“Intervista” T.Boeri: «Pensioni, riforma subito questa delega non basta»

10/07/2003

giovedì 10 luglio 2003 
Pagina 31 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Tito Boeri: interventi coraggiosi, contributivo pro-rata per tutti

"Pensioni, riforma subito questa delega non basta"
        "Servono disincentivi per l´anzianità e va portato il Tfr nei fondi-pensione: la previdenza integrativa deve decollare"
        "Ogni modifica presuppone il consenso e l´informazione dell´opinione pubblica: ora dal governo troppi messaggi contraddittori"

        ELENA POLIDORI

        ROMA – «La riforma delle pensioni va fatta. Conviene a tutti: al governo, all´opposizione e, soprattutto, ai cittadini», spiega Tito Boeri, economista della Bocconi, uno dei fondatori del sito Lavoce.info e grande esperto di previdenza. «Con qualche ritocco ci sarebbero vantaggi per tanti e costi per pochi».
        Cosa dovrebbe fare, il governo?
        «Ricordarsi che le riforme si fanno informando l´opinione pubblica, cercando il consenso e non dando messaggi contraddittori come quelli degli ultimi due anni. Sul piano tecnico, va preso atto che la delega presentata in Parlamento deve finire in un cassetto perché inadeguata».
        Consigli per l´opposizione?
        «Capire che riformando le pensioni è possibile costruire uno stato sociale moderno che assolva la sua priorità: combattere la povertà. Per questo, vanno sostenute quelle misure che uniformano i trattamenti tra generazioni diverse».
        Nel tempo sono state fatte numerose riforme pensionistiche. Possibile che serva ancora metterci mano?
        «Va completato il processo iniziato negli anni Novanta. Per tre ragioni: perché già oggi i contributi dei lavoratori non riescono a coprire le pensioni col risultato che il sistema accumula ogni anno un deficit superiore a 3 punti di Pil; perché la spesa pensionistica occupa i due terzi della spesa sociale e crescerà a quota tre quarti; perché vi sono iniquità indotte dalle riforme precedenti».
        Che genere di iniquità?
        «Sono stati imposti sacrifici solo alle generazioni più giovani, lasciando le cose così com´erano per coloro che avevano più di 18 anni di lavoro alle spalle».
        In concreto, cosa andrebbe rivisto?
        «Bisogna appunto permettere ai giovani di compensare il fatto che le loro pensioni saranno meno ricche, dandogli la possibilità di investire nella previdenza integrativa: per questo va ridotto il prelievo fiscale sul reddito dei lavoratori. Inoltre, va esteso il metodo contributivo pro-rata a tutti».
        Tanti soldi versati, tanta pensione?
        «Si, ma con più flessibilità. Si dovrebbe dire: si può andare in pensione da 57 a 65 anni. Ma chi va a 57 prende meno perché l´importo deve tener conto delle speranze di vita».
        Cos´è, una punizione per chi vuole andarsene?
        «Nel gergo attuale direi che si può parlare di disincentivi».
        La delega prevede invece solo incentivi per chi resta: funzionerà?
        « No. Non c´è convenienza poiché è previsto il cumulo tra reddito da lavoro e pensione. Perché mai uno dovrebbe continuare a lavorare se lo può fare già?»
        Si dice: le pensioni di anzianità sono nel Nord e per questo la Lega le difende. E su quelle di invalidità, non crede che servano altre scremature?
        «Molto è già stato fatto, ma certo occorre continuare a fare i controlli. Dubito tuttavia che i risparmi di spesa siano significativi».
        Tfr (trattamento di fine rapporto) e fondi pensione: che scegliere?
        «Io credo che il trasferimento del Tfr nei fondi vada incoraggiato. Il Tfr è uno strumento formidabile per far partire la previdenza integrativa. Nel lungo periodo, per i giovani, risulterà conveniente».
        Perché in Italia nessuno sa mai nulla della propria pensione?
        «L´Inps dovrebbe distribuire da subito un prospetto contabile, connesso con gli scenari di crescita del paese. In Svezia accade».
        Riforme previdenziali sono in corso in diversi paesi Ue. Servirebbe concertarsi?
        «No, i sistemi sono diversi e le strategie divergono. Le autorità sovranazionali Ue poi non hanno ancora la necessaria legittimazione politica e democratica. Meglio procedere in ordine sparso, ma procedere».