“Intervista” Trentin: «Sindacati con le spalle al muro i lavoratori non avranno voce»

04/06/2002


MARTEDÌ, 04 GIUGNO 2002
 
Pagina 9 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Parla l´ex segretario Cgil, Trentin: il governo vuole evitare il referendum sull´art.18
 
"Sindacati con le spalle al muro i lavoratori non avranno voce"
 
 
 
un appello Cisl e Uil dicano che oltre il 15 luglio non si tratta e si consulti la gente
le imprese Ideologia sbagliata della Confindustria che collega l´art.18 con l´occupazione
 
ROBERTO PETRINI

ROMA – «Una manovra, una manovra cucita con le corde e non con i fili…». Bruno Trentin, padre nobile del sindacato italiano, è amareggiato e preoccupato: sente puzza di trappola, di un´operazione per mettere la Cgil con le spalle al muro e per dare scacco a tutte e tre le confederazioni.
Una manovra contro Sergio Cofferati?
«Non solo Cofferati ma la Cgil è al centro di questa manovra».
Che genere di manovra?
«E´ chiaro. Si è costruita una soluzione transitoria per mettere la Cgil di fronte ad una sorta di "fatto compiuto". Più che a costruire una soluzione si va a sancire un´intesa di fatto entro la fine di luglio, impedendo la consultazione dei lavoratori. Avvenne qualcosa di simile nel ’92 quando un grosso limite all´intesa raggiunta fu quello di non poter consultare la gente. Ma almeno allora c´era una grossa emergenza economica».
La Cisl e Uil tuttavia hanno accettato.
«Mi auguro che Cisl e la Uil dicano che oltre il 15 luglio non si tratti ma si consulti la gente. Perché si deve capire che, se i tempi sono questi, vuol dire che il governo pensa ad un´iniziativa legislativa nel tardo autunno in modo da impedire un referendum nel 2003».
Pensa che Angeletti e Pezzotta possano fare marcia indietro?
«Mi auguro un ripensamento da parte della Uil e della Cisl, perché l´attacco è rivolto tutte e tre le confederazioni anche se oggi passa attraverso un tentativo di isolamento della Cgil. Mi auguro che la reazione della gente faccia toccare con mano la portata di questa deriva».
Un momento buio, Trentin?
«Voglio essere ottimista. L´iniziativa della Cgil di partecipare agli altri tre tavoli, su fisco, Mezzogiorno e lavoro sommerso, renderà difficile la confezione di un pacchetto nel quale si insinui la violazione dell´articolo 18. Su questi tre punti infatti ci dovrebbe essere una posizione unitaria delle tre confederazioni e dunque l´intera manovra sull´articolo 18 si restringerebbe ad uno scambio di qualche misura sugli ammortizzatori sociali contro la manomissione di un articolo che le tre confederazioni si erano impegnate a respingere. Rendendo evidente, in questo modo, l´ineguaglianza dello scambio».
Chi ha aderito al verbale sostiene che lo scorporo dell´articolo 18 dalla delega è una retromarcia di fatto del governo e rileva che viene riaffermata l´importanza degli accordi del luglio ’93 sulla concertazione. Lei cosa risponde?
«Il primo è un bisticcio che spero verrà chiarito: nelle prossime settimane si vedrà se il disegno di legge avrà una rapidità di attuazione maggiore della stessa legge delega. Quanto agli accordi di luglio il riferimento contenuto nel verbale sancisce la fine di un atteggiamento arrogante, ma è fittizio anche se significativo perché, fino a qualche mese fa, gli esponenti del governo davano per morta la concertazione».
Il presidente della Confindustria D´Amato tuttavia insiste: l´abolizione dell´articolo 18, dice, porterà centinaia di migliaia di posti di lavoro. E anche Fazio sembra ancora invocare flessibilità.
«Quella della Confindustria è una ideologia sbagliata: senza mai poterlo dimostrare, l´organizzazione degli industriali ha collegato la manomissione dell´articolo 18 con un aumento dell´occupazione. Invece l´ultima «Relazione» della Banca d´Italia, contrariamente a quello che sostiene la Confindustria, rileva che in Italia la conflittualità è più bassa che in Europa proprio per il valore di deterrente che ha l´articolo 18».
Che rischi si corrono?
«Quello di un conflitto aperto nel paese, di una recrudescenza della conflittualità sociale. Entro la fine dell´anno ci sono i contratti dei metalmeccanici, e in questo contesto sarà molto difficile che la questione dell´articolo 18 verrà dimenticata. Lo ripeto, io resto comunque ottimista. Penso che prima di luglio determinate contraddizioni delle scelte di oggi saranno insostenibili e che Cisl e Uil se ne renderanno conto».