“Intervista” Trentin: così perdiamo un anno di battaglie

16/01/2003

giovedì 16 gennaio 2003

le interviste
          L’ex leader Cgil: per le piccole imprese vanno individuate sanzioni diverse
          Trentin: così perdiamo
          un anno di battaglie

          Bruno Ugolini
          ROMA «Voler tirare in ballo in questa partita i milioni di piccolissimi
          imprenditori dà l’impressione di una risposta vessatoria da parte dei
          proponenti il referendum. Sarebbe necessario, invece, rispondere a
          governo e Confindustria con un referendum che abolisse, qualora fosse
          confermata, la legge delegata che prevede un’esenzione per l’articolo 18
          nelle aziende sotto un certo numero di dipendenti». Risponde così, Bruno Trentin, parlamentare europeo per i Diesse e presidente della Commissione progetto, all’iniziativa referendaria, ammessa dalla Consulta e concernente l’articolo diciotto sui licenziamenti facili?
          Trentin, qual è il suo parere su questo referendum?
          «L’iniziativa referendaria rischia di compromettere la battaglia stessa, condotta lungo un intero anno, per difendere la permanenza dell’articolo diciotto. La compromette, nella misura in cui investe un campo completamente diverso da quello in cui impera la discriminazione. Un campo rappresentato dalla grande e
          media azienda. Qui è giusto affermare il principio del reintegro nel posto di lavoro, nel caso di licenziamento ingiustificato, inteso come diritto individuale a vedere ristabilito uno stato di rispetto delle norme della legge».
          Non c’è lo stesso problema anche nelle aziende minori?
          «Nella piccola azienda, sotto i quindici dipendenti, bisogna riconoscere
          francamente che i rapporti sono generalmente molto diversi tra imprenditori e lavoratori. Allorché si deteriorano, anche per colpa dell’imprenditore, rimane assai difficile immaginare una convivenza in un’unità produttiva così ristretta.
          Quindi vanno ricercate altre sanzioni, anche molto pesanti, ma che non comportino il reintegro».
          Che cosa comporta l’iniziativa referendaria che intende estendere l’articolo diciotto ovunque?
          «Voler tirare in ballo i milioni di piccolissimi imprenditori italiani in questa partita, dà l’impressione di una risposta vessatoria dei proponenti il referendum, rispetto all’attacco che è stato portato dal governo e dalla Confindustria. Sarebbe necessario, invece, rispondere al governo e alla Confindustria, per esempio con un referendum che abolisse – qualora fosse riconfermata – la legge delegata che prevede un’esenzione per l’articolo diciotto nelle aziende sotto un certo numero di dipendenti.
          Invece di fare questo s’investe una marea di piccoli e piccolissimi imprenditori che tra l’altro non hanno mai sollevato il problema contro l’articolo diciotto».
          Il capo del governo nella conferenza di fine d’anno è sembrato voler dichiarare chiusa la partita sull’articolo diciotto. Non sarebbe un grande risultato per la sinistra sindacale a politica?
          «Altri nel governo, come il ministro Maroni, però hanno smentito, hanno fatto marcia indietro. Certo nel caso il governo dichiarasse ufficialmente di voler rinunciare ad un intervento su questa materia sarebbe un successo».
          E il referendum rischierebbe di indebolire questo successo?
          «Non c’è dubbio. Rischierebbe di comprometterlo».