“Intervista” Treu: «Marco un riformista ingenuo»

20/03/2007
    martedì 20 marzo 2007

    Pagina 18 – Economia

      L´Intervista

      Parla Tiziano Treu, senatore della Margherita ed ex ministro, che lavorò fianco a fianco con Biagi

        "Marco un riformista ingenuo
        la destra ha alterato quella legge"

          ROBERTO MANIA

          ROMA – «Marco era un po´ ingenuo perché non comprese che il suo progetto, nelle mani di quel governo avrebbe rischiato, come avvenne, di essere alterato». Tiziano Treu, senatore della Margherita, parla con profondo affetto di Marco Biagi, dopo averlo commemorato a Bologna nella sala del consiglio comunale. Lavorarono insieme, progettarono insieme molti interventi sul mercato del lavoro, pur non facendo parte della stessa scuola di giuslavoristi. Li univa, però, una comune cultura politica: «Anche Marco apparteneva a quella razza assai minoritaria dei catto-socialisti, con venature liberali». Cinque anni dopo l´omicidio di via Valdonica, Treu non esita a dire che sarebbe bene non chiamare "legge Biagi" quella riforma approvata nel 2003 perché del giurista bolognese non ha «né l´equilibrio né la completezza». Ma sa altrettanto bene che intorno alla figura di Marco Biagi una parte della sinistra creò un clima di ostilità «inaccettabile».

          Il Presidente Napolitano ha suggerito di approfondire le proposte di Biagi per rendergli il miglior omaggio. Lei è d´accordo?

            «Biagi è stato tirato per la giacca da una parte del centrodestra. È stata presa una parte della sue proposte senza domandarsi se rispecchiasse complessivamente il suo pensiero. Marco, da vero riformista, si era sempre sforzato di combinare flessibilità e tutele. Ma questo equilibrio nella "legge 30" non c´è. C´è al contrario un proliferare di tipologie contrattuali, delle quali non si sentiva per niente il bisogno, e non c´è l´altra parte: gli ammortizzatori sociali e lo Statuto dei lavori. L´estrema sinistra, poi, ha visto nella "legge 30" la causa di tutti i mali. La polemica fu assai dura e oggi è giusto riconoscerlo. Su Biagi va elaborato un giudizio più equilibrato. Lo ha chiesto Napolitano ma anche il presidente del Senato, Franco Marini, nei giorni scorsi. Lo stesso Sergio Cofferati, che in quegli anni fu eccessivamente duro, esprime ora posizioni del tutto equilibrate».

            Cosa cambierebbe della "legge 30", visto che solo una minoranza della sinistra parla di abrogazione tout court?

              «Bisogna sfoltire il numero eccessivo di tipologie contrattuali. Servono poco e facilitano la precarietà soprattutto nel fragile e volatile settore dei servizi. Ma, ripeto, si deve in particolare completare quella riforma con gli ammortizzatori sociali e l´ampliamento delle tutele sia nel posto di lavoro, sia nel mercato del lavoro».

              Non crede che sia stata più la sua riforma, il cosiddetto "pacchetto Treu", anziché la riforma di Biagi a generare la precarietà nel nostro mercato del lavoro? A conti fatti la Biagi è stata largamente inapplicata.

                «Ma no! Sui temi del lavoro, come su altri, continuiamo ad essere provinciali: la flessibilità non la inventano le leggi, la flessibilità nasce con la trasformazione tecnologica. Nell´ormai lontano 1982 Gino Giugni scrisse un articolo proprio sugli effetti che il post-fordismo avrebbe determinato nel diritto del lavoro. Con quindici anni di ritardo arrivò il mio pacchetto. Ma non per estendere la precarietà, bensì per regolare la flessibilità. Disciplinammo il lavoro interinale che, fuori delle regole, già si faceva largamente nel nostro Paese; rilanciammo un po´ il part time. La riforma di Marco si mosse sostanzialmente lungo la stessa direzione con gli eccessi che ho già detto».

                Quali aspetti dell´impostazione di Biagi andrebbero valorizzati?

                  «Tre cose: il metodo del confronto con le buone pratiche europee; la flessibilità legata alla sicurezza perché gli ammortizzatori sociali vanno considerati in una logica di politica attiva del lavoro; la realizzazione dello Statuto dei lavori».

                  Perché, ricordando Biagi a Bologna, ha parlato della possibilità di intese bipartisan sulla riforma del mercato del lavoro?

                    «Perché Marco, e anche in questo forse era un po´ ingenuo, pensava che su questioni di carattere generale si dovesse ricercare un accordo generale tra i due schieramenti, superando le polarizzazioni. L´ho fatto per questo, anche se non credo che siano possibili in questa stagione politica».