui dobbiamo metabolizzare la neo acquisita Sogema. Inoltre stiamo per aprire una filiale in Calabria: non ci sono acquisizioni da fare in questa regione. Ma voglio sottolineare le grandi potenzialità di crescita nella distribuzione attraverso la controllata Marr: i clienti chiedono affidabilità e servizio, prodotti standard ma anche locali che serviamo attraverso le nostre venti piattaforme regionali.
        L’anno scorso a fronte di un balzo del 12% dei ricavi l’incidenza dell’Ebitda sui ricavi è rimasta ferma: cos’è successo?
        Il settore alimentare opera con questo tipo di margini, ma occorre considerare la crescita in valori assoluti. Mi sembrano significativi i dati di lungo periodo: dal 1998 la crescita media annua dei ricavi è stata dell’11,4% mentre Ebitda ed Ebita sono cresciuti, dal 2000, mediamente del 21 e del 44 per cento. Nello stesso periodo, nonostante il boom del business, il debito netto è sceso, tra cash flow e operazioni straordinarie, da 500 a 451 milioni pur avendo effettuato, solo lo scorso anno, investimenti per circa 6• milioni. Il rapporto debito/equity rimane a 1,8: scenderà a un più fisiologico 1?
        Sì: basteranno due o tre anni. Attenzione però: nell’alimentare sono tutti sopra quota 1 a causa della peculiarità del business. C’è un problema di circolante (218 milioni nel 2003 ndr): Cremonini paga in anticipo i bovini che macella, attende i tempi della distribuzione e la Marr, che è il più grande acquirente italiano di pesce, acquista prodotti ittici in tutto il mondo e questi aumentano il circolante.
        Avete ceduto il 33% di Marr a investitori finanziari con la prospettiva della quotazione, ma se non si realizzasse?
        La quotazione si realizzerà perché è obiettivo comune a tutti i soci. Nel caso non avvenisse sono previste clausole di put e call reciproche tra Cremonini e gli investitori a un prezzo determinato da advisors indipendenti e a valori correnti di mercato.
        Il gruppo Cremonini oggi stacca un generoso maxi dividendo di 0,137 euro: non sarebbe stato meglio rafforzare il patrimonio?
        Il dividendo che distribuiamo è di 17,5 milioni, che corrisponde al 59% dell’utile netto consolidato e il patrimonio netto nel 2003 è cresciuto di 73 milioni. Il tema non è il maxi dividendo o la scarsa patrimonializzazione ma la bassa valutazione del titolo in rapporto alla capacità del gruppo di produrre reddito. Infatti oggi Cremonini capitalizza meno del patrimonio netto (248,7 milioni ndr): soffriamo uno sconto holding ingiustificato per le nostre potenzialità. Entro il 2005 saranno assegnate 270 concessioni autostradali che avrebbero un valore di 400 milioni: qual è la porzione di torta che vi aspettate?
        Dal 10 al 15 per cento. Attenzione, però, al "peso" dei punti di ristoro autostradali: uno ad alto traffico può valere fino a 8 volte uno a scarso traffico. In generale però Moto, la joint venture Cremonini-Compass, può arrivare a ritagliarsi oltre 150 milioni in un mercato stimato in un miliardo di euro.
        Qual è l’obiettivo di Cremonini per il 2004?
        Alla luce dei buoni risultati del primo trimestre, prevediamo un incremento dei ricavi dell’8/9% ma anche un miglioramento della redditività e il rafforzamento della struttura patrimoniale.