“Intervista” Treu: «Adesso il vero rischio è far fallire le riforme»

18/03/2002






intervista
Roberto Giovannini


(Del 17/3/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
L´EX MINISTRO TREU: NON VOLEVO CAMBIARE L´ART. 18
«Adesso il vero rischio è far fallire le riforme»

ROMA SI rischia che le riforme vere non si facciano più. E che si avvii una fase di conflitto che potrebbe danneggiare l´economia italiana». Persino una «colomba» a tutta prova come il senatore della Margherita Tiziano Treu (ministro del Lavoro con Prodi) non si capacita della decisione del governo di aprire una guerra sui licenziamenti col sindacato, su una misura che «non avrà alcun effetto positivo sull´occupazione».

Insomma, nel governo hanno vinto i «falchi»?

«Non c´è dubbio. Nell´Esecutivo c´erano anche anime più "dialoganti", ma si è deciso di fare della questione – al di là del merito, che è poca roba – un terreno su cui sconfiggere il sindacato. Noi "trattativisti" avevamo detto che c´erano e ci sono tante cose più importanti da discutere: lo Statuto dei Nuovi Lavori, il miglioramento dei servizi per l´impiego, l´estensione delle tutele nel mercato».

Per dieci anni in Italia ha funzionato il sistema della concertazione. Adesso, cosa succederà?

«La concertazione ha avuto grandi successi anche perché c´erano governi che ci credevano. Il governo Berlusconi fin dalle prime battute ha dimostrato di non crederci, al di là delle parole. La rottura è totale: si passa da un metodo di gestione consensuale a uno quasi thatcheriano, o molto unilaterale. Se si continua così – sempre che qualcuno, e penso ai moderati della Cdl, non ci ripensi – è probabile che si apra una fase di scontro. Potrebbe saltare anche la moderazione salariale, con l´esplodere di una "guerriglia" rivendicativa, azienda per azienda, settore per settore».

Senatore Treu, sull´art.18 è stato chiamato in causa da Berlusconi e Maroni…

«Avrebbero affermato che io avrei proposta una riforma ancora più radicale dell´articolo 18, addirittura anche abolendo l´indennizzo per i licenziati… È assolutamente falso. Nel libro di cui si parla, nella mia azione politica, io ho proposto tutt´altro: una politica di riforma del mercato del lavoro che abbia al centro una vera rete di sicurezza, ammortizzatori sociali efficienti e diffusi. Una riforma che purtroppo il centrosinistra non è riuscito a portare a compimento, per più ragioni. Una volta realizzata questa rete di protezione, si poteva pensare a una riforma dell´articolo 18 in senso "flessibile": valorizzando l´arbitrato, e consegnando all´arbitro (o al giudice) la possibilità di scegliere caso per caso se sia più opportuno ordinare la reintegra o l´indennizzo per il licenziato. Mai si è pensato di abolire la reintegra, che ha un valore deterrente, e che esiste anche in Europa. Un´operazione riformista, che adesso, di fronte a uno scontro così, ovviamente non è più possibile».

Adesso è nero o bianco. Anche voi vi schierate?

«Noi della Margherita aderiamo alle iniziative del sindacato, perché noi che siamo sempre stati per la trattativa riteniamo che debba essere respinto questo attacco. Il metodo è importante, non si può andare allo scontro sociale».

Il governo motiva le sue mosse con la necessità di creare più occupazione.

«Ci sono fior di studi, persino dell´Ocse, che dimostrano che non c´è nessuna relazione automatica tra interventi su licenziamenti e aumento dell´occupazione. Tanto è vero che nel Nord del paese c´è la strapiena occupazione anche con l´articolo 18. Dire che le aziende italiane non vanno oltre la soglia dei 15 dipendenti perché temono di non poter licenziare non sta né in cielo né in terra. Il problema della debolezza dell´imprenditoria italiana ha radici ben diverse. Dire che si vogliono favorire i giovani o i "sommersi" agendo sull´articolo 18 è una volgare scusa. L´idea di battere il "nero" in questo modo, o con le esenzioni fiscali, è un´ulteriore bufala».