“Intervista” V.Atella: È il lavoro dipendente a scontare la stagnazione

09/04/2004



sezione: ITALIA-POLITICA
data: 2004-04-09 – pag: 10
autore: ROSSELLA BOCCIARELLI

Dopo il rapporto Bankitalia / La polemica sull’impoverimento degli italiani
È il lavoro dipendente a scontare la stagnazione
    ROMA • «In una fase di recessione è abbastanza ovvio immaginare che una parte della popolazione, quella più disagiata, faccia seriamente le spese della caduta dell’attività produttiva». Vincenzo Atella, docente di Economia all’università di Tor Vergata e ricercatore del Ceis, non è affatto sorpreso dai risultati dell’indagine sui bilanci delle famiglie pubblicati dalla Banca d’Italia. Risultati che parlano di una flessione dell’1,8 per cento in termini reali per i redditi di operai e impiegati e di un aumento reale del 4 per cento per i redditi dei lavoratori autonomi. Professore, possiamo imputare questo cambiamento nella distribuzione dei redditi agli effetti dell’introduzione dell’euro?
    No, dobbiamo imputarli essenzialmente alla mancata crescita economica. È chiaro che se c’è recessione, il reddito dei lavoratori dipendenti è più legato alle performance delle imprese e c’è poco spazio per la contrattazione. Ricordiamoci che stiamo parlando dei due peggiori anni del decennio. Per trovare una situazione simile dal punto di vista economico dobbiamo tornare al 1993. L’euro potrebbe entrarci solo nella misura in cui si dimostrasse che è il principale responsabile della maggiore inflazione. Ma i dati del ministero delle Attività produttive ci dicono che le cause della maggiore inflazione che si è verificata in Italia non sono da attribuire all’euro. Ripeto, non è strano registrare una flessione del reddito reale per i salariati in un contesto di recessione. È già accaduto nei primi anni Novanta. Ma il fatto è che se oggi c’è una percezione così acuta da parte delle famiglie che appartengono ai ceti medi di un peggiormanto del tenore di vita lo si deve anche a un altro motivo.
    Quale?
    Si tratta del fatto che lo Stato sociale non funziona troppo bene: la sua efficacia dovrebbe essere visibile proprio nei momenti di crisi. E invece abbiamo improvvisamente scoperto che, al momento del bisogno, non possiamo più appoggiarci sul welfare state. L’applicazione concreta del federalismo fiscale implica tagli consistenti. Per esempio, è chiaro che se le Regioni si ritrovano a dover sopportare un aumento del costo dei medici del 20% nel passaggio dal part time al full time taglieranno su scuole trasporti e spesa sociale. Inoltre, a fronte di una riduzione delle imposte al centro si è verificato un aumento di ticket e tariffe su base locale. Il risultato a valle è un aumento della spesa privata per servizi di assistenza proprio per quelle famiglie che ne hanno maggior bisongo. Che sono,a mio parere, le famiglie in cui sia il marito che la moglie lavorano a stipendio fisso e che per definizione debbono rivolgersi a badanti e baby sitter per occuparsi di parenti con handicap, anziani o bambini.