“Intervista” Tronchetti Provera: «Basta risse, l´economia non va ora si torni alla concertazione»

09/10/2002


MERCOLEDÌ, 09 OTTOBRE 2002
 
Pagina 5 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Il presidente di Pirelli e Telecom, Marco Tronchetti Provera: "Cambiare la Finanziaria"
 
"Basta risse, l´economia non va ora si torni alla concertazione"
 
 
 
berlusconi
Continueremo a fare affari con la Fininvest ignorando polemiche politiche
mediobanca
Deve essere un luogo dove i soci possano confrontarsi in armonia Serve coesione
 
ENRICO ROMAGNA-MANOJA

ROMA – «Basta risse. Parti sociali, maggioranza e opposizione devono abbassare i toni della polemica e ritrovare la strada del dialogo e della concertazione. In una situazione economica internazionale difficile come quella attuale, non rendersene conto sarebbe un pessimo servizio all´Italia». Marco Tronchetti Provera, presidente della Pirelli e del gruppo Telecom Italia, è preoccupato per i toni sopra le righe che da mesi caratterizzano la vita politica ed economica nazionale. Seduto nell´ovattato studio che affaccia sui Fori romani, Tronchetti se la prende soprattutto con «la rissosità, tipico vizio italiano». «In questo momento di grandi difficoltà per l´economia – dice – bisogna invece ripristinare il confronto civile e finirla con i "no" a priori che non portano a nulla se non a rallentare il processo di ammodernamento del paese».
Presidente, la Finanziaria di Berlusconi è stata appena seppellita da una valanga di no, anche da parte di chi ha finora sostenuto il governo. La Confindustria l´ha definita come la peggiore da sempre, almeno per quanto riguarda il Sud; ai commercianti non piace perché non incentiva i consumi; i sindacati, per una volta concordi, hanno chiesto di riscriverla. Insomma, un vero disastro…
«E´ un momento oggettivamente difficile, per la situazione economica nel suo complesso e per il sistema delle imprese in particolare. La recessione americana, le Torri gemelle, gli scandali Usa, le nuvole di guerra all´orizzonte, le crisi locali (Turchia e Argentina), le rigidità europee e la fatica tedesca a riprendere il suo ruolo di locomotiva del Vecchio continente sono tutti elementi che impongono all´Italia di trovare un suo percorso. Credo che i toni della polemica si siano alzati soprattutto perché la situazione è obiettivamente difficile sia per il mondo delle imprese sia per chi ha responsabilità politiche.»
Ma lei ritiene che la manovra vada modificata?
«Non c´è dubbio, e mi sembra che il governo se ne sia reso conto dicendosi disponibile a farlo».
In un clima da "tutti contro tutti" non sarà però un´operazione facile…
«E´ proprio questo il problema. Lo scenario generale richiede da parte di tutti – governo, opposizione e parti sociali – la capacità di sostenere un comune progetto per l´Italia. E mi sembra che i primi segnali, da una parte dell´opposizione, ci siano sia su temi di politica estera che di politica economica. Se non si coglie quest´opportunità l´Italia è destinata ad impoverirsi».
La Confindustria contesta il fatto che a pagare gli sgravi fiscali concessi alle famiglie saranno soprattutto le imprese. Allora vuol dire che Antonio D´Amato ha sbagliato linea appoggiando fin dall´inizio il governo Berlusconi?
«I rapporti con i governi devono prescindere dalle maggioranze che li compongono. Forse è mancato un dialogo sui fatti concreti, sui contenuti. Ecco perché è indispensabile un tavolo per confrontarsi sui problemi reali».
D´Amato ha sbagliato, sì o no?
«Le responsabilità sono di tutti e di nessuno. Il punto non è attribuire responsabilità quanto fare tutti un passo indietro e riattivare il metodo del confronto, senza "no" aprioristici o condanne preventive e inappellabili».
La Cgil di Guglielmo Epifani ha confermato lo sciopero generale del 18 ottobre nonostante l´invito di Francesco Rutelli a trovare una posizione comune con Cisl e Uil. Secondo lei Epifani sbaglia a non cogliere quest´occasione per ricucire con Pezzotta e Angeletti?
«Se lo facesse mostrerebbe un grande senso di responsabilità e consentirebbe di avere tutte le parti sociali intorno ad uno stesso tavolo come richiede la situazione generale del paese».
E Tremonti – da molti indicato, anche all´interno del governo, come il principale responsabile di questa situazione – farebbe bene a togliere il disturbo come chiede il centrosinistra?
«Ma non è una questione di uomini… Ci sono problemi oggettivi e diversi metodi per affrontarli. Se non c´è condivisione, allora se ne discute. Il tema è il confronto sugli obiettivi e sugli strumenti per raggiungerli, a prescindere dal nome dell´interlocutore che si ha davanti. Dobbiamo evitare di innalzare muri reciproci. Dobbiamo tornare a far leva sulla competenza delle persone. Chi ha responsabilità istituzionali non può non essere aperto al confronto. E non deve mai interrompere il filo del dialogo anche in caso di disaccordo. E´ così che si comporta una classe dirigente responsabile».
L´Unione europea sta cercando di allentare i vincoli del Patto di stabilità prendendo atto delle difficoltà dell´economia internazionale. Non c´è il rischio che l´Italia ne approfitti per abbandonare il cammino verso il risanamento dei suoi conti pubblici?
«L´Italia ha già preso l´impegno, nella Finanziaria 2003, di contenere il rapporto deficit-pil entro i parametri previsti dal Patto ed è essenziale che mantenga questo impegno perché il rigore di bilancio è una conditio sine qua non per evitare guai peggiori».
Insomma, niente assalti alla diligenza in occasione del dibattito parlamentare sulla Finanziaria…?
«Sarebbe un errore gravissimo. Il Patto di stabilità ha consentito all´Italia di pagare un conto relativamente modesto rispetto al suo elevato indebitamento. Adesso dobbiamo solo pensare ad accelerare le riforme strutturali e la riduzione delle spese, anche se i margini a disposizione del governo sono molto stretti».
Anche lei si associa, quindi, al coro di chi chiede la riforma delle pensioni, un tema che farebbe immediatamente riesplodere la piazza?
«La riforma previdenziale è ineludibile ma va affrontata nei modi e nei tempi giusti, con la serenità che solo la coesione sociale può dare. Mi rendo conto che il tema oggi possa prestarsi a strumentalizzazioni. Ma la riforma va spiegata alla gente senza drammatizzazioni».
Il più grande gruppo industriale del paese è in piena crisi. Un governo che si dice liberista dovrebbe astenersi dall´intervenire e lasciare che sia la Fiat a tirarsi fuori dai guai da sola?
«Tutti i grandi gruppi industriali attraversano momenti di crisi, anche molto profonda. Succede in Italia, succede all´estero. E´ successo anche a noi. Ed è normale, considerando ciò che la Fiat e il suo indotto rappresentano per l´economia di questo paese, che il sistema finanziario ed il governo si attivino nel modo più adeguato per permettere che il piano di risanamento dell´azienda venga portato a termine».
Come faranno i grandi gruppi quotati a risanarsi senza poter contare sul risparmio privato, visto che i tracolli registrati in Borsa negli ultimi tempi terrà alla larga dalle piazze finanziarie la maggior parte dei piccoli risparmiatori?
«Dovranno andare avanti con i loro progetti anche se i mercati non ne riconosceranno immediatamente gli sforzi. Insomma, rimbocchiamoci le maniche e non guardiamo troppo i terminali di Borsa. Quando un management affidabile presenta programmi seri, le risorse finanziarie necessarie si trovano».
Pentito dell´avventura nella quale si è cacciato acquistando Telecom Italia?
«Assolutamente no. I risultati mi confortano: siamo decisamente migliorati rispetto ad un anno fa, a fronte del peggioramento dei nostri principali concorrenti europei, e stiamo raggiungendo tutti i nostri obiettivi in largo anticipo sui tempi previsti».
Mi dica una cosa: è vero che acquistando Pagine Utili dalla Fininvest avete voluto fare un favore a Silvio Berlusconi?
«Le nostre Pagine Gialle sono già l´operatore leader di un mercato libero poichè il suo database è a disposizione di tutti. Pagine Utili occupa una nicchia che si integra e dà valore a Pagine Gialle e che avrebbe costituito un potenziale rischio se fosse finita nelle mani di un concorrente straniero. E´ una realtà in rapido risanamento con margini di redditività già oggi soddisfacenti…»
Insomma, nessuna cambiale.
«Nel modo più assoluto. Abbiamo fatto e continueremo a fare affari con la Fininvest, così come con gli altri gruppi che operano nei nostri stessi settori, quando sarà interesse della nostra società farli. E lo faremo continuando ad ignorare le strumentalizzazioni politiche: non siamo mai stati disponibili e non abbiamo mai subìto pressioni politiche».
Passiamo a Mediobanca. Come finirà lo scontro tra l´amministratore delegato Vincenzo Maranghi ed i suoi maggiori azionisti, Capitalia e Unicredito? Con la sconfitta del primo o con l´uscita di Cesare Geronzi e di Alessandro Profumo da Piazzetta Cuccia?
«Mediobanca è un asset ricco di professionalità per questo paese. Deve essere un luogo dove i soci possano confrontarsi in armonia. Mediobanca non deve essere terreno di scontro perché l´Italia ha bisogno di una forte coesione, in questo momento di difficoltà, soprattutto nell´ambito del sistema finanziario.»
E´ soddisfatto di come sono finite le lunghe trattative per Stream-Telepiù?
«L´accordo che abbiamo raggiunto ci soddisfa perché ci dà l´opportunità di recuperare valore in una partecipata che ha prodotto perdite enormi. E con un investimento pari alle perdite di un solo anno. Insomma, abbiamo arginato una fonte di perdite rimanendo a fianco di un gruppo che ha dimostrato la capacità di saper gestire con profitto le pay-tv».
Mi dica la verità: ritrovarsi tra i suoi dipendenti un personaggio ingombrante come l´ex-segretario generale della Cgil Sergio Cofferati le crea qualche apprensione?
«Nessuna. Credo che Cofferati si comporterà come qualunque quadro aziendale e da lui mi aspetto solo comportamenti professionali, alla stregua dei suoi colleghi che, come lui, contribuiscono alla vita del gruppo con forte orgoglio di appartenenza».