“Intervista” Treu: «Ma il sindacato rischia un futuro para-statale»

10/06/2002


LUNEDÌ, 10 GIUGNO 2002
 
Pagina 10 – Interni
 
L´INTERVISTA
 
Tiziano Treu: è ora di cambiare, rappresenta solo i 50enni
 
"Ma il sindacato rischia un futuro para-statale"
 
 
 
gli enti bilaterali
Sono un pericolo, ma in qualche caso servono. Il governo vuole spaccare le sigle
esempio olandese
Se però riesce a gestire pezzi del nuovo Welfare, i suoi iscritti salgono a livelli elevati
 
ROBERTO PETRINI

ROMA – «Il problema è che il sindacato oggi raccoglie il 35 per cento degli attivi, contro il 70-80 per cento dei paesi del Nord Europa. E se scende sotto una certa soglia, se rappresenta solo i cinquantenni della metalmeccanica, non è più utile». Tiziano Treu, ministro del Lavoro ai tempi del governo Prodi e senatore della Margherita entra nel dibattito, sollevato da Repubblica, sul rischio implicito nella delega Maroni sul mercato del lavoro di un «sindacato parastatale».
Senatore Treu, per rimediare al calo di iscritti bisogna gestire provvidenze?
«Bisogna distinguere tra le proposte del governo che possono portare ad una indiscriminata privatizzazione di funzioni pubbliche e quello che dovrà essere un processo inevitabile di partecipazione del sindacato alla gestione di un nuovo Welfare diffuso che deve raggiungere milioni di persone che non stanno più nella fabbrica fordista . Uno studio di Tito Boeri dimostra proprio come in Olanda e nei paesi scandinavi, dove i sindacati accompagnano i lavoratori tipici e atipici, e li aiutano a combattere contro le insicurezze nella vita, gli iscritti sono stabili a livelli molto elevati ».
Tuttavia il rischio di creare una nuova rete di potere, un "sindacato parastatale", resta. Non le pare?
«E´ chiaro che c´è il rischio che al sindacato si attribuiscano anche funzioni che devono restare pubbliche. Guardi ad esempio la formazione professionale: il sindacato non può da solo certificare i risultati formativi, il compito deve esser lasciato allo Stato. Proprio per questo l´Ulivo in Parlamento ha presentato emendamenti al progetto del governo nel senso riconoscere la partecipazione sindacale a questi servizi di Welfare e di formazione ma di limitare la privatizzazione del sistema e riservare allo Stato la verifica degli standard qualitativi e la decisione sull´entità minima delle erogazioni».
Non le sembra che insistere su questo punto da parte del governo sia l´ennesimo tentativo di spaccare il sindacato?
«I tentativi da parte del governo ci sono, ma sono altri. L´idea di un Welfare diffuso c´è anche nello Statuto dei Lavori, che oggi preferiamo chiamare Carta dei Diritti, che abbiamo presentato Amato ed io: questa nostra proposta si preoccupa di estendere garanzie, ammortizzatori sociali e formazione professionale anche ai lavoratori precari e atipici. E su queste intenzioni c´è una ampia convergenza nell´Ulivo. Viene sostenuta dalla Cisl e dalla Uil ma anche la Cgil sta aprendo a questa impostazione. Ad esempio un mese fa le organizzazioni degli artigiani hanno stipulato un accordo, anche con la Cgil, per gestire la formazione professionale e alcuni ammortizzatori sociali che autoamministrano».
Decentrando le funzioni del sindacato non c´è il rischio che si arrivi anche ad eliminare la contrattazione nazionale?
«No, perché gli standard minimi del Welfare in questa visione saranno stabiliti a livello nazionale dalla legge o dal contratto nazionale. Su questo c´è ampio consenso tra di noi».