“Intervista” Stefano Parisi: «Riforme subito le intese separate non sono un tabù»

05/06/2002

          MERCOLEDÌ, 05 GIUGNO 2002
           
          Pagina 4 – Economia
           
          L´INTERVISTA
           
          Il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi
           
          "Riforme subito le intese separate non sono un tabù"
           
           
           
          La linea della Cgil è incomprensibile. Ma in Francia gli accordi si firmano senza i comunisti della Cgt
           
          VITTORIA SIVO

          ROMA – «Non è affatto vero che il governo ha messo in freezer l´art.18, né che la trattativa sulle riforme parta da zero». Nel giorno in cui riprende il confronto fra governo, imprese e sindacati sulla riforma del mercato del lavoro, Stefano Parisi direttore generale della Confindustria, parla della «svolta» avvenuta venerdì scorso nell´incontro con Silvio Berlusconi e del «nuovo clima» che di qui a due mesi potrà favorire importanti accordi.
          Il verbale concordato fra governo e parti sociali, ma respinto dalla Cgil, è solo un´intesa procedurale. Il negoziato è tutto da costruire.
          «Non direi. Venerdì scorso sono stati raggiunti due risultati importanti. Il primo è che si è sbloccato con il consenso del sindacato tutto il pacchetto di riforme strutturali del mercato del lavoro, dalla flessibilizzazione del part-time ai servizi privati per l´impiego, così come erano previste dal Libro bianco di Marco Biagi. Con il confronto che parte oggi (ieri per chi legge, ndr) il Senato sarà in condizione di dare la sua approvazione entro giugno. Il secondo risultato è che il sindacato accetta di discutere la sperimentazione dell´art.18».
          Un punto molto controverso. A parte il «no» definitivo della Cgil, Cisl e Uil ripetono che sull´art.18 si oppongono ad ogni modifica. Quindi al riguardo non è cambiato granchè.
          «Rispetto all´indisponibilità totale a discutere manifestata fino a ieri da buona parte del fronte sindacale, mi sembra che oggi le posizioni si siano sostanzialmente modificate con una discussione sul merito. Imprese e sindacati, salvo la Cgil naturalmente, si sono impegnate a fornire entro luglio al governo un avviso comune sull´art.18, come si è fatto in passato su molti altri argomenti».
          A che cosa attribuisce tale cambiamento? Avete fatto tutti un passo indietro?
          «C´è stato un gesto di reciproca disponibilità quando finalmente, anche superate le elezioni, si è creato un clima di fiducia; probabilmente con il tempo si è capito che le proposte del governo non tendono affatto a modificare la struttura dei diritti, ma a dare nuove opportunità di lavoro. Quanto alla Confindustria noi di passi indietro non abbiamo dovuto farne, perché la nostra disponibilità a trattare non è mai stata subordinata ad alcuna condizione».
          Sergio Cofferati non si limita a disertare la trattativa sul lavoro, ma ha appena annunciato un nuovo sciopero generale di sei ore. Le imprese che ne faranno le spese apriranno dissensi in Confindustria?
          «Quello che ci chiedono a gran voce i nostri associati è che le riforme vadano avanti. Quanto alla compattezza del fronte delle imprese, mi sembra che la recente assemblea di Confindustria ne abbia dato ampia prova».
          La spaccatura fra Cgil da un lato e Cisl e Uil dall´altro è un dato di fatto. Non vi preoccupa?
          «La posizione della Cgil, che si è chiamata fuori dal dialogo sociale, non è spiegabile utilizzando i normali canoni sindacali. Ma è sbagliato drammatizzarne le conseguenze. In Francia da anni le imprese firmano accordi con i sindacati con la costante esclusione della Confederazione comunista Cgt».
          Lei crede che la imminente uscita di Cofferati dalla Cgil, per la scandenza del suo mandato, produrrà un cambiamento di linea in senso meno conflittuale?
          «Non credo che la linea della Cgil dipenda esclusivamente dalle posizioni del suo segretario generale, quindi escluderei che nel prossimo futuro cambierà qualcosa».