“Intervista” «Trattiamo senza tabù e non parliamo di declino» (S.Pezzotta)

04/10/2004


        domenica 3 ottobre 2004

        «Trattiamo senza tabù e non parliamo di declino»

        Pezzotta (Cisl): basta melina, tocca a noi e alle imprese prendere l’iniziativa. Ma Confindustria sia coerente

        Mario Sensini

        ROMA – «Basta, la melina m’ha stufato. Io a discutere ci vado anche domattina, a questo punto gli altri facciano come vogliono». Il pressing avviato da qualche settimana sulla Cgil per convincerla a ridiscutere gli assetti contrattuali, prima discreto e via via più incisivo, non ha prodotto risultati. Guglielmo Epifani continua a prender tempo, ma il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, non sembra aver più voglia di aspettare. Soprattutto davanti alla nuova avance di Confindustria, che oggi propone un nuovo patto sociale, un accordo a tutto tondo prima della Finanziaria. «Perdere quest’altra opportunità è come suicidarsi. Il sindacato deve muoversi, deve rischiare di più. Non si può più traccheggiare. Io mi sento ogni giorno più mortificato».

        Mortificato da cosa?
        «Quando sento parlare di declino, quando vedo questo Paese andare veramente alla deriva. Quando sento gli appelli di un uomo anziano e saggio come Carlo Azeglio Ciampi, e mi rendo conto che facciamo una fatica immane a innovare. La gente queste cose le capisce, prima o poi ne chiederà conto al sindacato. Ci stiamo indebolendo. Se non riesce a stimolare la politica, il sindacato muore».

        E servono nuovi stimoli a questa politica?
        «Sì, perché oggi è anchilosata, ripiegata su se stessa, del tutto asfittica. E’ questa l’ora di darsi una mossa. E’ ora che le parti sociali prendano una posizione moderna, di slancio, di rinnovamento. Dobbiamo assumerci insieme alle imprese un nuovo ruolo di guida e di dirigenza. Non possiamo passare il tempo a risolvere i nostri problemi. Gli interessi generali del Paese valgono di più delle nostre piccole cose».

        E proprio oggi Montezemolo vi offre un patto…
        «Poi gli chiederò coerenza, ma per me non ci sono problemi. Ha ragione lui, smettiamo di parlare del declino, ragioniamo dello sviluppo, dell’innovazione».

        Gli chiederà coerenza su cosa?
        «Intanto gli ricordo che la Cisl non ha mai abbandonato il tavolo con la Confindustria, il 14 luglio scorso. Abbiamo visto le loro proposte e fatto le nostre osservazioni. Alle quali, per la verità, ancora attendiamo risposta. Se la Confindustria ci conferma la disponibilità ad aprire anche un tavolo, da gennaio, sul modello contrattuale, io sono pronto a discutere con loro di tutto, senza tabù».

        Quando?
        «Presto, prestissimo. Anche domani».

        Anche senza la Cgil?
        «Secondo me questa è una situazione che richiede anche al sindacato di abbandonare i vecchi preconcetti e rischiare un po’. Non puoi sempre alzarti dal tavolo. Devi restare lì, cercare mediazioni. La situazione economica, la Finanziaria che abbiamo di fronte e che io voglio cambiare, esige che tra noi e le imprese vi sia un confronto prima di andare al tavolo più importante con il governo, quello sulla competitività. Se tra le parti sociali troviamo un accordo sugli ammortizzatori sociali, il sostegno dei redditi delle famiglie più povere, il recupero del fiscal drag, gli incentivi per il Sud, non dovrebbero esserci problemi per nessuno».

        Neanche per Epifani?
        «Non dovrebbero esserci problemi per nessuno. I problemi ci sono quando qualcuno vuole imporre inibizioni e veti. Io vado a discutere, e discuto per me. Rispetto l’autonomia degli altri, come pretendo che gli altri rispettino la mia. Mi piacerebbe, nel sindacato, un confronto libero, senza pregiudizi, né preconcetti».

        I giudizi dei sindacati sulla Finanziaria però coincidono…
        «Anche qui bisogna intendersi. Uno sciopero generale non si nega a nessuno, però anche qui è questione di metodo. Dobbiamo prima individuare le nostre priorità alternative a quelle del governo. Questo è il problema, prima stabiliamo le priorità, poi possiamo fare anche ventiquattromila mobilitazioni».

        Tornando a Confindustria, le pare sensato avviare questo confronto sul nuovo patto sociale ripartendo dalla Commissione Onofri sulla riarticolazione della spesa sociale del ’97?
        «Quello è un lavoro datato, dentro c’erano molte cose, dalle pensioni, alla politica della casa e, non a caso, la questione degli assetti contrattuali. Da allora a oggi, però, molte cose sono cambiate. Sugli ammortizzatori sociali, con il Patto per l’Italia, c’era un accordo per la riforma, che però il governo, inadempiente, ha lasciato cadere come fosse lettera morta. Si può anche ripartire da lì, tenendo presente che tutto è migliorabile».