“Intervista” T.Boeri: «Una riforma timida, ha vinto la Lega»

11/03/2004







giovedì 11 marzo 2004
L’economista Boeri

«Una riforma timida, ha vinto la Lega
Il rinvio al 2008 rende inutili le misure»

      ROMA – «Sembra tutto destinato a finire come l’annunciata modifica dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori: su un binario morto». Intanto i conti pubblici peggiorano e i lavoratori, allarmati da questa situazione di totale incertezza, cercano di incassare quello che possono. «Non è un caso che negli ultimi sei mesi le domande di pensioni di anzianità siano cresciute del 25%». Tito Boeri, docente di economia alla Bocconi e fondatore del sito lavoce.info, è convinto che la riforma delle pensioni, annunciata sei mesi fa da Silvio Berlusconi a reti unificate, slitti.
      Non doveva essere fatta entro Natale?
      «Così disse il premier ma poi le cose sono slittate sempre di più e ora l’invito di Maroni a vedere i sindacati, subito accettato dal presidente del Consiglio, è un segnale chiarissimo. Anche perché il documento firmato ieri dai sindacati mette al primo posto la contrarietà alla riforma».

      Come si spiega?

      «Un errore di valutazione da parte del governo. Pensava che alla fine, posticipando di fatto la riforma al 2008, il sindacato avrebbe avuto un atteggiamento meno ostile. Così non è. A questo punto il governo dovrebbe prenderne atto e ripensare una riforma ben fatta, equa e graduale, che parta subito, non nel 2008».

      Ma se la riforma ci vuole, perché il sindacato si oppone?

      «Nel documento unitario ci sono almeno due affermazioni inesatte. Alla quarta riga si legge che il nostro sistema previdenziale è in equilibrio ed è tra i più sostenibili in Europa. Primo: non è in equilibrio perché i contributi non sono sufficienti a pagare le prestazioni attuali. Secondo: non è sostenibile perché nei prossimi trent’anni obbligherà i giovani, in assenza di interventi, non solo a ricevere pensioni più basse dei loro genitori ma anche a pagare tasse più alte».

      E allora che fare?

      «Spezzo una lancia a favore dei sindacati quando dicono che l’attuale legge delega sembra fatta apposta per fare cassa e risolvere problemi di finanza pubblica. La situazione è critica: per la prima volta dopo cinque anni la spesa corrente è superiore alle entrate e il saldo primario è sceso, doveva essere al 5% e invece è al 2,9%. È per queste ragioni di urgenza che il governo la riforma l’ha già venduta a Bruxelles e alle agenzie di rating».

      Tornando alla ricetta..
      .
      «Puntare su equilibrio ed equità. Le cosa più importante è l’accelerazione in modo graduale del metodo contributivo. Sul sito la voce.info abbiamo fatto molte simulazioni dimostrando che si ottengono risparmi anche superiori a quelli delle tante proposte governative. Si tratta di lasciare libertà al lavoratore su quando andare in pensione, in una gamma di età che per il momento è 57-65 anni. Puntare sugli automatismi di aggiustamento, nel senso che alle variazioni della speranza di vita non occorre rivedere il tutto. Infine equità dei trattamenti , basata sulla prospettiva che chi va in pensione più tardi avrà un assegno maggiore».

      Perché il governo non ha seguito questa strada?

      «Credo sia stata la Lega a imporre il veto prima del 2008, il che si spiega col fatto che i pensionandi di anzianità da qui ad allora sono concentrati nelle aree del Paese in cui il Carroccio è maggiormente radicato».

      Anche il sindacato non sarebbe stato contento…

      «Si sarebbe opposto sicuramente e forse avrebbe fatto anche lo sciopero generale. Ma almeno lo scontro ci sarebbe stato su una riforma giusta e definitiva. E non contro un intervento che non risolve nulla, che fa pagare chi ha già pagato, premiando invece chi è stato risparmiato dalle riforme degli anni Novanta».
Roberto Bagnoli


Economia