“Intervista” Tfr, Scimia critica l’Ania

10/10/2005
    sabato 8 ottobre 2005

      Pagina 5

      Il presidente Covip a ItaliaOggi: la lobby delle assicurazioni troppo influente

      Tfr, Scimia critica l’Ania

        Inutile la moratoria sul silenzio-assenso delle pmi

          di Luca Saitta

          La cassa di risonanza offerta dai mass-media in questi mesi di elaborazione del decreto legislativo sulla riforma del tfr, per ora, sta giovando solo alle assicurazioni. I lavoratori, infatti, continuano in queste settimane a manifestare un moderato interesse esclusivamente nei confronti dei pip, i piani di investimento previdenziale, che crescono a un buon ritmo rispetto allo stallo perdurante di fondi aperti e chiusi. Ad affermarlo a ItaliaOggi è Luigi Scimia, presidente della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione. Il rinvio del dlgs alle camere preoccupa Scimia, che critica le assicurazioni e ritiene inutile la moratoria sul silenzio-assenso per le pmi. ´Le coperture economiche bastano e avanzano’, sostiene.

          Domanda. Presidente, cosa succederà se la riforma non parte?

            Risposta. Che ci rimetteranno i giovani, che hanno già perso troppo tempo. Le adesioni alla previdenza complementare sono ferme e non interessano oltre il 10% della forza lavoro. E la raccolta non sta andando meglio in questo periodo, pur con tutto questo risveglio d’attenzione. Solo i pip confermano un buon ritmo d’espansione.

              D. Perché?

                R. Perché i promotori finanziari li sostengono, pur non essendo, a mio giudizio, i migliori strumenti per garantire al lavoratore una sicurezza nella vecchiaia. Potendo essere facilmente smobilizzati, infatti, tendono a essere utilizzati più come mezzi finanziari che previdenziali.

                  D. Cosa pensa dello stop deciso dal governo al dlgs?

                    R. Il rinvio alle camere è previsto dalla legge delega e ci poteva anche stare. Mi preoccupano di più i giudizi d’insoddisfazione di alcuni ministri, che si sono fatti portatori degli interessi delle assicurazioni. È sbagliata, poi, anche l’enfasi data alla possibilità di fare slittare il silenzio-assenso per le pmi. Così si impressiona la gente e basta.

                      D. Non è favorevole alla moratoria?

                        R. Personalmente non l’avrei neanche prevista. Se il dlgs passerà, nei primi 4-5 anni gli accantonamenti del tfr non supereranno i 7-8 miliardi di euro rispetto ai 13 miliardi della riforma a regime. Il tfr adesso costa alle imprese circa il 3% e, con le banche d’accordo a finanziare la perdita di capitale al 4,16% d’interesse, resta un costo dell’1,16%.

                          D. Che significa?

                            R. Che parliamo, di fatto, di cifre già sostenibili dagli stanziamenti del decreto competitività: 200 milioni nel 2006 e 530 milioni nel 2007. Non tutte le aziende, poi, ricorreranno al fondo di garanzia e anche le aziende che non corrispondono al rating di Basilea 2 non sono più del 10-15% del totale.

                              D. Cosa pensa della posizione dell’Ania?

                                R. Penso che la lobby delle assicurazioni abbia influito molto sulle decisioni dei parlamentari, magari anche sulla scia dell’autorevole parere del professor Baldassarre, che ha dato loro ragione.

                                  D. È d’accordo con le loro obiezioni?

                                    R. No. Sulla portabilità il decreto Maroni non ha mai parlato di un divieto di trasferire il contributo del datore di lavoro alle polizze ma stabilisce che questo, in quanto oggetto di contrattazione tra le parti sociali, sia solo soggetto agli accordi tra sindacati e imprese. L’Ania sostiene che ciò, di fatto, impedirebbe la portabilità. Ma è solo una presunzione e una legge così importante che cade sulla base di una presunzione è inspiegabile.

                                      D. Cosa auspica?

                                        R. Che la riforma slitti al massimo di due mesi. La delega è stata spostata dal 6 ottobre al 6 dicembre: se il governo approverà il dlgs verso l’8-9 novembre, alla Covip rimarranno altri trenta giorni per emanare i regolamenti. Poi, passati altri tre mesi per consentire ai fondi di mettersi in regola, la riforma partirà.