“Intervista” Trentin: «Il sindacato è un obiettivo»

30/10/2003

 

giovedì 30 ottobre 2003
 
Pagina 3 – Cronaca
 
 
L´intervista
L´ex segretario Cgil: sulle infiltrazioni la guardia è alta
Trentin: «Il sindacato è un obiettivo, sono polemiche strumentali»
          LO SCOPO
          Vogliono colpire le lotte sociali, sostituire lo sciopero con il terrore, inculcare la paura…
          FUORI
          Il terrorismo non ha nulla a che vedere con i contenuti della politica sindacale e del movimento
          GOFFREDO DE MARCHIS

          ROMA – «Il terrorismo non ha nulla a che vedere con i contenuti della politica sindacale e del movimento. L´accostamento è una chiara operazione politica che punta a intimidire e condizionare le rivendicazioni dei lavoratori». Bruno Trentin, segretario generale della Cgil dall´88 al ´94 e oggi eurodeputato dei Ds, risponde prima alla polemica innescata dal centrodestra e poi alle parole di Sergio Segio a Repubblica.
          L´ex terrorista di Prima linea denuncia le possibili infiltrazioni brigatiste nel sindacalismo di base e nei movimenti. Lei che ne pensa?
          «Segio non scopre nulla di nuovo. Che il vecchio terrorismo cercasse ogni occasione di infiltrarsi nelle cellule di base sindacali lo abbiamo mille volte constatato e mille volte combattuto. Guido Rossa è morto per aver denunciato la distribuzione di volantini di un altro lavoratore della sua azienda…».
          Oggi la guardia del sindacato è alta come allora?
          «È altrettanto alta, se non di più. Per l´esperienza del passato e perché oggi c´è la possibilità di essere meno sorpresi rispetto a 20 anni fa. Il grado di vigilanza è molto maggiore. Non a caso le persone accusate oggi di terrorismo, se partecipano all´attività sindacale, lo devono fare in maniera silente, hanno un ruolo totalmente passivo, nessuno può essere ricollegato a quadri dirigenti delle organizzazioni. Eppoi registro una clamorosa dimenticanza».
          Quale dimenticanza?
          «Bisognerebbe, quando si parla di infiltrazioni, dire che l´obbiettivo principale delle Br è proprio il movimento sindacale e chi si è schierato con le sue lotte come Massimo D´Antona. Lo scopo del terrorismo è ancora quello di colpire le lotte sociali, sostituire lo sciopero con il terrore, inculcare la paura della piazza, degli spazi pubblici. Siamo sempre all´idea di strumentalizzare i momenti di conflitto, di colpire quello che c´è di unitario nelle battaglie sociali.
          Ma è un obiettivo troppo ambizioso per queste nuove Br».
          Lei non crede che ci sia una continuità tra vecchio e nuovo, dimostrata anche dai soliti canali di infiltrazione?

          «Che i terroristi tentino ancora oggi un reclutamento nelle strutture di base del sindacato, nel movimento e nei centri sociali non mi stupisce. Lì c´è un coacervo di forze alla ricerca di determinati sbocchi che possono essere infiltrati, ma, ripeto, in modo molto passivo. Quelli sono gli ambienti più naturali. Ma non vedo la continuità, il bacino è molto più circoscritto, i brigatisti sono molto più isolati».
          Il centrodestra ha amplificato la denuncia di infiltrazioni attaccando la Cgil e il movimento. Vogliono indebolire la battaglia contro la riforma delle pensioni e contro la Finanziaria?
          «Il centrodestra compie una chiara e strumentale operazione politica. Dovrebbe sapere però che anche sulle pensioni il sindacato è un obbiettivo da colpire».