“Intervista” Treu: una soluzione? Contratti territoriali

04/05/2004

4 maggio 2004

L’INTERVISTA
Treu: una soluzione? Contratti territoriali

      ROMA – Un federalismo contrattuale e una nuova rappresentanza come quella adottata dal pubblico impiego. Tiziano Treu, senatore della Margherita, ex ministro del Lavoro e grande esperto di relazioni industriali, lancia la sua proposta dopo le dichiarazioni del ministro del Welfare Roberto Maroni che ha suggerito alle parti sociali di darsi nuove regole.
      Anche lei condivide?
      «Che la situazione sia grave non vi è dubbio. Se nel caso dei ferrotranvieri e di Alitalia vi è una grande responsabilità del governo perché ha lasciato marcire la questione, anche da parte sindacale vi è una evidente difficoltà. Secondo me il modello contrattuale va rivisto perché i conflitti sono nati da focolai aziendali, non solo per protestare contro il costo della vita».

      Chi lo deve rivedere?

      «I sindacati e gli imprenditori. O si mettono d’accordo per un vero decentramento contrattuale altrimenti sono destinati a perdere i contatti con le situazioni critiche e con la base. La nuova Confindustria di Montezemolo dovrebbe avere la lungimiranza di capire che queste innovazioni si possono fare insieme. La precedente gestione imprenditoriale, nel segno del tanto peggio tanto meglio, non ha pagato poi molto. La Confindustria non credo abbia interesse a mantenere un quadro contrattuale così deteriorato».

      E la rappresentanza?

      «Le due cose sono intimamente legate. La rappresentanza serve per contrattare e quindi si rafforza automaticamente se c’è un modello contrattuale giusto, che funziona. Resta il fatto che Maroni fa uscite irresponsabili perché di fronte a situazioni così delicate non può dire che lui tratta con i Cobas».

      I sindacati fanno fatica a gestire i conflitti…

      «Questo è vero e penso che questa preoccupazione sia condivisa anche dai confederali. Adesso stanno cercando di mettere le toppe ma il mio consiglio è di andare oltre. Partendo da un contratto territoriale o nazionale».

      Una sorta di federalismo contrattuale?

      «Esattamente. In fin dei conti a Melfi 10 anni fa venne attuato un contratto ad hoc, svincolato dal nazionale, e adesso è giusto adeguarlo. Come si fa a definire Melfi lo stabilimento più produttivo del gruppo e poi pagare i dipendenti il 20% meno degli altri? Il federalismo contrattuale significa anche pagare di più chi produce di più».

      Il contratto firmato dagli artigiani con Cgil, Cisl e Uil potrebbe essere pilota?

      «E’ una ottima strada e mi fa piacere che Guglielmo Epifani si sia deciso a siglarlo. Vale soprattutto per il mondo delle piccolissime imprese ma, modificato, va bene per tutti».

      Nel caso Alitalia sarebbe cambiato qualcosa?

      «Assolutamente no, è un caso più complicato. La crisi della compagnia di bandiera è dovuta a motivi strutturali».

      Perché ai sindacati la protesta è sfuggita?

      «Perché nel mondo Alitalia ci sono sindacati di mestiere come i piloti, tipico dei trasporti, e quindi tutto si complica. In questo caso più del contratto pesa la rappresentanza».

      La formula giusta?

      «Quella del pubblico impiego attuata nel 1998 dal sottoscritto, dal ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini e dal povero Massimo D’Antona. Il peso del singolo sindacato si basava sia sulle elezioni che sul numero degli iscritti. Un mix che finora ha funzionato e che mi sembra una buona via di mezzo. I sindacati potrebbero partire da qui con i dovuti adattamenti».

      A rivedere i sistemi di elezione interni la Cisl non rischia di soccombere alla Cgil?

      «Dipende da come li si fa».

      Prevede interventi di legge?

      «Prima le parti fanno una intesa, viene sperimentata e, se funziona, arriveranno le norme di legge».

      I più sordi a questi cambiamenti?

      «Sul contratto la Cgil, sulla rappresentanza la Cisl. Quindi l’ideale per trovare un compromesso. E tutti e due sembrano disponibili».
Roberto Bagnoli