“Intervista” Treu: «I collaboratori? Vanno tutelati, però senza rigidità»

31/05/2002

31 maggio 2002



L’ex ministro del Lavoro Treu: dare il reintegro a tutti è sbagliato, modulare la protezione

«I collaboratori? Vanno tutelati, però senza rigidità»


Il referendum è una forzatura ideologica che va contro la storia, le soglie ci sono in tutta Europa

      ROMA – «Sono d’accordo che è eccessivo caricare l’articolo 18 di valori come la dignità della persona umana ma Ichino sbaglia accusando il nostro Statuto dei lavori di restare in mezzo al guado perché noi, in realtà, proponiamo di graduare le tutele». Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro del governo Prodi e autore con Giuliano Amato di un nuovo Statuto dei lavori, risponde alle osservazioni fatte dal professor Pietro Ichino, proprio sul Corriere , che invita i Ds e Margherita a procedere sulla strada delle riforme del mercato del lavoro.
      E spiega come «l’articolo 18 non è un diritto sacro e inviolabile ma una forma di tutela che è particolarmente forte nelle grandi aziende e meno nelle piccole e nei co.co.co. (i collaboratori coordinati e continuativi)» .
      Intanto Rifondazione sta organizzando un referendum per estendere a tutti lo Statuto dei lavoratori…
      «E’ una forzatura ideologica che va contro la storia. Tutta Europa ha le soglie. Si può discutere sul livello ma tutti i Paesi, a seconda della loro storia, hanno questo meccanismo. In Germania, per esempio, la soglia è di 5. Insomma le sfumature sono diverse ma voglio arrivare a un concetto: sono tutti barbari quelli che hanno messo una soglia?».

      Anche la Cgil avrebbe chiesto di estendere lo Statuto ai co.co.co. Cosa ne pensa?
      « Attenzione perché lo fa in modo molto ambiguo: chiede di estendere a questa categoria dei lavoratori l’insieme delle tutele. Il che non vuol dire tutte le tutele. E sull’articolo 18 loro restano sul vago perché sarebbe paradossale prevedere il reintegro anche per i co.co.co».
      Il vostro Statuto in che modo affronta le tutele?
      «La nostra posizione è molto lineare: le tutele vanno graduate. Le piccole imprese non reintegrano ma indennizzano, i co.co.co. vengono indennizzati con diversi gradi di tutela a seconda del loro rapporto con l’azienda. Nessuno resta abbandonato a se stesso».
      Con questi progetti non aumenta la flessibilità ma si va nella direzione opposta. Non crede?
      «Si tratta di decidere se i due milioni di co.co.co. vanno abbandonati alla legge della giungla o li proteggiamo con tutele come la maternità, la malattia, una pensione migliore e un indennizzo nel caso di allontanamento senza giusta causa. Queste cose io non le chiamo rigidità ma un minimo di garanzia, di diritti civili».

      Non avete previsto di alzare la soglia dei 15 dipendenti?

      «Tutto è discutibile. Anche le soglie e la scelta dell’indennità al posto del reintegro. Del resto io stesso due anni fa feci una proposta per seguire il modello tedesco che prevedeva l’opzione (reintegro o indennità). Ma queste cose si possono fare solo col consenso e adesso non ci sono le condizioni».
Roberto Bagnoli


Economia