“Intervista” Treu: polverone che può diventare un cavallo di Troia

15/10/2007
    sabato 13 ottobre 2007

    Pagina 3 – Primo Piano

    L’intervista

      Treu: un polverone, ma può
      diventare un cavallo di Troia

      «Forse c’è un malinteso, tutti erano d’accordo sui 36 mesi»
      «Chiarimento fra le parti sociali prima delle Camere»

        Stefania Tamburello

        ROMA- Tiziano Treu, senatore della Margherita, si dice sconcertato dal grande polverone suscitato dalle modifiche apportate dal Consiglio dei ministri al protocollo sul Welfare. «Non riesco a capire, non vorrei essere troppo ottimista ma mi sembra si tratti di un grande malinteso ».

        Non crede che il governo abbia in qualche modo sparigliato le carte cedendo alle pressioni della sinistra radicale?

          «Ma no, eravamo tutti d’accordo. Sui lavori usuranti sapevamo che sarebbe stato necessario precisare criteri e numeri ».

          E sui contratti a termine, la mossa del ministro per il Welfare Cesare Damiano, è stata a sorpresa? Perché il governo ha voluto modificare un accordo che ha ricevuto, stando ai risultati del referendum, una valanga di consensi?

            «Avevamo discusso un po’ tutti sulla questione, anche prima di chiudere il protocollo. C’era un’idea condivisa sul fatto che bisognasse porre un limite alle deroghe dei contratti a termine per evitare la eccessiva precarizzazione. Anche la Confindustria mi pare non fosse troppo contraria all’ipotesi di prevedere un solo rinnovo oltre i 36 mesi».

            Non sembrerebbe, vista la durezza del comunicato diffuso dalla Confederazione degli industriali. Non le sembra troppo chiedere la riapertura del confronto solo per un malinteso?

              «La richiesta potrebbe anche rivelare il timore di un eccessivo irrigidimento delle regole sui contratti a termine. Pensi agli stagionali o a chi dopo aver fatto i 36 mesi di lavoro determinato, si ritrova a chiedere un altro impiego magari dopo 4 o 8 anni. Che si fa? il nuovo contratto si somma al precedente?»

              Dà ragione alla Confindustria?

                «No, dico che la scrittura del testo del provvedimento è un rompicapo. Non si capisce bene quali siano le regole e i limiti. L’obiettivo era, come si è detto, di mettere un tetto alla possibilità di proroga per evitare che il precariato si prolungasse all’infinito. E quindi bisognava in qualche modo mettere in evidenza la possibilità di un solo rinnovo. Come pure occorreva chiarire che i sindacati chiamati a dare «assistenza » dovessero essere rappresentativi, e non improvvisati e faciloni.

                Allora?

                  «Nel ritoccare il testo evidentemente sono rimasti in sospeso e incerti alcuni punti».

                  Il governo dovrà insomma riaprire il confronto?

                    «Perché mai? Non credo sia necessario. Penso che le preoccupazioni della Confindustria debbano essere raccolte. Ma credo che basterà un chiarimento nel definire il perimetro della proroga, sciogliendo le incertezze ».

                    E se il chiarimento risultasse difficile, che succede?

                      «Sarebbe opportuno che il chiarimento avvenisse prima dell’apertura della discussione parlamentare. Per avere un testo definito su cui discutere. Ma se così non fosse ci penseranno Camera e Senato a rimettere le cose a posto».