“Intervista” Sylos Labini: l’articolo 18 solo un simbolo, ma l’esecutivo è truffaldino

27/03/2002






Sylos Labini: l’articolo 18 solo un simbolo, ma l’esecutivo è truffaldino
      ROMA – Intellettuali clown? L’economista Paolo Sylos Labini accoglie con una risata la stilettata di Silvio Berlusconi contro la categoria, gli intellettuali di sinistra, nella quale si riconosce. «Sono stato apostrofato con epiteti peggiori, come demonizzatore o apocalittico. L’essere definito clown, come il personaggio del Fantasma dell’Opera, mi fa ridere. Suvvia, non è una cosa seria, meglio non commentare». Si tratta di un’«insinuazione senza sostanza», aggiunge Sylos Labini, che incalza invece il premier per la sua politica sul mercato del lavoro. «Per il governo la questione dell’articolo 18 è solo il pretesto per colpire i sindacati. Altrimenti non si capirebbe perché due milioni e più di persone sono scesi in piazza con la Cgil di Cofferati». Il problema è proprio l’attacco al sindacato, aggiunge, «e non l’articolo 18 in se stesso, che è stato svuotato dall’introduzione dei contratti atipici».
      Lo scontro non è dunque sulla difesa del posto di lavoro?
      «Ma no, è politico, di principio. L’articolo 18 non ha più la forza di dieci anni fa. Lo dice anche il professor Pietro Ichino e lo dicono industriali come Sergio Billè, Sergio Pininfarina e Umberto Agnelli».

      Ma così non mette sotto accusa anche Cofferati che invece insiste sull’articolo 18?

      «Al contrario. Cofferati ha solo resistito alla strategia antisindacale del governo. Non poteva fare altro perché ha riconosciuto il segno dell’iniziativa del governo: attaccare il sindacato. Era ed è un segnale grave e pericoloso per la democrazia».

      In altre occasione lei ha definito quella del governo Berlusconi una politica di regime. Ne è sempre convinto?

      «E’ ovvio che non siamo in un regime altrimenti non potrei dire quello che sto dicendo. Ma anche il fascismo è diventato regime non nel 22 ma nel ’25. Ebbene gli intellettuali sono un po’ come i medici della società che dopo aver tastato il polso della situazione fanno la diagnosi e denunciano i pericoli».

      Quali sono i segnali di pericolo?

      «Gli attacchi ai tre pilastri portanti della democrazia: la magistratura, l’informazione (si pensi al conflitto di interessi e al pluralismo televisivo), e infine i sindacati. L’allarme degli intellettuali è giustificato. Il governo Berlusconi ha comunque prodotto, seppure involontariamente effetti positivi».

      Ne elenchi qualcuno
      .
      «Ne vedo due. Innanzitutto ha ricompattato il fronte sindacale. Il colpo in testa al sindacato inferto dagli insulti lanciati dal ministro Martino e dalle dichiarazioni di Bossi ha spazzato via le remore di Cisl e Uil. Viviamo un periodo difficile pieno di fratture. Ma la crepa che minaccia il governo Berlusconi, si pensi ai proclami di Bossi, è più grave di quella del sindacato e della Sinistra».

      E il secondo motivo?

      «Aver portato i moderati in piazza ed aver fatto scoprire ad un ottuagenario come me l’esperienza di partecipare a un comizio per difendere i principi in cui crede».

      Berlusconi ha promesso che presto taglierà le tasse. Almeno questa non è una buona notizia?

      «La posizione del governo è semplicemente truffaldina. E’ sufficiente pensare alle previsioni ottimistiche della crescita del Pil fatte dal ministro Tremonti dalle quali dipendono le politiche previdenziali e fiscali: la scorsa estate parlava di un 3,1% di crescita a dispetto della crisi degli Usa, poi diventato il 2,2% quando tutte le previsioni degli organismi internazionali non vanno oltre l’1,4-1,5%».
Stefania Tamburello