“Intervista” Treu: «Basta ultimatum al governo»

12/09/2007
    mercoledì 12 settembre 2007

    Pagina 2 – Primo Piano

    L’EX MINISTRO TREU

      «Basta ultimatum al governo
      Solo piccole modifiche, forse»

        «Non credo in un effetto a catena, il protocollo reggerà al voto dei lavoratori»

        Gianna Fregonara

        ROMA — «Incredibile».

        Incredibile ma atteso il no della Fiom, senatore Treu.

        «Se diamo per scontato il pregiudizio contro questo accordo, che invece migliora le condizioni dei lavoratori, allora era scontato ». Il padre della prima riforma del lavoro dell’Ulivo, dieci anni fa, oggi senatore della Margherita, non crede che dallo stop della Fiom discenda un ultimatum per il governo né una bocciatura del protocollo di luglio e continua a ostentare ottimismo, perché «nessuno sarà così irresponsabile da far cadere il governo su questo provvedimento, che è il primo grande progetto di riforma sociale dopo anni di chiacchiere. Non capisco come si possa bocciare un accordo così, lo possono fare giusto perché si parlano tra di loro».

        Terrete conto di questo no, cambierà qualcosa?

        «In Parlamento si farà un esame complessivo, tenendo conto della consultazione ampia tra i lavoratori che si svolgerà in queste settimane e che mi auguro finirà con un ampio consenso. Qualche aggiustamento è comunque possibile: si vuole modificare lo staff leasing, che è stato sopravvalutato ed è diventato una pietra dello scandalo? Cercheremo di migliorarlo, altrimenti lo aboliremo. C’è poi la deroga al limite per i contratti a termine, vedremo. Ma quel che è certo è che se si dovesse bocciare questo progetto, cosa che non credo avverrà, non si ricomincia da zero: abbiamo lavorato per mesi, per cosa, per tornare allo scalone?».

        Teme un effetto domino? In fondo Epifani qualche difficoltà l’aveva già mostrata a luglio.

        «Non esiste solo la Fiom nel mondo! Non credo proprio che ci sarà un effetto a catena. Il segretario della Cgil Epifani ha firmato con riserva, è vero, ma poi non ha mollato di un centimetro. Penso che reggerà perché avrà milioni di persone dalla sua parte. Nessuno sarà così irresponsabile da far cadere il governo».

        Neanche Rifondazione, che da luglio sta cavalcando la protesta contro questo protocollo?

        «Non credo che ci sia il clima di un nuovo ’98. Non credo che Rifondazione voglia smantellare l’accordo. Magari cambiare qualcosa, questo sì. Il protocollo migliora nel suo complesso le condizioni di quei lavoratori che loro vogliono rappresentare. La riforma dello scalone è meglio dello scalone medesimo. E chi, come la Fiom, sostiene il contrario, non sa fare i conti. C’è poi il riscatto della laurea praticamente senza costi per i giovani, più i piccoli ponti per chi passa da un lavoro all’altro, ci sono i limiti e gli aumenti per il lavoro precario. Sono cose concrete, per la prima volta».

        E invece, a due mesi di distanza, si discute se e come cambiare…

        «Io credo che avremo una larga adesione dalla consultazione tra i lavoratori. E comunque non si ricomincia da zero, lo ripeto ».

        Questo no apre un nuovo capitolo del confronto tra riformisti e radicali e mette un’ipoteca sulla possibilità di fare riforme da sinistra?

        «Neanche per sogno. Finora noi riformisti abbiamo retto e vogliamo rilanciare nella Finanziaria, che sarà una manovra di forte carattere sociale, con anche la riduzione di alcune tasse. E speriamo con la riduzione delle spese: se devo dire, più del no della Fiom mi preoccupa la difficoltà che abbiamo nel ridurre le spese dell’amministrazione per poter alleggerire la pressione fiscale».