“Intervista” Treu: «I motivi non mancano, ma la protesta torni unitaria»

21/10/2002

          sabato 19 ottobre 2002

          l’intervista
          Tiziano Treu

          «Ho apprezzato le recenti dichiarazioni di Guglielmo Epifani. Io dico: ricominciamo a trovare motivi di convergenza, perché esistono nei fatti»
          «I motivi non mancano, ma la protesta torni unitaria»

          Gli emendamenti dell’Udc alla Finanziaria sono per noi della Margherita
          assolutamentegiusti

          ROMA
          Professor Treu, qual è il suo
          giudizio sulla giornata di sciopero?
          Luigi Angeletti, per esempio,
          ha parlato di sciopero inutile
          e diseducativo per i lavoratori…

          Francamente il giudizio di Angeletti
          mi sembra eccessivo. Io mantengo
          le cose che ho sempre detto, perlomeno
          da quattro mesi: che cioè a suo
          tempo sarebbe stato meglio coltivare
          la prospettiva di una battaglia unitaria.
          Credo anche che all’epoca si sia
          trattato di una valutazione saggia, visto
          che i motivi della polemica e della
          battaglia contro il governo non hanno
          fatto che aumentare. Oggi appare
          sempre più evidente che siamo in pre
          senza di parecchi motivi oggettivi di
          protesta, come stanno verificando
          quegli stessi che hanno firmato il Patto
          per l’Italia.

          A quali motivi si riferisce?

          Penso al Mezzogiorno, ai contratti
          che rischiano di non essere rinnovati,
          penso alla Fiat.

          Ritiene quindi che la giornata
          di ieri sia stata in qualche modo
          il punto di arrivo finale della
          divisione sindacale, che da
          oggi si possa finalmente cominciare
          a ricostruire l’unità?

          Non so se questo accadrà, ma mi
          sento senz’altro di auspicarlo. Penso
          che si debba lavorare in questo senso,
          ed è per questo che ho apprezzato le
          recenti dichiarazioni di Guglielmo
          Epifani. Io dico: ricominciamo a trovare
          motivi di convergenza, perché
          esistono nei fatti. Mi rendo conto che
          la china da risalire è tutt’altro che agevole,
          ma bisogna farlo, per quanto faticoso
          possa apparire. Bisogna farlo anche
          per un altro motivo: temi come
          Mezzogiorno, Fiat, contratti si prestano
          poco a bracci di ferro o a dispute a
          sfondo ideologico. Si tratta di questioni
          concretissime e complicate, talvolta
          drammatiche, che hanno bisogno
          vitale dell’unità sindacale.

          Come valuta gli emendamenti
          alla finanziaria presentati dai
          centristi dell’Udc?

          La Margherita ha già avuto modo
          di dire che li considera assolutamente
          giusti. Certo, si apre una contraddizione
          nella maggioranza di governo. Ma
          al di là di ogni considerazione politica
          vorrei sottolineare innanzitutto la pertinenza
          di quegli emendamenti nel merito, in
          particolare per quel che riguarda
          il Mezzogiorno. Mi sono trovato
          ieri nel Sud ad un’assemblea nella
          quale mi son sentito dire: meno
          male che non c’è solo Bossi, che non
          c’è solo Tremonti in questo governo,
          meno male che c’è anche Tabacci.

          Come valuta l’idea, avanzata ieri
          da D’Alema, di favorire sul
          piano fiscale una ricapitalizzazione
          della Fiat con appositi disincentivi
          per investitori istituzionali,
          come è stato fatto per
          esempio in Francia senza che
          l’Unione europea trovasse nulla
          da ridire?

          Così sui due piedi mi sembra
          senz’altro una proposta che meriti
          approfondimento.
          Certo è che la Fiat ha assoluto bisogno
          di investimenti, ma la prima condizione
          è quella dell’esistenza di un vero piano
          di rilancio. Se questo ci fosse, credo che
          non sarebbe impossibile trovare
          investimenti privati.
          In altre parole l’importante è che
          non vi sia alcun condono in bianco,
          altrimenti si rischia di commettere
          l’errore che si fece con la siderurgia:
          tenere in vita un moribondo con grande
          profusione di denari pubblici. No,
          con la Fiat non si può. Per questo
          credo che il primo passo sia un vero
          piano di rilancio.

          g.v.