“Intervista” T.Treu: Ora il premier scelga

05/07/2007
    giovedì 5 luglio 2007

    Pagina 3 – Primo Piano

      Treu: Cgil paralizzata
      dalla concorrenza di Prc
      Ora il premier scelga

        «I riformisti hanno già dato. Oppure tutto resti com’è»

          Antonella Baccaro

          ROMA — «A questo punto decida Prodi». L’appello del senatore Tiziano Treu, esponente riformista della Margherita, sulla trattativa delle pensioni coincide con quello di Guglielmo Epifani, leader della Cgil, che ieri ha chiesto al premier di uscire allo scoperto. Ma le contiguità finiscono qui. L’ex ministro del Lavoro, già sindacalista della Cisl, non condivide nulla del rifiuto di Cgil, Cisl e Uil alla proposta sulle pensioni basse, che considera «miope e contrario agli interessi della classe operaia».

          Senatore Treu, i sindacati vogliono di più.

            «Veramente già i vicepremier D’Alema e Rutelli hanno detto chiaramente quello che c’era da dire su questa trattativa ».

            Con parole sue?

              «Tanto per cominciare si possono fare solo provvedimenti che aumentino l’età in modo certo, sia pure graduale. È un concetto semplice».

              Che però non passa…

                «Mi meraviglio che per stare dietro a una o due coorti di cinquattottenni i sindacati trascurino gli interessi delle giovani generazioni. È una posizione sbagliata, miope e incomprensibile, che non giova neppure alla classe operaia».

                Qualcuno dice che i sindacati temono di essere scavalcati a sinistra da Rifondazione.

                  «Non i sindacati, la Cgil. Perché la Cisl aveva detto sì agli scalini. È così: la Cgil non firma accordi perché teme di essere scavalcata».

                  Come se ne esce?

                    «Non vedo altre vie d’uscita tranne l’intervento di Prodi: prenda la sua decisione. Dica chiaramente che il governo ha due anime perciò tocca a lui scegliere la linea».

                    Con il rischio che il governo cada?

                      «L’alibi del sindacato è che il governo non si presenta mai con una proposta unitaria: allora facciamo questa proposta, poi vediamo».

                      Ma non esiste un margine di mediazione?

                        «Mi sembra difficile. Siamo tornati indietro rispetto a un mese fa. Ormai è un circolo vizioso».

                        Dalle dichiarazioni del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, si ha l’impressione che il governo pensi a un rinvio.

                          «Si può anche decidere di lasciarla lì la trattativa. Anzi, lasciamola lì, così ci teniamo lo scalone: lo aveva detto anche il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, che lo scalone non era la sua principale preoccupazione».

                          Individua errori d’impostazione nella trattativa?

                            «Non voglio giudicare il modello di conduzione. Osservo solo che ci sono due modalità opposte. Noi riformisti abbiamo già dato prova di non essere così rigidamente ragionieristici nel rispetto dei vincoli. Tant’è che ci siamo beccati le bacchettate dell’Ue. Ora tocca a qualcun altro non irrigidirsi».

                            Altrimenti che succede? Il governo torna «sotto» al Senato come è successo martedì?

                              «Ma no, quello è stato un incidente: due senatori che si erano allontanati».

                              Non era un segnale del fronte riformista a Prodi?

                                «No. Non usiamo questi mezzi: quando non siamo d’accordo lo diciamo chiaramente, come ha fatto Dini».

                                Dini dice anche che non è detto che il progetto del governo sulle pensioni passi al Senato.

                                  «Se il governo metterà la fiducia, lo voteremo».