“Intervista” Sylos Labini: «Il governo ha sbagliato i conti»

24/05/2002

 
 
Venerdì 24 maggio 2002
 
 
L´INTERVISTA
Paolo Sylos Labini: anche D´Amato se ne è accorto

"Il governo ha sbagliato i conti previsioni troppo ottimistiche"
          L´art. 18 è stato usato per dare un colpo di clava in testa ai sindacati. La Cgil ha fatto bene ad opporsi
          ROBERTO PETRINI

          ROMA – «Tremonti e Berlusconi hanno sbagliato le previsioni: oggi lo dice persino il presidente della Confindustria D´Amato, ma già nel giugno dello scorso anno fissare la crescita del pil al 3,1 per cento per il 2002 era una follia». Paolo Sylos Labini vede confermate le sue previsioni di circa un anno fa, prima dell´11 settembre.
          Professore, ora anche la Confindustria è pessimista. Lei è preoccupato per l´economia?
          «Soprattutto per quella Usa e i suoi riflessi sull´Italia».
          Eppure nel primo trimestre di quest´anno dagli Usa sono giunti segnali positivi, il pil è cresciuto del 5,8 per cento. Non si profila una schiarita?
          «Non direi. Quell´aumento è da mettere in relazione con la ricostituzione delle scorte nei magazzini. Tutto ciò è stato favorito dalla politica espansiva di Greenspan e dal pacchetto di Bush riguardante soprattutto le spese militari. Ma è un fenomeno effimero perché gli investimenti sono in calo. Anche Greenspan, dopo un certo ottimismo, da qualche giorno sembra assai più prudente».
          Semplice congiuntura o c´è di più?
          «Forse c´è di più. La grande incertezza è aggravata dal fenomeno della doppia gobba del cammello: spesso una flessione di Borsa è stata seguita da una ripresa e poi ancora da una flessione più forte e duratura. I consumi Usa hanno tenuto e questo potrebbe sembrare a prima vista un aspetto positivo. Invece sono stati sostenuti da finanziamenti a tasso zero per le auto e da mutui per le case a tassi molto bassi. Il risparmio privato è in calo e le famiglie sono più indebitate del proprio reddito. E´ un grosso fattore di rischio».
          Tuttavia molti ritengono che la bolla speculativa della new economy sia ormai scoppiata e non ci siano più rischi.
          «Non è così e a Wall Street forse c´è il rischio maggiore. Se si vede il rapporto tra i guadagni, che comprendono le azioni cedute gratuitamente e i dividendi, e il prezzo delle azioni, oggi negli Stati Uniti è di 3,3 mentre normalmente si aggira su 5 o 6. Questo significa che la bolla speculativa, sia pure ridimensionata, c´è ancora».
          Il dollaro tuttavia negli ultimi tempi ha goduto di ottima salute.
          «Qui tocchiamo un nervo ancor più sensibile. Il dollaro ha beneficiato di afflussi di capitali dal Giappone e dall´Europa. Mi pare che ci sia comunque qualche segnale di indebolimento; se la flessione del dollaro si aggrava, questa sarebbe una prospettiva assai grave per l´Europa e per le sue esportazioni. Serve un afflusso di un miliardo e mezzo di dollari al giorno per sostenerlo».
          Dunque non c´è da aspettarsi alti tassi di crescita.
          «Tutti i centri di ricerca prevedono un punto in meno rispetto al 2,3 del governo».
          Si obietta che di mezzo c´è stato l´11 settembre.
          «No: tutti riconoscono che l´11 settembre ha avuto effetti negativi temporanei e circoscritti a turismo e compagnie aere; chiari segni di recessione erano visibili già a maggio o giugno del 2001, prima del varo del Dpef, e non era solo l´andamento del prezzo del petrolio. Tuttora il governo nelle previsioni continua ad insistere su una sorta di ottimismo che è duramente criticato in Italia e fuori. Persone responsabili, che non pensano solo all´immagine del governo, e non intendono nascondere l´impossibilità di mantenere le promesse elettorali, dovrebbero affrontare con chiarezza la situazione. E dovrebbero anche esortare i loro partner, in Europa e in America, a predisporre misure concordate nel caso che si aggravi la flessione del dollaro».
          Il leit-motiv di D´Amato è stato ieri ancora la flessibilità del lavoro. Nel 1985 per sostenere la flessibilità lei finì nel mirino delle Br. Oggi cosa pensa?
          «Allora io stesso avevo criticato l´articolo 18, ma in seguito sono stati introdotti robusti correttivi, dai contratti interinali a quelli a tempo parziale a quelli a tempo determinato. Oggi l´articolo 18 è stato soltanto lo strumento del governo e della Confindustria per dare il colpo di clava in testa ai sindacati e ha fatto bene la Cgil ad opporsi a qualsiasi modifica».