“Intervista” T.Treu: una legge confusa che porta alla paralisi

22/03/2004


 Intervista a: Tiziano Treu,
       
 




Intervista
a cura di

Bianca
Di Giovanni
 

domenica 21 marzo 2004
mercato del lavoro
Treu: una legge confusa
che porta alla paralisi

ROMA Senatore Tiziano Treu, in che senso Marco Biagi non avrebbe scritto così la legge sul mercato del lavoro?
«Innanzitutto mi preme dire una cosa apparentemente tecnica, ma molto grave. Nel passaggio al decreto 276 è venuta fuori una quantità di norme di dettaglio che sono scritte male, molto confuse. La legge, che a questo punto va gestita fin quando non riusciremo a cambiarla, è talmente confusa e ridondante, che aumenta solo la onfusione. Negli ultimi giorni ho parlato con parecchi operatori, anche molti imprenditori, che si lamentano
per il caos e la ridondanza delle norme. Questa cosa è gravissima, perché invece di fare flessibilità, paralizza il Paese. Marco Biagi era un giurista di qualità: non avrebbe scritto così male le cose».
Ma avrebbe scritto le stesse cose?
«Io ho sempre detto che è sbagliato personalizzare ed attribuire a Biagi questa legge ed anche altre cose. Ormai il nome di Biagi viene usato per un mucchio di cose. C’è un uso della sua figura davvero di cattivo gusto. Purtroppo questo governo strumentalizza molte cose».
Nello specifico?
«Sicuramente il Libro Bianco è vicino al pensiero di Biagi. Ma da lì poi a tradurlo in legge e ancora di più in questo decreto legislativo alluvionale (è una roba enorme), ci corre. Biagi credeva nel dialogo sociale molto di più di quanto non creda questo governo. Sull’articolo 18 aveva appena accennato sulla necessità di modifica, come del resto avevo fatto io stesso. Ma di fronte alla rottura del sindacato su quel punto, Biagi avrebbe ritirato la sua idea, proprio perché credeva nella concertazione. La sua sensibilità si sarebbe fermata. Un altro esempio riguarda la flessibilità. Biagi era una persona equilibrata. Si rendeva conto che la flessibilità dev’essere regolata e misurata, nopn ossessiva come è in questa legge, che moltiplica all’infinito queste tipologie di contratti. Senza contare che non ci sono né ammortizzatori, né tutele: anche questo non sarebbe stato molto gradito a Biagi».
Cosa pensa dell’accusa di conservatorismo al sindacato sullo Statuto dei lavoratori?
«Per me lo Statuto va integrato, non smantellato. Essere innovatori vuol dire prendere atto che ci sono nuovi lavori e quindi allestire tutele diverse con la carta dei diritti».
Lei è proprio sicuro che oggi in Italia serve flessibilità?
«La flessibilità c’è, è come il sole. Bisogna regolarla e tutelarla con ammortizzatori sociali. Ma guai a farne un’ossessione».