“Intervista” Treu: il voto è chiaro, la flessibilità rimane

11/10/2007
    giovedì 11 ottobre 2007

    Pagina 4 – Economi

    L’Intervista/2

      Il riformista: buonsenso dai lavoratori l´intesa non si tocca

        Treu: il voto è chiaro
        la flessibilità rimane

          BARBARA ARDU

          ROMA – «Il protocollo sul welfare va approvato in Consiglio dei ministri così com´è, senza modifiche. E va difeso in Parlamento da eventuali attacchi che vogliano stravolgerne il significato». Tiziano Treu, senatore dell´Ulivo e presidente della Commissione lavoro, mette le mani avanti. È pronto a presentare con altri senatori dell´Ulivo i "suoi" emendamenti per sbarrare la strada a chi vorrebbe snaturare il protocollo.

            Dunque qualcosa si può modificare?

              «Si può fare qualche aggiustamento, ma solo in aula e solo a certe condizioni. Siccome però ci sono evidenti pulsioni da parte della sinistra radicale per stravolgere il protocollo noi lo difenderemo. Modificarlo significherebbe irrigidire nuovamente il mercato del lavoro. Tra l´altro mi sembra che il risultato del referendum sia stato chiaro: hanno vinto i "sì". I lavoratori hanno dimostrato buon senso, com´era prevedibile».

              Nelle grandi fabbriche e tra i metalmeccanici però sembrano prevalere i "no".

                «Si tratta di dati parziali, ma è pur vero che tra i metalmeccanici ci sono stati molti "no". È anche facile immaginare il perché. Sono realtà produttive in cui il disagio è maggiore, è normale trovare una certa resistenza. Credo però che questi "no" siano stati espressi su due punti del protocollo: l´innalzamento dell´età pensionabile e la definizione di lavoro usurante. Anch´io penso che si poteva fare meglio sulle pensioni. Non è invece credibile pensare che nelle grandi fabbriche gli operai siano più sensibili alla precarietà che altrove».

                Che aggiustamenti ritiene possibili e su quali punti?

                  «Sui contratti a termine, sui lavori usuranti e sullo staff leasing».

                  Cominciamo dai contratti a termine

                    «La norma è scritta in modo ambiguo. Bisogna renderla più chiara partendo dal presupposto che il blocco dei 36 mesi, oltre i quali non si può andare, è sacrosanto».

                    Ma superabile. Basta l´ok di un rappresentante sindacale per andare oltre. Cosa propone?

                      «Che siano i sindacati più rappresentativi a consentire la deroga e che questa sia possibile solo in casi particolari».

                      Un esempio?

                        «Quando dopo 36 mesi un aumento della produzione richieda altri due mesi di contratto. Si arriva così a 38, ma senza andare oltre».

                        Poi c´è la questione dei lavori usuranti che danno diritto ad andare prima in pensione

                          «Aver fissato un numero di possibili uscite ogni anno è stato fuorviante. Sarebbe più rigoroso un criterio legato all´aspettativa di vita. È provato per esempio che chi svolge un lavoro notturno per un lungo periodo ha un´aspettativa di vita più bassa».

                          E sullo staff leasing?

                            «Non c´è dubbio che vada aggiustato. Com´è congegnato oggi crea una sorta di schizofrenia tra lavoratore e datore di lavoro».