“Intervista” Treu: «Si rischia di sfasciare la politica dei redditi»

02/09/2002







(Del 2/9/2002 Sezione: Economia Pag. 10)
L´EX MINISTRO DEL LAVORO DENUNCIA: SONO NUMERI TRUCCATI
«Si rischia di sfasciare la politica dei redditi»
Treu: si continuano a dare cifre poco credibili «Così i conti italiani peggioreranno ancora»

intervista

Mario Sensini



SE il governo vuol dare una prova di rigore sul fronte della finanza pubblica rischia la fine della politica dei redditi.
Se cede alle richieste salariali dei sindacati si trova un´altro bello squarcio nei conti publici».
Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro, oggi deputato della Margherita, ammette che nella partita per i rinnovi contrattuali
nel pubblico impiego il governo ha di fronte «un bel dilemma».
«Diciamo due alternative davvero poco piacevoli cui era meglio non arrivare davanti».

Come finirà la stagione dei contratti?

«Io sono pessimista e mi dispiace. Certo, per noi dell´opposizione se il governo sbaglia è più facile criticare.
Ma mi dispiace perché qui rischia di andarci di mezzo tutto il sistema, e come cittadino la situazione non può
che preoccuparmi».

Pensa alla tenuta dell´accordo sulla politica dei redditi del `93?

«Quell´accordo si è retto per dieci anni perché tutti hanno giocato lealmente e a carte scoperte.
Se ora si cominciano a cambiare e truccare i numeri, è chiaro che la politica dei redditi rischia di sfasciarsi».

La trattativa per il pubblico impiego intanto comincia in salita…

«E non è che l´inizio, perché il problema sta nel manico. Da un anno a questa parte,
e in un contesto internazionale che suggerirebbe prudenza, il governo sta continuando a dare cifre non credibili
sulla crescita dell´economia. Lo stesso ha fatto nel Dpef con l´inflazione programmata all´1,4% nel 2003».

Il governo sostiene che quello è l´obiettivo e che gli accordi sulla politica dei redditi prevedono che i contratti
recuperino in un secondo momento lo scarto tra inflazione programmata e quella effettiva, non è così?

«Lo spirito dell´accordo del `93 era quello di giocare d´anticipo fissando un tasso di inflazione programmata e un
meccanismo di recupero per dar luogo a comportamenti virtuosi. Il presupposto di tutto, però, è che l´inflazione
programmata sia una cifra ragionevole.
Giocare d´anticipo va bene, ma non con sfasamenti tali che rendono l´obiettivo non credibile.
Con l´inflazione al 2,3% io capirei un target dell´1,8-1,9%, ma l´1,4% non è proprio realistico.
Bisogna tenere conto che l´aumento del prezzo del petrolio ha cominciato a incidere solo nelle ultime settimane,
ma nell´ultimo anno la crescita dell´inflazione è stata dettata unicamente da fattori interni, quindi c´è un problema reale
di recupero del potere d´acquisto».

Il governo ha appena varato un decreto sulle tariffe con il proposito di contenere l´inflazione. Che ne pensa?

«E´ una mossa sbagliata, nociva, perché procrastina di qualche mese lo scatto delle tariffe.
Poi voglio vedere come si fa il project finance e la privatizzazione delle municipalizzate con la spada di Damocle
delle tariffe bloccate».

La Cgil ha già annunciato un nuovo sciopero generale. Crede che la questione dei contratti possa portare anche
Cisl e Uil sul sentiero di guerra?

«La Cisl e la Uil hanno detto subito che l´1,4% non va bene e che loro non hanno mai concordato nulla di simile
con il governo. Dopo la firma del Patto per l´Italia la loro è una posizione delicata, saranno certamente sotto pressione.
Possono rischiare su una cosa come il Patto, ma non credo che Pezzotta e Angeletti possano farlo su una questione
così importante come quella dei salari e dell´inflazione».

A Rimini, comunque, Berlusconi ha dato l´impressione di voler tenere conto delle preoccupazioni dei sindacati
per i rinnovi contrattuali. Buon segno?

«E´ solo il segno che il governo è molto incerto sul da farsi. Che scelga la linea del rigore mi pare una cosa difficile,
perché quello di Berlusconi non dà proprio l´impressione di essere un governo rigoroso, basti pensare al condono,
che anche in Europa sta dando al governo piuttosto un´immagine di lassismo.
Conoscendoli un po´, credo che cercheranno di comprare altri sei mesi di tranquillità aprendo i cordoni della borsa.
Eviteranno lo scontro, avranno un autunno meno caldo, ma avranno fatto un altro danno ai conti pubblici».