“Intervista” Trerè: ora si capirà la paura di Biagi

22/07/2002







(Del 21/7/2002 Sezione: Interni Pag. 4)
PARLA IL SEGRETARIO CONFEDERALE DELLA CISL NEL MIRINO
Trerè: ora si capirà la paura di Biagi

ROMA

GRAZIANO Trerè è segretario confederale della Cisl dal `94, è stato responsabile organizzativo del sindacato di Via Po, e purtroppo non è nuovo a minacce e intimidazioni. «Beh, ecco altri volantini – racconta il sindacalista – è dal settembre del 1999, dopo l´assassinio di Massimo D´Antona che va avanti questa storia, che com´è nel mio carattere ho sempre affrontato evitando ogni enfasi… ma che non è certo piacevole. Tra l´altro, non è un caso che le persone che vengono chiamate in causa in questi documenti, come me e i miei colleghi di Cgil e Uil, siano quelle che lavorano per costruire».

Lei vive da anni sotto scorta. Le è stata rafforzata, dopo queste ultime vicende?

«La scorta ce l´ho dal `99, dopo le minacce che giunsero a seguito dell´omicidio D´Antona. Poi c´è stato un periodo in cui era stata ridotta, e a un certo punto addirittura annullata. Come il povero Marco Biagi, non ho potuto fare a meno di domandarmi che cosa stesse succedendo. Non erano servite a nulla nemmeno le richieste ufficialmente formulate dal ministro dell´interno Scajola dal segretario generale della Cisl Pezzotta. Poi, il 25 gennaio 2002 è arrivato un altro volantino con minacce in Cisl, e la tutela è stata ripristinata».

Ha visto i documenti a firma terroristica di cui si parla?

«Uno, quello arrivato a Termoli, a Pordenone e alla Zanussi, parla anche di me. L´ho saputo, ero in giro, ma sono stato avvertito di questo volantino firmato Br, che poi ho visto. C´è l´altro, arrivato a Padova e firmato NTA, un testo più generale, politico, ideologico, che si attribuisce la paternità dei delitti D´Antona e Biagi, e che non fa nomi di persone né di organizzazioni sindacali. Non c´è la parola "sindacato"».

Che ne pensa dell´azione delle forze dell´ordine e dei magistrati contro i terroristi?

«C´è poco da dire. Come tutti, ho letto sui giornali le indicazioni del Comitato parlamentare sulle scorte, dopo di che sabato sono arrivati i volantini. Che per alcuni sono poco attendibili, però arrivano nelle aziende dove una volta c´erano le vecchie Br. È chiaro che c´è un clima poco bello».

Ha letto il resoconto del confronto tra Marco Biagi e la Pastorale sul Lavoro della Cei?

«È dentro un dibattito che attraversò anche la Cisl. Sulla vicenda Biagi, mi pare che il professore sia diventato per un´area politica un punto di riferimento univoco, per altri è quasi demonizzato. Ma Biagi era un intellettuale che aveva delle opinioni, e il Libro Bianco aveva spunti interessanti e cose non condivisibili».

Conosceva Biagi?

«Sì. Collaborava come altri studiosi a un istituto di ricerca della Cisl dell´Emilia Romagna. L´ho conosciuto come una persona tranquilla: per questo rimango perplesso quando se ne enfatizza esageratamente la figura, o lo si accusa di ogni iniquità. Negli ultimi mesi, quando l´ho incontrato, l´ho trovato molto innervosito, segnato dalla tensione, terrorizzato. Per questo sarebbe bene cercare di capire cosa determinava questo terrore».

Secondo lei questi messaggi dei terroristi come devono essere interpretati?

«C´è solo da tenere alta la guardia, ed evitare di determinare con parole o segnali sbagliati la crescita di un humus su cui possono prosperare semplici mitomani come coloro che invece veramente agiscono su un terreno eversivo».

Colpisce, come nei documenti dei terroristi, vi siano riflessioni, informazioni e conoscenze approfondite…

«Dalla lettura di questi documenti io traggo l´impressione – come già avvenne dopo gli omicidi di D´Antona e Biagi – che gli autori siano persone molto informate. Forse, molto vicine agli ambienti sociali, del ministero del Lavoro o del sindacato. L´abbiamo detto tante volte: c´è un livello di conoscenza che va al di là delle notizie che si possono leggere sui giornali».

Come contrastare questi personaggi?

«Evitando la superficialità, comprendendo che se si abbassa la guardia – rispetto al fenomeno terroristico o rispetto ai potenziali obiettivi – la situazione può diventare pericolosa. Anche il mondo dell´informazione deve trattare questi temi con equilibrio e serietà, evitando di diventare un megafono per costoro. C´è una sottovalutazione del fenomeno terroristico, che viene affrontato in modo routinario, o considerato un problema di ordine pubblico. Ma proprio in momenti così complicati della vita del paese si deve stare molto attenti».