“Intervista” Treu: una cellula br alla Zanussi me l´hanno raccontato i dirigenti

22/07/2002


 
LUNEDÌ, 22 LUGLIO 2002
 
Pagina 22 – Interni
 
L´INTERVISTA/2
 
L´ex titolare del Lavoro: gruppi isolati, vent´anni fa avevano un tessuto sociale
 
Treu: una cellula br alla Zanussi me l´hanno raccontato i dirigenti
 
 
 
caso biagi
Trovo insopportabile che si strumentalizzi la tragedia di chi per me era un amico
nord est
La ricomparsa delle minacce non è legata alla tensione e ai conflitti sociali
 

ROMA – «I dirigenti della Zanussi me l´hanno detto il giorno prima del ritrovamento del volantino terrorista: "Nelle nostre aziende ci sono nuclei br, dentro o vicino». Tiziano Treu, ex ministro dei governi di centrosinistra, senatore della Margherita, lo racconta con angoscia. Dalla morte di Biagi, a Treu è stata istituita una protezione, essendo ritenuto uno dei politici "a rischio". «E questo accade mentre i rapporti sindacali nelle aziende venete sono migliorati – continua – tanto che la Cgil ha recuperato e fatto l´accordo unitario alla Zanussi su temi importanti, ad esempio sulla flessibilità».

L´allarme terrorismo alla Zanussi già c´era quindi?


«A quanto mi risulta sì. Di segnali inquietanti nelle varie unità Zanussi aveva parlato il direttore del personale. Ma io personalmente ho raccolto l´allerta di un gruppo di dirigenti, la settima scorsa: o dentro o vicino le nostre unità ci sono brigatisti».


Lei senatore Treu, aggiunge che l´allerta terrorismo si accompagna però a un clima sindacale decisamente migliorato nel nord-est.


«Questo è un fatto importante. Significa inoltre che la ricomparsa delle minacce terroriste non è legata al clima sindacale, alla tensione e ai conflitti sociali. Poiché si sono fatte e si continuano a fare tante strumentalizzazioni sull´argomento, è una prova ulteriore che è davvero arbitrario stabilire dei nessi tra i conflitti sindacali e il terrorismo».


Lo stillicidio di volantini dell´ultima settimana, sia quelli alla Zanussi di Forlì e di Pordenone, alla Fiat di Termoli e ai giornali veneti con le minacce al ministro Alemanno e ai sindacalisti Trerè e Musi, sia gli altri siglati dai Nuclei territoriali antimperialisti (Nta), sono un segnale di recrudescenza?


«L´impressione è che siano veramente gruppi di individui isolati mentre vent´anni fa si nutrivano di un tessuto sociale che li incoraggiava. Ora non credo che abbiano alcuna valenza sociale o politica. E insisto, sono isolati. Proprio perché sono così pochi, perché non hanno ramificazioni è più difficile trovarli».


Hanno ucciso Marco Biagi quattro mesi fa, e Massimo D´Antona due anni fa: saranno gruppi marginali ma pericolosi, non crede?


«E si sono fatte molte, troppe strumentalizzazioni in particolare sull´omicidio Biagi, invece di pensare a trovare gli assassini».

Lei, di Biagi era amico.

«Un amico, che conoscevo da più di vent´anni… Anche per questo trovo insopportabili le strumentalizzazioni sulla sua morte fino all´ultima vicenda della "malaparola" di Claudio Scajola. Ma bisognerebbe pensare una cosa sola: troviamo gli assassini di D´Antona e di Biagi. D´altra parte cerchiamo di continuare in una linea di unità sindacale perché è una risposta al terrorismo».


Nei confronti di Cofferati, della Cgil e dell´irrigidimento sull´articolo 18 lei e il suo partito, la Margherita, siete stati critici.


«Sì, perché penso che in quei casi bisogna andare a trattare. Non vuol dire che poi si accetta tutto. E infatti come Margherita abbiamo ritenuto opportuna la trattativa condotta da Cisl e Uil ma non abbiamo approvato la deroga all´articolo 18 come non approviamo il Dpef».
(g.c.)