“Intervista” Treu: «Nessuno ha ascoltato Biagi, anche Maroni ha fatto poco»

02/07/2002




02.07.2002
Tiziano Treu: "Nessuno ha ascoltato Biagi, anche Maroni ha fatto poco"

di 
f.l.


 Sacconi ora dice che Biagi non aveva paura. Lo stesso Sacconi aveva accusato Scajola. Che idea si è fatto, senatore Tiziano Treu, dello scontro in atto nel governo?
"Biagi era preoccupato, mi ha manifestato il suo stato d’animo più volte, specialmente quando gli hanno tolto la prima tutela. Con il clima che c’era, con quello che era successo a D’Antona solo un incosciente poteva non aver paura".

Sia Maroni che Sacconi avevano quasi chiesto le dimissioni di Scajola, domenica. Sembrano, al contrario fare un passo indietro dopo la soluzione Berlusconi. Perché?

"Siamo alla burletta. Biagi era attivissimo prima del Libro bianco, dopo, nel dibattito sulla delega. Per questo aveva paura".

Si dava da fare per rinnovare il suo contratto di consulenza, come avrebbe detto Scajola…

"Questa è una vigliaccata. Marco era una persona insistente, precisa, voleva che ogni cosa stesse al suo posto".

Un uomo che aveva timore di essere ucciso aveva un legittimo bisogno di avere ogni cosa al proprio posto…

"Sì ma non si trattava solo di questo. Era appassionato del suo lavoro, per quattro lire".

Ritiene che Maroni abbia fatto abbastanza per tutelarlo?

"Sinceramente se Maroni si è limitato a scrivere una lettera come pare, è un po’ pochino. Se per il suo primo collaboratore che si sente minacciato il ministro si limita ad un atto burocratico… Doveva andarci di persona dal ministro. Se non lo ha fatto, ha fatto poco".

Scajola ha detto: se Biagi avesse avuto la scorta sarebbero morti in tre. Può dire queste cose un ministro dell’Interno?

"Parole gravissime. Non è la prima volta che questo ministro fa considerazioni così sconcertanti. Una volta dice che gli italiani sono sotto minaccia; a Genova ha fatto quel che sappiamo; ora mette le mani avanti. In Parlamento dice che c’era un problema nel suo ministero. Insinuare che le scorte sono inutili o uno status symbol non sono parole da ministro".

Le contraddizioni nel governo sul caso Biagi come le interpreta?

"Siamo davanti ad un governo che è in stato confusionale. Ma non è da oggi. Anche sull’articolo 18 si sono comportati così. In un anno Fini, Maroni e Bossi hanno detto tutto ed il contrario di tutto".

Lei che conosceva bene Biagi, quando ha visto le lettere, il contenuto, le paure, i timori politici, ne ha riscontrato il tratto di Marco Biagi?

"L’unica cosa che mi ha un po’ sorpreso è la presenza delle parole su Cofferati, messe in dubbio dagli stessi autori dello scoop. Che lui soffrisse molto degli attacchi politici di alcuni della Cgil e anche di Cofferati è vero. Così come soffriva gli attacchi di alcuni intellettuali di sinistra. Da qui a dire che Cofferati sia responsabile di qualcosa è ingiurioso solo pensarlo. Io lo dicevo a Biagi: fai delle scelte di carattere politico è chiaro che ti devi attendere degli attacchi politici".

E Biagi cosa rispondeva?

"Se la prendeva a male, ma si rendeva conto che si stava nella normalità".

Ma che queste lettere siano uscite fuori a pochi giorni dall’eventuale accordo separato, dopo una strana escalation di dichiarazioni del governo contro Cofferati non l’ha insospettita?

"È una conferma dei veleni italiani. Sapevamo che era stato lasciato solo. Lì c’è la conferma di questo aspetto: si dimostra a quante persone lo aveva detto. Le novità sono negli attacchi politici. Mi son chiesto a chi giova far uscire queste e- mail, chi le ha volute far uscire".
Conoscendo bene anche Cofferati…

"Cofferati fa la sua polemica politica dura, ma corretta. Con Marco ne avevamo parlato, la polemica dura è fisiologica, ma non c’entra niente con il terrorismo e con le strumentalizzazioni".

Ora Cofferati ha deciso di rimanere in Cgil. Si lega al clima?

"Mi sembra una scelta che in questo momento si può anche capire".

Lei ha detto: gli attacchi politici ci possono stare. Quando lei era ministro ha mai pensato che si potevano collegare con il terrorismo?

"Ho avuto anch’io periodi sotto scorta, ho vissuto il periodo di lavoro con D’Antona, il tragico omicidio. Ma non ho mai pensato che dall’attacco politico potessero venirmi delle pallottole. E non lo penso neppure ora".

Lei è senatore. Quale sarà la sua scelta in Parlamento?. È per le dimissioni di Scajola?

"È importante fare un dibattito in Parlamento e vedere cosa ha da dire il governo. La responsabilità è comune, non solo del ministro. Poi vedremo. Il caso, comunque è molto grave".